Barone Lombardo sanità agrigentina

Reparto di Chirurgia del “Barone Lombardo”, il Cimo: «Lo stop all’attività si risolve solo assumendo»

19 gennaio 2018

Il sindacato dei medici interviene nuovamente sul caso dell'ospedale di Canicattì.

 

di

AGRIGENTO. «Ad oggi non risulta alcun ripristino dell’attività chirurgica all’ospedale Barone Lombardo di Canicattì. L’unica soluzione percorribile è quella di procedere rapidamente, anzi immediatamente, con le assunzioni del personale mancante».

Lo afferma il Cimo, con un comunicato stampa a firma del segretario regionale Giuseppe Riccardo Spampinato (nella foto), intervenendo nuovamente sul caso che lo stesso sindacato aveva sollevato alcuni giorni fa (leggi qui).

L’Asp di Agrigento, da noi contattata, è intervenuta con una nota  nella tarda serata: clicca qui per leggerla.

Il sindacato dei medici sottolinea: «L’Asp di Agrigento si è limitata a dirottare da Agrigento a Canicattì un medico al giorno per coprire un solo turno di guardia diurna in Chirurgia, senza possibilità quindi di operare, perché o si assistono i pazienti in degenza o si va in Sala Operatoria e per di più, occorre rammentare, l’equipe chirurgica deve essere obbligatoriamente composta da almeno due unità».

Inoltre, Spampinato afferma: «Non possiamo esimerci dal constatare come la gravità della carenza di organico di alcuni Ospedali siciliani, come quelli dell’ASP di Agrigento ma non solo, è stata per i politici nostrani una scoperta improvvisa, un fulmine a ciel sereno, come se finora tutto andasse bene e il problema fosse insorto appena ieri. La verità è che tutti erano al corrente di una situazione a dir poco drammatica ben prima dell’esplosione mediatica del “caso” Canicattì».

Dal Cimo sottolineano: «Nei mesi scorsi la Segreteria CIMO di Agrigento aveva già provato a segnalare ai vertici aziendali di Agrigento sia questo che varie altre criticità, rimanendo come al solito inascoltata, con un Commissario Venuti che sembra incanalato nel solco della continuità rispetto al suo predecessore Ficarra per quanto riguarda i rapporti sindacali, quello del silenzio e dell’indifferenza».

Ed ancora: «Oggi la politica improvvisamente si accorge che i problemi ci sono eccome e alza addirittura la voce, alla ricerca di un colpevole sul quale scaricare tutte le responsabilità. Si vocifera di un imminente siluramento dell’attuale Direttore Sanitario con una schiera di pretendenti che scalpitano per prenderne il posto con la benedizione del proprio referente politico».

Secondo il Cimo «ad oggi non risulta alcun ripristino dell’attività chirurgica. L’Asp si è limitata a dirottare da Agrigento a Canicattì un medico al giorno per coprire un solo turno di guardia diurna in Chirurgia, senza possibilità quindi di operare, perché o si assistono i pazienti in degenza o si va in Sala Operatoria e per di più, occorre rammentare, l’equipe chirurgica deve essere obbligatoriamente composta da almeno due unità».

Il sindacato spiega: «I medici di ruolo presso la Chirurgia di Canicattì sono al momento 6, ma solo sulla carta, perché il Primario sta fruendo le ferie residue (300 giorni!!) prima di andare in pensione e quindi non rientrerà più in servizio, mentre dei rimanenti cinque chirurghi tre unità prestano servizio quasi regolarmente in Pronto Soccorso, anch’esso sguarnito di personale e i cui turni vengono coperti a rotazione da medici di altri Reparti. Di fatto soltanto due chirurghi si alternano in Reparto senza la possibilità però di andare in Sala Operatoria se non per le urgenze».

«Quindi nessuna riapertura ma soltanto qualche pannicello caldo dal quale si sprigiona il solito fumo da gettare negli occhi dell’opinione pubblica”, sottolinea il segretario regionale del Cimo, aggiungendo: “La situazione resta irrisolta, nella sua drammaticità rispetto alla quale l’Azienda non riesce a far nulla di concreto e strutturale, sia per la Chirurgia di Canicattì ma anche per numerosi altri Reparti dei vari Ospedali che compongono la galassia dell’ASP agrigentina».

«Non si tratta di identificare un unico responsabile o capro espiatorio dello sfascio, né si può pensare di far finta di risolvere i problemi con il gioco delle tre carte, spostando a turno il personale da un Reparto all’altro in una girandola infinita di inefficienza che non fa altro che aumentare i rischi per la salute dei cittadini dell’intera Provincia».

Quindi l’appello: «L’unica soluzione percorribile è quella di procedere rapidamente, anzi immediatamente, con le assunzioni del personale mancante ma siamo ancora in attesa dell’ennesima riedizione della Tela di Penelope (Rete Ospedaliera, Atti Aziendali e Dotazione Organica) in tutta la Sicilia».

«Chiediamo alle istituzioni preposte e in particolare all’assessore Regionale della Salute, Ruggero Razza, di far presto, di sbloccare nel più breve tempo possibile le procedure di stabilizzazione e i bandi di mobilità. È questo l’unico modo di risolvere veramente i problemi dei boccheggianti Ospedali siciliani.  Finalmente il 17 gennaio è arrivata la risposta con l’avviso della prima convocazione da parte dell’assessore dei sindacati medici per il 22 gennaio. Potrà essere un’occasione proficua per discutere anche di questi temi, sperando che d’ora in avanti il concetto di “urgenza” risulti univoco e chiaro a tutti».

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE...

Made with by DRTADV