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ASP e Ospedali

Dal dg nessuna replica al deputato nazionale

Ragusa, Minardo di nuovo all’attacco di Aricò: «Deludente la sua gestione dell’Asp 7»

Il deputato nazionale ritorna a criticare il direttore generale: «Ha grandi competenze mediche e specialistiche ma non sul piano amministrativo. I disservizi non si contano più...». Nessuna replica da parte del manager.

Tempo di lettura: 5 minuti

RAGUSA. Continua ad incassare il manager dell’Asp di Ragusa, Maurizio Aricò e per il momento non sembra interessato a rispondere a chi critica la sua gestione e il suo operato; minimizza sulle visite che la Guardia di Finanza ha fatto a Piazza Igea, dicendosi tranquillo; ritiene di non partecipare ad incontri, sicuramente politici, ma voluti anche dal presidente della VI commissione all’Ars, Pippo Digiacomo; insomma, continua a lavorare a Piazza Igea lasciandosi sfiorare da ciò che gli accade intorno.

Eppure lo stesso ministro alla Salute, Beatrice Lorenzin, è stata messa al corrente di alcune anomalie che ci sarebbero nella gestione dell’azienda sanitaria provinciale iblea: ad informarla il deputato nazionale di AP, Nino Minardo (nella foto), che circa un mese fa aveva scritto un comunicato infuocato nei riguardi del direttore Aricò invocando verifiche su alcuni aspetti: il ridimensionamento senza ratio dei servizi sanitari che rischierebbero di compromettere la tutela della salute per i cittadini, la legittimità e l’opportunità del reclutamento e il mantenimento continuo di personale dirigenziale a tempo determinato.

Le parole di Minardo furono al vetriolo, la gestione definita approssimativa, l’operato di Aricò ritenuto utile solo a creare scompensi ai cittadini e anche a quanti lavorano per la sanità.

«La gestione Aricò- afferma Minardo ad un mese da quelle parole- è miseramente fallita. A fronte di tagli ingiustificati che hanno tolto i servizi sanitari essenziali alla comunità, sono state fatte scelte sul piano amministrativo e gestionali che lasciano molto a desiderare».

«Decisioni avventate ed irrazionali che rischiano di compromettere il rispetto del diritto alla salute di molti cittadini iblei, scelte che non generano alcun tipo di risparmio reale, ma solo fittizio, provocando di converso, costi aggiuntivi ed oneri sia a carico degli utenti sia a carico della stessa Asp. Si devono eliminare i costi superflui scaturenti dal reclutamento e mantenimento continuo di personale dirigenziale a tempo determinato senza che ce ne sia un effettivo bisogno. In poche parole “si toglie dove c’è bisogno per dare dove c’è il superfluo”. Per questo ho chiesto al ministro Lorenzin di avviare azioni di verifica e vigilanza sulla questione. Il mio compito è denunciare sul piano politico ciò che non va anche in campo sanitario, dai disservizi, ai disagi, alle inefficienze a scapito della collettività».

L’idea di avere gli ispettori in casa, non sembra scalfire l’imperturbabilità di Maurizio Aricò, che prosegue nella sua direzione senza, apparentemente, scomporsi.

«Su quanto accaduto in queste settimane sono stato gentilmente contattato dal manager Aricò -continua ancora il deputato di AP- ma non c’è stata occasione di incontrarci. In ogni caso deve rispondere ai cittadini e alla sua coscienza e non a me. Il manager ha grandi competenze mediche e specialistiche ma sul piano amministrativo al sua gestione è deludente, così come è deludente il silenzio assordante del governo regionale che non ha fatto nulla per evitare che la sanità in provincia di Ragusa naufragasse. I disservizi non si contano più: al pronto soccorso di Modica oramai si è al collasso e nessun provvedimento è stato preso in termini di personale medico, paramedico e ausiliario; le tac non funzionano ed è un problema che esiste da sempre che si verifica ciclicamente, su quattro apparecchiature ne funziona solo una; la sala operatoria di ortopedia al Maggiore chiusa per ristrutturazione con i disservizi del caso visto che è costretta ad operare insieme al blocco del secondo piano; ma la cosa inspiegabile è come mai si spendono soldi per ristrutturare sale operatorie oramai obsolete se con gli stessi soldi si può allestire, in un piano del Maggiore, un intero blocco operatorio come avviene nelle migliori aziende ospedaliere».

La direzione di Maurizio Aricò ha comunque il merito di aver trasversalmente congiunto i pareri della classe politica iblea: dal PD ad AP, dall’UDC al M5S, la fiducia nell’operato del manager di Piazza Igea si è a poco a poco affievolita, facendo emergere i limiti di una comunicazione forse mai realmente instaurata con l’interfaccia politica del territorio in cui Aricò lavora. «La comunicazione è un suo limite, considerato che ogni disservizio o disagio viene scaricato ad altri; ma l’apice è il direttore generale ed è inaccettabile il rimpallo di responsabilità. La gestione è affidata a lui e quindi deve essere lui, in prima persona a verificare le criticità».

Un dialogo che spesso è mancato anche con chi la sanità la opera, con chi la riceve, con chi la vuole donare: fra le diverse gaffes contestate ad Aricò, la quasi sfumata donazione di due milioni di euro al nuovo ospedale di Ragusa da parte di Giuseppe Giuffrè che se ne stava tornando in America con la somma da destinare ad altri, dopo aver fatto una lunga anticamera senza alla fine essere ricevuto dal direttore generale. In quel caso l’intervento del presidente della Commissione sanità, Pippo Digiacomo, convinse Giuffrè a confermare la sua donazione. Ma anche l’evoluzione di questo episodio non è molto chiara.

«Non so che fine abbiamo fatto questi soldi- conclude Minardo- ma questa vicenda doveva essere un campanello di allarme per tutti ed il sottoscritto è stato il primo a chiedere le dimissioni del manager».

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