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Dal palazzo

L'approfondimento

Reinfezioni da Covid-19, tra i non vaccinati molti più casi e con maggiore carica virale

L'intervista di Insanitas all’infettivologo Antonio Cascio: «In genere sono asintomatiche o paucisintomatiche, ma in taluni casi, soprattutto nelle persone non vaccinate e in quelle fragili, possono essere di una certa gravità».

Tempo di lettura: 3 minuti

Sono stati recentemente diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità i dati aggregati a livello nazionale delle reinfezioni da Covid-19 fino a gennaio del 2022, che in Italia rappresentano il 2-3% del totale dei casi segnalati. Con il termine reinfezione si indica chi, dopo una prima infezione da Sars-Cov-2 documentata da test molecolare o antigenico positivo, presenta una seconda infezione (sempre comprovata da test positivi) a distanza di almeno 90 giorni dalla prima diagnosi.

Oppure chi a seguito di una prima infezione da Coronavirus, presenta una seconda infezione documentata da test molecolare positivo, entro i 90 giorni dalla prima diagnosi, purché con ceppo virale di Sars-Cov-2 diverso dal precedente. Ne abbiamo parlato con l’infettivologo palermitano Antonio Cascio (nella foto di Insanitas), professore di “Malattie Infettive e Tropicali” dell’Università di Palermo e primario del reparto di “Malattie Infettive” del Policlinico “Giaccone”.

In che modo si comportano le reinfezioni da Covid-19?
«Come dimostra un recente lavoro apparso sul NEJM, le persone con un precedente Covid che non si sono vaccinate hanno avuto un rischio nettamente maggiore di presentare un secondo episodio di Covid rispetto a quelle vaccinate (soprattutto nella fascia di età 16-64 anni). Segue la stessa linea anche un altro recente lavoro apparso su Nature Medicine, secondo cui la carica virale nel tratto nasofaringeo delle persone non vaccinate che presentano un secondo episodio di Covid è ancora assolutamente in grado di rappresentare un’importante fonte di contagio per altre persone».

L’ISS a gennaio ha dichiarato che in Italia le reinfezioni da Covid sono aumentate del 3%. Colpa di Omicron?
«Secondo il report di gennaio dell’ISS dal 24 agosto 2021 al 19 gennaio 2022 sono stati segnalati 108.886 casi di reinfezioni, pari a 2,7% del totale dei casi notificati. Nell’ultima settimana (metà gennaio) la percentuale di reinfezioni è stata del 3,2% sul totale dei casi segnalati. Col diffondersi di Omicron ritengo che tale percentuale nei mesi di febbraio e marzo potrà salire fino al 4%».

Quanto aumenta il rischio di reinfezioni in presenza di varianti?
«Il rischio è tanto più elevato quanto più queste varianti differiscono dal ceppo che è stata la causa della prima infezione, quindi dal ceppo originale di Whuan, i cui antigeni sono presenti nel vaccino. Ciò ovviamente è indifferente per i non vaccinati».

Che tipologie di persone sono maggiormente soggette a questo fenomeno?
«Una reinfezione la possono avere tutti, soprattutto coloro che non hanno fatto le dosi di vaccino raccomandate e le persone fragili. Anche i sanitari sono a rischio reinfezioni, pure se molti alla fine si sono contagiati a casa».

Quanto sono gravi le reinfezioni rispetto alle infezioni primarie?
«In genere le reinfezioni sono asintomatiche o paucisintomatiche, ma in taluni casi, soprattutto nelle persone non vaccinate e in quelle fragili, possono anche essere di una certa gravità, tanto da necessitare del ricovero ospedaliero».

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