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Punture di zecca: due ricoverati all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta

18 Maggio 2017

Per entrambi diagnosi di rickettsiosi, non sono in pericolo di vita. I consigli di Alfonso Averna, primario di Malattie infettive nel nosocomio nisseno.

 

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Primi due ricoveri per puntura di zecca all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta dall’inizio della primavera. Un uomo di 42 anni di Sommatino e un giovane di 25 anni di Raffadali (in provincia di Agrigento) sono attualmente al reparto di Malattie Infettive, diretto da Alfonso Averna (nella foto), con una diagnosi di rickettsiosi, malattia appunto trasmessa dal terribile parassita.

Entrambi hanno accusato i classici sintomi, dalla febbre alta all’esantema su tutto il corpo, fino alla piastrinopenia, ossia la drastica riduzione del numero di piastrine nel sangue. Nessuno dei due, per fortuna, è in pericolo di vita ma con l’arrivo delle temperature più calde la prudenza non è mai troppa e per questo abbiamo intervistato il primario Alfonso Averna.

«Con l’arrivo del primo caldo e fino a settembre- spiega Averna- si registra una maggiore presenza di zecche sul territorio, soprattutto nelle zone incolte, in campagna o tra le sterpaglie. Allo stesso tempo vi è una maggiore presenza dell’uomo sul territorio, con le belle temperature infatti cominciano le scampagnate o le gite fuori porta. E così può capitare che le zecche risalendo dalle erbacce si attacchino sul malcapitato di turno pungendolo. Poiché il veleno presente nella saliva della zecca contiene anestetico la puntura è indolore, e così la maggior parte della gente non sa di essere stata punta. Può capitare che il parassita rimanga attaccato o che si stacchi e in quel caso in genere resta una crosticina chiamata escara o tache noire».

«La zecca quando punge immette un germe chiamato rickettsia conorii che si localizza nei piccoli vasi determinando una malattia sistemica, cioè che interessa vari organi, che se non trattata può determinare anche la morte. Importante se si è stati a contatto con un cane privo di antiparassitario o se si è stati in campagna, recarsi in pronto soccorso o dal medico di famiglia al manifestarsi dei primi sintomi».

«L’esordio della cosiddetta febbre bottonosa o rickettsiosi è classico: febbre altissima, superiore ai 39 gradi, astenia, dolori ai muscoli e alle ossa e cefalea. A 3 o 4 giorni dalla febbre compare l’esantema, eruzione cutanea che si diffonde anche nei palmi delle mani e nei piedi. A volte viene confusa con allergia da farmaci, niente di più sbagliato: in presenza dell’insieme di questi sintomi bisogna recarsi nel più vicino pronto soccorso».

«Per ciò che attiene la profilassi vi sono alcuni piccoli accorgimenti da seguire. Indossare maniche lunghe e pantaloni lunghi quando ci si reca in campagna e si cammina tra le sterpaglie; disinfettare con insetticida ad azione residua le zone nelle vicinanze delle case di campagna soprattutto in presenza di sterpaglie; munire i cani di collare antizecche o iniettare il prodotto repellente per zecche. Se ci si accorge di avere una zecca addosso è consigliabile recarsi in pronto soccorso o, se si è in grado, cercare di toglierla con una pinzetta in maniera perpendicolare e senza lasciare il rostro (cioè il pungiglione) dentro. La terapia antibiotica sarà prescritta dal medico».

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