Quirinale, Medaglia al merito della Sanità conferita al manager Antonio Candela

22 Ottobre 2016

Il dg dell'Asp di Palermo ha ricevuto l'importante onorificenza dal presidente della Repubblica.

 

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“Medaglia d’argento al Merito della Sanità pubblica”: è stata consegnata al direttore generale di Palermo, Antonio Candela, direttamente dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel corso di una cerimonia al Quirinale, alla presenza anche del ministro della salute, Beatrice Lorenzin.

L’importante riconoscimento finora è stato attribuito a 433 personaggi italiani e fu istituito nel 1867  con un Regio Decreto.

Ecco il testo della motivazione dell’onorificenza conferita a Candela: «Il direttore generale dell’Azienda sanitaria di Palermo è stato autore di circostanziate denunzie presentate alla Procura della Repubblica, con conseguente aggravamento dei rischi per la sua incolumità personale. La sua azione ha consentito l’avvio di diversi procedimenti penali a carico di dipendenti dell’Azienda e di soggetti ben inseriti nel tessuto criminale e dotati di risorse finanziarie pressoché illimitate ad essi variamente collegati, responsabili di numerosi episodi di corruzione e di altre azioni illecite a danno del Sistema Sanitario Nazionale. Da evidenziare inoltre l’istituzione a Lampedusa del servizio permanente di ginecologia e pediatria dallo stesso fortemente voluto, che ha permesso agli abitanti dell’isola il facile accesso a prestazioni sanitarie precedentemente fornite solo alcuni giorni a settimana»

Il commento di Candela: «Sono onorato di aver ricevuto questo riconoscimento. Sarà per me uno stimolo in più e una responsabilità in più per andare avanti nel mio lavoro, fedele ai valori della legalità e per assistere al meglio con i servizi sanitari la collettività».

IL PLAUSO DI CROCETTA

Interviene pure il presidente della Regione, Rosario Crocetta: «Un riconoscimento che premia l’impegno di un uomo, Candela, che non si è risparmiato tali battaglie. Ed io sono felice, anche  perché le motivazioni espresse dal ministro, coincidono con quelle che io  stesso ho pronunciato nell’atto di encomio che avevo già espresso formalmente  nel confronti del manager».

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