Dal palazzo

L'intervista

Rickettsiosi, l’approfondimento con l’infettivologo Cascio

Tra i temi anche la pubblicazione nella rivista Parasites & Vectors del lavoro svolto dal dr. Cristoforo Guccione in occasione della sua tesi di laurea all'Università di Palermo.

Tempo di lettura: 6 minuti

Le rickettsiosi continuano a essere malattie talvolta molto pericolose se non riconosciute in tempo. Si tratta di un gruppo eterogeneo di patologie presenti in diverse aree del mondo, trasmesse da zecche, acari, pulci e pidocchi, e provocano generalmente malattie caratterizzate da febbre, cefalea e manifestazioni esantematiche. Secondo i dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità risulta evidente come alcune regioni dell’Italia centro-meridionale e insulare siano particolarmente interessate. In quattro Regioni, Sardegna, Sicilia, Calabria e Lazio, i tassi di morbosità sono superiori alla media del resto d’Italia. Per saperne abbiamo intervistato il prof. Antonio Cascio (nella foto di Insanitas), direttore della U.O.C. Malattie Infettive del Policlinico “Giaccone”di Palermo.

Quali sono le tipologie?
«Le rickettsiosi classicamente sono state classificate in due gruppi: quello del tifo (che include il tifo epidemico e il tifo endemico) e quello delle febbri eruttive (che include la febbre bottonosa del Mediterraneo ed altre patologie simili presenti in diverse aree del mondo). Esistono altre patologie meno conosciute come le ehrichiosi (in Italia colpisce più frequentemente i cani), e le anaplasmosi che colpiscono più frequentemente animali selvatici e domestici. Patologia anche poco cosciuta è la Tibola (Tick-borne lymphadenopathy) che vede maggiormente coinvolte le bambine e le ragazze (generalmente chi ha i capelli più lunghi), nel cuoio capelluto sede della puntura della zecca della pecora si forma una lesione che stenta a guarire e da cui esiterà un’area di alopecia, tipicamente i linfonodi satelliti sono ingranditi e dolenti alla palpazione, può essere presente febbricola».

Come si trasmette?
«La trasmissione avviene quasi sempre attraverso la puntura dell’artropode vettore nella cui saliva è presente l’agente patogeno. Fa eccezione il tifo epidemico in cui le rickettsie presenti nelle feci del pidocchio infettano le lesioni da grattamento delle persone infestate o addirittura possono trovarsi nella polvere ed essere inalate anche da persone non infestate da pidocchi».

Negli ultimi anni sono state identificate nuove specie di Rickettsiae patogene?
«Sono state identificate tantissime nuove specie e sottospecie di rickettsia e tante di loro sono state associate a nuove malattie. Un esempio è la Rickettsia felis agente eziologico della “flea-borne spotted fever”, rickettsiosi trasmessa dalla pulce del gatto e che occasionalmente può trovarsi pure nel cane. La malattia è considerata una rickettsiosi emergente e il microorganismo è stato identificato anche nelle pulci prelevate da gatti e cani in diverse regioni italiane».

Qual è la febbre più diffusa in Europa?
«In Sicilia e in Europa la rickettsiosi più presente e più conosciuta è la febbre bottonosa del Mediterraneo, a decorso acuto ed evoluzione generalmente benigna, specialmente in età pediatrica, causata da Rickettsia conorii, trasmessa alla persona dalla zecca del cane, Rhipicephalus sanguineus. La malattia è caratterizzata dalla triade sintomatologica febbre, esantema papuloso e tache noire. L’esantema ha esordio agli arti inferiori con progressiva diffusione caudocraniale e centripeta, con tipico coinvolgimento anche delle superfici palmo-plantari. La tache noire è un’escara necrotica che appare nella sede della puntura della zecca, non è dolente, non è pruriginosa e spesso passa inosservata. La malattia può talvolta dare serie complicanze e addirittura esser causa di morte soprattutto nelle persone anziane o con comorbidità (diabete, pregressi infarti) e se non viene riconosciuta ed adeguatamente curata. Recenti studi hanno messo in luce che forme più gravi di questa patologia sono provocate da R.conorii israelensis presente anche in Sicilia. Altre rickettsiosi sono il tifo murino trasmesso dalla pulce del ratto non più presente in Italia da tanti anni, ma ancora presente in Grecia, Turchia, Spagna e paesi del Nord Africa e il tifo epidemico trasmesso dai pidocchi che in passato ha provocato in tutto il mondo epidemie, specialmente in occasione di carestie e di eventi bellici».

