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Sentenza della Cassazione

Tecnico di Radiologia morì anche per colpa del superlavoro: l’Asp di Enna condannata a risarcire gli eredi

Sentenza della Cassazione

Tempo di lettura: 2 minuti

Quel tecnico di Radiologia morì anche per cause relative al troppo carico di lavoro, quindi i suoi eredi dovranno essere risarciti. Lo stabilisce una sentenza della Corte di Cassazione, che condanna al risarcimento del danno l’Asp di Enna alla fine di un inter processuale durato numerosi anni.

G. R., in servizio allora presso l’ospedale di Nicosia, perse la vita a poco più di trent’anni, e dopo un giudizio di primo grado favorevole alla causa intentata dalla vedova e dalla figlia, la Corte di Appello aveva riformato la sentenza.

Ora, appunto, la parola fine con l’accoglimento della richiesta di risarcimento è posta dalla Cassazione, secondo la quale nel lavoro ospedaliero contraddistinto da carenze di organico, non è “accettabile riversare sui dipendenti tutto l’onere di garantire le prestazioni sanitarie ai pazienti”.

Insomma, viene così riconosciuta la responsabilità del datore di lavoro, in questo caso l’Asp di Enna, sebbene il dipendente non si sia mai lamentato formalmente del carico eccessivo al quale era sottoposto.

I giudici ricordano le cifre del ‘superlavoro’ del reparto di radiologia di Nicosia: dal 1991 al 1998 i quattro tecnici di radiologia avevano effettuato 148.513 esami, una media di 18.564 annui, più quelli del servizio di tomografia computerizzata, 662 l’anno. Inoltre avevano svolto turni di pronta disponibilità notturna e festiva e di pronta disponibilità diurna in eccesso rispetto ai limiti previsti dalla contrattazione collettiva vigente.

Secondo la Cassazione un’eventuale predisposizione costituzionale del soggetto, deceduto per una cardiopatia ischemica silente, “non può elidere l’incidenza concausale, anche soltanto ingravescente, dei nocivi fattori esterni individuabili in un supermenage fisico e psichico, quale quello documento in atti”.

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