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Salute e benessere

La ricerca scientifica

Quale correlazione tra depressione ed infarto? Ecco lo studio di un’équipe di medici siciliani

La ricerca scientifica è condotta dallo psichiatra trapanese Nicolò Renda insieme ai colleghi Maurizio Abrignani (cardiologo all'ospedale S. Antonio Abate di Trapani), Sergio Fasulo e Giuseppina Novo in servizio rispettivamente presso le Cardiologie dell'ospedale Ingrassia e del Policlinico di Palermo.

Tempo di lettura: 3 minuti

TRAPANI. Lo psichiatra trapanese Nicolò Renda (nella foto) sta svolgendo delle ricerche scientifiche sulla correlazione tra le malattie cardiovascolari e le malattie depressive e l’ansia. Gli studi vengono condotti assieme ai colleghi medici Maurizio Abrignani (cardiologo dell’ospedale Sant’Antonio Abate di  Trapani), Sergio Fasulo e Giuseppina Novo (in servizio rispettivamente, nei reparti di cardiologia dell’ospedale Ingrassia e del Policlinico di Palermo).

«Le nostre ricerche sono improntate sul rapporto tra mente e cuore- spiega Renda- Stiamo studiando la correlazione tra stress, ansia, disturbi depressivi e malattie cardiovascolari». L’equipe ha già analizzato 70 persone colpite da infarto del miocardio. È stata somministrata una scala di valutazione HADS (Hospital Anxietyand Depression Scale) per  valutare i livelli di ansia e depressione nei pazienti ospedalizzati. Sono stati analizzati i tracciati elettrocardiografici dei pazienti per verificare la dispersione del tratto QT (QT massimo e minimo) valutando l’indice indiretto dell’ipertorno simpatico.

«Abbiamo riscontrato- spiega Renda-una correlazione significativa tra la depressione, la dispersione del tratto del QT e l’infarto del miocardio; non c’è invece la stessa correlazione tra l’ansia, la dispersione del tratto del QT e l’infarto del miocardio».

Un altro studio si è inoltre concentrato sui pazienti con sindrome di takot-subo, una patologia cardiovascolare che presenta una sintomatologia simile a quella dell’infarto del miocardio (dolore toracico, aumento degli enzimi cardiaci, alterazioni elettrocardiografiche). Dall’esame coronarografico, le coronarie risultano indenni mentre dall’ecocardiogramma si riscontra l’aspetto balloniforme del ventricolo, con una ipercinesi segmentaria. Per essere ulteriormente certi della diagnosi, viene eseguita inoltre la risonanza  magnetico-nucleare cardiaca.

«Abbiamo studiato alcuni pazienti con sindrome di takot-subo- continua Renda- In particolare due donne: una di 40 anni che aveva già avuto due sindromi di takot-subo alla quale, somministrando la scala HADS, abbiamo riscontrato delle caratteristiche depressive significative  e non vi era una dispersione del qt indice indiretto dell’ipertono del simpatico».

«Questo ci ha fatto capire- spiega il dottor Renda- che, nonostante si pensi che l’ipertono simpatico possa determinare una vaso-costrizione coronarica, forse ci sono altri fattori che posso intervenire nell’etio- patogenesi della sindrome di takotsubo, altrimenti ci dovrebbe essere un aumento della risposta ansiogena, un aumento della dispersione del tratto del QT e non un episodio depressivo».

La seconda paziente era invece una donna di  68 anni che a seguito della perdita di un familiare si era recata al Pronto Soccorso con una sintomatologia tipica dell’infarto del miocardio. Fatta la coronarografia, gli enzimi risultavano positivi e veniva riscontrata la sindrome di takot-subo.

«In base alla nostra consueta scala di valutazione- conclude il dottor Renda- è emerso anche per lei un indice elevato di depressione e non di ansia. Non c’era nemmeno in questo caso infatti una dispersione del tratto del QT e quindi non c’era un indice indiretto di ipertono simpatico. Di conseguenza, è necessario approfondire ulteriormente questi dati clinici per avere un quadro più chiaro sia della sindrome di takot-subo, sia della correlazione tra l’ansia, la depressione e le malattie cardiovascolari».

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