Quali malattie possono trasmettere le zecche?
«A parte le rickettsiosi, anche altre malattie batteriche come la malattia di Lyme e la febbre ricorrente da zecche e più raramente  la tularemia e la febbre Q; malattie virali come la tick-borne encephalitis presente anche nel settentrione d’Italia e la temibile febbre emorragica di Congo e Crimea presente in Turchia nei Balcani e recentemente diagnosticata in Spagna ed infine malattie protozoarie come la babesiosi che possono esser causa di una malattia letale nelle persone splenectomizzate».

Cosa fare in caso di un morso di zecca?
«La zecca deve essere asportata il più presto possibile senza applicare prima calore o sostanze irritanti ed evitando di toccarla con le mani, utilizzando possibilmente una pinzetta. La zecca va afferrata il più vicino possibile alla testa, effettuando una leggera trazione-torsione senza mai strapparla. Lavare e disinfettare la lesione dopo l’asportazione con acqua ossigenata. La zecca dovrebbe essere conservata ed inviata in un laboratorio di ricerca in cui possa essere analizzata. Nelle aree geografiche in cui sono altamente endemiche la malattia di Lyme o la malattia ricorrente da zecche è opportuno raccomandare a seguito di una puntura di zecca l’uso della doxiciclina. Nelle zone in cui è presente la febbre bottonosa del Mediterraneo la chemioprofilassi potrebbe essere riservata solo a coloro cui è stata asportata una zecca ingorgata (che si è nutrita per alcuni giorni) soprattutto se la cute attorno la zecca si presenta eritematosa. È importante lavarsi le mani dopo aver rimosso la zecca, specialmente se c’è stato un contatto diretto con la cute e stare attenti a non toccarsi gli occhi per evitare la contaminazione delle congiuntive. Evitare infine di estrarre con un ago o con un tagliente il rostro della zecca qualora sia rimasto nella sede della puntura. Verrà espulso spontaneamente».

Di recente pubblicazione nella rivista Parasites & Vectors è il lavoro svolto dal dr. Cristoforo Guccione in occasione della sua tesi di laurea in Medicina e Chirurgia all’Università di Palermo (CLICCA QUI).

«Mancava nella letteratura scientifica un lavoro che affrontasse in maniera sistematica e con un approccio “One Health” il capitolo delle rickettsiosi. Tutte le rickettsie identificate con metodi molecolari nell’uomo, negli artropodi o negli animali sono state accuratamente allocate in tabelle interattive da cui chiunque può facilmente evincere quali rickettsie sono presenti in una determinata area geografica, in quali specie di animali e di artropodi possono essere trovate e se sono state associate a patologie umane. Il lavoro permette anche di prevedere quali agenti patogeni trasmessi da artropodi potranno in futuro esser presenti nella nostra area geografica a seguito di cambiamenti climatici. Esistono ancora tante specie di rickettsie di cui non si è certi del ruolo patogeno ed esistono ancora patologie trasmesse dal morso della zecca di cui non si conoscono con esattezza gli agenti patogeni. È importante quindi che le persone che hanno subito una puntura di zecca possano essere assistiti in centri specializzati in cui è possibile fare la diagnosi molecolare di rickettsiosi ed è anche importante che le zecche che vengono prelevate dalle persone non vengano buttate, ma vengano adeguatamente conservate, classificate ed analizzate per la ricerca di agenti patogeni».

Contribuisci alla notizia
Invia una foto o un video
Scrivi alla redazione

    1

    Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)


    Informativa sul trattamento dei dati personali
    Con la presente informativa sul trattamento dei dati personali, redatta ai sensi del Regolamento UE 679/2016, InSanitas, in qualità di autonomo titolare del trattamento, La informa che tratterà i dati personali da Lei forniti unicamente per rispondere al messaggio da Lei inviato. La informiamo che può trovare ogni altra ulteriore informazione relativa al trattamento dei Suoi dati nella Privacy Policy del presente sito web.

    Contenuti sponsorizzati

    Leggi anche