Punto nascite di Petralia, in rivolta i sindaci madoniti

4 Gennaio 2016

I primi cittadini di Petralia Sottana, Alimena, Blufi, Bompietro, Castellana Sicula, Gangi, Geraci Siculo, Petralia Soprana e Polizzi Generosa annunciano l'occupazione dei municipi per protesta contro la chiusura. Lettera al ministro Lorenzin: «Troppo lunghi i tempi di percorrenza verso l'ospedale di Termini, così il rischio che il parto sfoci in una tragedia è elevato». La risposta del ministro: «La Regione renda sicuri tutti i Punti nascite, compreso quello delle Madonie».

 

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In una lettera al ministro per la Salute, Beatrice Lorenzin, i sindaci dei comuni delle Madonie (Petralia Sottana, Alimena, Blufi, Bompietro, Castellana Sicula, Gangi, Geraci Siculo, Petralia Soprana, Polizzi Generosa) dicono no alla chiusura del punto nascita di Petralia Sottana, chiedono al ministro di riconsiderare la decisione di sopprimere il punto nascite, la invitano ad effettuare un sopralluogo sulle Madonie e annunciano proteste.

Da domani i sindaci cominceranno le occupazioni ad oltranze dei municipi dei 9 comuni del comprensorio, mentre l’8 gennaio hanno deciso organizzare una manifestazione: un corteo di auto percorrerà l’autostrada A19 per raggiungere Palermo, dove sindaci e cittadini chiederanno un incontro al prefetto Antonella De Miro.

«Dai primi minuti del nuovo anno, le partorienti dei nostri Comuni – scrivono i sindaci – devono recarsi all’ospedale di Termini Imerese, con tempi di percorrenza, in condizioni ottimali, di più di un’ora e mezza, affrontando oltre 75 chilometri di curve e mettendo a repentaglio la propria vita e quella della propria creatura. I paesi delle Madonie si trovano a un’altitudine media di 1000 metri sul livello del mare e lo spostamento dai nostri paesi per raggiungere il presidio di Termini Imerese diventa particolarmente difficoltoso e rischioso nei mesi invernali, quando le strade sono innevate, o addirittura bloccate, e sovente avvolte da banchi di nebbia».

«Il rischio che il parto sfoci in una tragedia è elevatissimo – scrivono ancora i sindaci – Chiediamo di riconsiderare la decisione di chiudere il punto nascita dell’ospedale Madonna SS. dell’Alto di Petralia Sottana, valutando tutte le ragioni di sicurezza per la mamma e il bambino che, nel contesto dato, diventano servizio indispensabile alle numerose comunità locali».

«Il punto Nascita di Petralia Sottana può essere un centro di assistenza sanitaria sicuro e di elevata qualità  anche se le nascite sono al di sotto del parametro di 500 all’anno. Facciamo appello alla sua sensibilità e le chiediamo di venire qui, sulle Madonie, a verificare di persona le condizioni del territorio e della comunità e a valutare le ragioni della nostra richiesta. Sarà anche l’occasione per verificare le condizioni della ottima struttura ospedaliera, nella quale i requisiti di sicurezza richiesti sono facilmente raggiungibili».

«Come rappresentanti di queste piccole comunità- concludono i sindaci madoniti- la attendiamo, presidiando ininterrottamente le case comunali, al fine di garantire i diritti di cittadinanza a chi continua a vivere in montagna credendo in un futuro».

Non si è fatta attendere la risposta della Lorenzin:

«Cari sindaci, ho letto con attenzione il vostro appello e la mia sensibilità di ministro, donna e madre mi impone di rispondervi immediatamente, in modo molto chiaro, franco e diretto, facendomi io portavoce delle istanze delle donne dei vostri comuni.

«Faccio io un appello a voi e alla Regione Siciliana, così come a tutte quelle che ancora non hanno le carte in regola sulla rete delle nascite, di creare le condizioni perché le donne di Petralia, Alimena, Blufi, Bompietro, Castellana Sicula, Gangi, Geraci Siculo, Petralia Soprana, Polizzi Generosa vivano con gioia e in sicurezza il momento più bello della loro vita. Lo faccio apertamente, con il dolore che provo per quelle famiglie che in queste ore stanno piangendo figlie, mogli e bimbi per tragedie avvenute in grandi ospedali che pur avevano i requisiti standard di sicurezza. Ricordando a me stessa e a tutti voi che di parto si muore ancora e si può morire».

«Non è accettabile che un’intera zona del territorio italiano oggi viva il disagio di avere un punto nascita privo della garanzia della presenza in guardia attiva h24 di ginecologi, pediatri/neonatologi ed ostetriche».

«È stata la stessa Asp di Palermo nell’analisi presentata al tavolo del Comitato Percorso Nascita Nazionale a sottolineare l’inadeguatezza in termini di sicurezza del punto nascita di Petralia. La Regione Siciliana ci ha fornito un documento i cui dati dicono in modo inequivocabile che le famiglie hanno già scelto ospedali più sicuri, non quello più vicino, dove fare nascere i loro bambini».

«Era il 16 dicembre del 2010 quando nell’Accordo Stato-Regioni anche la Sicilia firmava i requisiti operativi, tecnologici e di sicurezza in cui ogni punto nascita doveva operare. Tra proteste e proroghe sono trascorsi oltre 5 anni, senza che nulla cambiasse».

«Le donne, sono sicura, non vogliono promesse e passerelle. Per questo sono io, che dopo il caso Nicole a Catania ho preteso nuove linee guida per l’emergenza urgenza neonatale, a chiedere oggi alla Regione Siciliana di mettere in campo gli strumenti perché in tutte le zone dell’Isola le donne possano avere la garanzia di quegli standard di sicurezza che oggi fanno della sanità italiana uno dei Paesi più avanzati del mondo in cui fare nascere i bambini. La vita di una donna e del suo bambino non possono essere lasciate in mano alla disorganizzazione di strutture con personale generoso e attento ma numericamente insufficiente, privo di strumenti per la diagnostica, con aperture part time». 

«La Regione deve strutturare centri efficienti; deve dotare la propria rete territoriale di servizi di trasporto, ambulanze ed elicotteri, che garantiscano il collegamento in sicurezza con i centri idonei a soddisfare i requisiti del parto; è la  Regione Siciliana, attraverso i nuovi concorsi e nel frattempo attraverso una migliore distribuzione delle risorse umane disponibili, a doversi impegnare per dotare i punti nascita di medici e di infermieri in numero sufficiente per una copertura h24 delle strutture».

«In attesa di tutto questo, il lavoro svolto dal Comitato Percorso Nascita nazionale ci indica in modo inequivocabile la strada da seguire. E nessuna deroga può essere concessa lì dove il Comitato intravede fattori di rischio superiori al finto beneficio di avere una struttura si vicino casa ma del tutto inadeguata a supportare la donna in caso di eventuali situazione di emergenza che dovessero presentarsi in tutto il peri-partum, travaglio, parto, e post parto. La Regione Siciliana, con la spinta di tutti voi che rappresentate le comunità locali, lavori per adeguare la rete sanitaria regionale. I siciliani, che pagano tasse elevatissime per ottenere il servizio,  meritano una qualità migliore del sistema. E se è questa la battaglia, allora sappiate che il ministro della Salute sarà sempre al vostro fianco».

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