patto per la professione medica

Quici (Cimo): «Il ruolo dei medici è insostituibile, guai a volerli surrogare con le App»

26 Agosto 2019

Il presidente nazionale del sindacato interviene del dibattito successivo alle dichiarazioni del sottosegretario Giorgetti: "Una pericolosa distorsione della realtà e la dimostrazione di una politica lontanissima dalle effettive necessità per la sostenibilità del Paese".

 

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ROMA. “Una pericolosa distorsione della realtà e la dimostrazione di una politica lontanissima dalle effettive necessità per la sostenibilità del Paese”.

Queste le iniziali reazioni del sindacato dei medici CIMO alle dichiarazioni del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, che ha proposto, per far fronte alla presente e futura grave carenza di medici del SSN, di assumere chiunque sia disponibile a lavorare in un ospedale e di fare a meno dei medici di medicina generale che sarebbero a suo giudizio inutili in quanto “è un mondo finito”, in cui si va “solo per la ricetta medica”.

Da Cimo sottolineano: “Al di là della leggerezza con la quale sono stati considerati i medici di medicina generale da un rilevante politico nazionale, secondo noi è scandaloso un intervento istituzionale in cui si affronti il tema della crisi nel SSN e della mancanza di circa 45mila medici indicando come “brillante” soluzione quella di rinunciare direttamente ad un suo pilastro essenziale, i medici stessi”.

“C’è da augurarsi che si tratti un colpo di calore, di quelli che in questa estate hanno già mietuto molte vittime nella politica- commenta il Presidente nazionale CIMO, Guido Quici (nella foto)- perché questa visione distorta della realtà è molto pericolosa ed appare una narrazione strumentale ad altri programmi. In questo senso, ha perfettamente ragione il Presidente della FNOMCeO Filippo Anelli quando dice che esiste “uno scollamento della politica dalle esigenze reali del paese e dei cittadini””.

Per CIMO, “chi immagina di voler surrogare la figura del medico specialista o del medico di medicina generale con sistemi informatici basati su algoritmi, è evidente che abbia in mente un modello in cui il medico è trasformato in qualcosa simile ad un call center, da affiancare ad una app cui porre quesiti per risolvere i problemi di salute”.

“Che la figura del medico sia profondamente cambiata anche per l’eccessiva burocratizzazione, per le leggi che hanno fatto prevalere la medicina amministrata e la medicina difensiva, è noto a tutti- commenta Quici- Ma, a dispetto della nuova frontiera della sanità virtuale e privatizzata, come quella di Watson e Babylon, le analisi di mercato testimoniano che l’85% dei pazienti non rinuncerebbe mai al rapporto umano con il dottore. A differenza della politica e nonostante le mille difficoltà, esiste ancora quella strana cosa che si chiama “empatia”, che permette ai medici di sostenere con enormi sacrifici il nostro servizio sanitario pubblico, offrendo ai cittadini prestazioni professionali adeguate ed efficaci; e che, al tempo stesso, consente al paziente di rivolgersi ancora al proprio medico di fiducia per ottenere concrete risposte ai bisogni di salute personali”.

“Vogliamo difendere quel paese speciale e democratico che è l’Italia- conclude il Presidente nazionale CIMO – in cui i medici e il sistema sanitario nazionale si fanno carico di problematiche di tipo sociale che supportano le cure ai pazienti anziani e ai non autosufficienti, ai cronici, ai malati terminali e a tutti coloro che necessitano di assistenza. Se viene meno il ruolo dei medici di medicina generale, viene meno il vero supporto pubblico tipico di un Paese il cui lo stato sociale ha uno spessore unico, definito anche come “welfare di tipo mediterraneo”, proprio per queste motivazioni di umanità e professionalità insostituibili”.

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