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La lettera

La Fimmg Palermo: «Medici di famiglia fondamentali per il sistema sanitario»

Il consiglio direttivo scrive ai colleghi: "Alcune forze ci vedono come l’ultimo ostacolo per la tenuta di un Servizio Sanitario Nazionale equo, universale ed indipendente".

Tempo di lettura: 8 minuti

Una “Position paper di politica sanitaria”: è il contenuto della lettera rivolta a tutti i colleghi e a firma del Consiglio direttivo della Fimmg Palermo. «La finalità non è “consigliare” questo o quel partito o candidato, bensì un momento di riflessione al di là di legittimi rapporti di conoscenza, e quindi vi chiediamo, per una volta, di essere un po’ più garantisti di verso voi stessi, che lavorate nel e per il SSN, e verso i cittadini che curate e che spesso non hanno la percezione della congiuntura in cui la sanità si è venuta a trovare».

ECCO IL TESTO

«Gentili Colleghi,ci siamo chiesti più volte se scrivere queste poche righe per esprime alcuni concetti noti a tutti ma che abbiamo ritenuto opportuno ribadire data la congiuntura negativa in cui ci siamo venuti a trovare. Pertanto vi chiediamo dieci minuti del vostro prezioso tempo per la lettura. Innanzitutto, facciamo un cenno alla Pandemia che ha trovato tutto il Servizio Sanitario Nazionale non pronto a rispondere alle nuove esigenze dei cittadini, dal servizio di EmergenzaUrgenza, comprese le rianimazioni (in Italia la percentuale di Covid+ che muoiono è sempre significativamente maggiore che nel resto d’Europa), ai Medici di Famiglia, che hanno dovuto affrontare l’emergenza a mani nude, senza una struttura organizzativa che li supportasse e spesso avanti negli anni e a maggior rischio di complicanze e morte: sappiamo quanti hanno pagato con la loro vita».

«Eppure il 95% dei pazienti sono stati curati a casa soltanto dai medici di famiglia, e in poche realtà del Paese, con efficacia, in collaborazione con le USCA: essi sono stati l’unica categoria che ad oggi non ha mai sospeso la propria attività professionale nei confronti dei propri assistiti, con i quali sono legati da un rapporto fiduciario spesso pluridecennale e con più generazioni della stessa famiglia. Crediamo che sia questo il motivo principale per cui i Medici di famiglia si sono spesi nei confronti dei propri assistiti fino al limite della resistenza fisica e oltre, e non soltanto sotto il profilo temporale ma spesso assolvendo compiti non propri, dovendo sopperire ai servizi aziendali chiusi o fortemente limitati, o facendosi carico di compiti prima riservati agli specialisti che per lunghi periodi, in alcune realtà, non hanno operato».

«Eppure nonostante ciò che è sotto gli occhi di tutti e che è facilmente rilevabile andando a vedere i flussi di attività giornaliera di ogni MMG nel sistema Tessera Sanitaria, siamo costantemente attaccati dai Media e spesso anche dalle Istituzioni travisando artatamente le norme contrattuali e quindi scambiando in mala fede il numero di ore minimo di attività ambulatoriale prevista per contratto (del 2005) con il numero di ore che effettivamente ora svolgiamo in studio, omettendo tutto la restante parte di attività che facciamo fuori dalle ore di consultazione in studio, come per esempio le Vaccinazioni o l’attività domiciliare (visite occasionali, Assistenza domiciliare programmata, integrata e nelle case di riposo)».

«Allora c’è da chiedersi, perché tutto questo? Forse la risposta c’è e prevede una analisi un po’ più dettagliata. È fuor di dubbio che siamo rimasti gli unici professionisti a mantenere un rapporto fiduciario di libera scelta con gli assistiti, durevole nel tempo. Ciò avviene in molti Paesi e trova la sua ragione nel fatto che una assistenza fondata sul rapporto medico paziente, diretto o mediato, arricchito nel tempo di tutte le conoscenze bio psico-sociali, migliora la qualità dell’assistenza e riduce i costi della stessa, stante che un medico che conosce profondamente i suoi assistiti e l’ambito dove vivono e lavorano può dare risposte più pronte di altri professionisti della sanità, e ricorrere meno frequentemente alla diagnostica specie in tutte quelle situazioni borderline che poi costituiscono una grande causa di accesso allo studio del medico direttamente o per mezzo degli strumenti che oggi ci mette a disposizione l’informatica. A questo proposito tutti- e quando diciamo tutti vogliamo dire TUTTI- cittadini, media, istituzioni, sanno quanto i Medici di famiglia hanno messo a disposizione dei loro assistiti tali mezzi telematici senza limiti temporali».

«In ultimo ci sono poderosi studi scientifici dai quali risulta che maggiore è lo sviluppo delle cure primarie, maggiore è la qualità dell’assistenza e minore è il costo del Servizio sanitario rispetto al PIL (prodotto interno lordo), oggi sceso sotto la soglia di allarme. Infatti, “un numero crescente di ricerche collega la frequentazione dello stesso medico nel tempo a una serie di benefici significativi: maggiore soddisfazione del paziente, maggiore aderenza ai consigli medici e ai farmaci, migliore accettazione dei vaccini, riduzione del ricorso ai servizi fuori orario, tempi di attesa inferiori, migliore soddisfazione sul lavoro e fidelizzazione dei medici, minori accessi in pronto soccorso e persino, secondo uno studio su larga scala condotto in Norvegia e pubblicato l’anno scorso, una riduzione fino al 25% della mortalità tra i pazienti per i quali vi era una continuità di cura a lungo termine”. (Polly Morland The Guardian Lun 15 agosto 2022)».

«E allora perché tutta questa campagna contro i MMG? Probabilmente alcune forze ci vedono come l’ultimo ostacolo per la tenuta di un Servizio Sanitario Nazionale equo, universale ed indipendente. Se la nostra figura va in crisi salta l’ultimo professionista in grado di orientare un percorso assistenziale indipendente e scevro da conflitti di interesse. Interessi che si concentrano su due direttive, una più prossima e l’altra immediatamente seguente. La prima è quella per cui grandi gruppi economici-finanziari-assicurativi stanno puntando su quei 40 mld di € di spesa out-of-pocket che i cittadini pagano di tasca propria per le loro cure, qualche volta per “scelta” (attraverso contratti per 3.5 mld di €) ma il più delle volte per difficoltà ad accedere ai servizi pubblici o convenzionati, basti pensare al fenomeno incontenibile(?) della sempre maggiore lunghezza delle liste d’attesa. Quindi è evidente il tentativo di rendere sempre più precario il ruolo del MMG, lasciato da solo, senza la collaborazione di altre figure professionali sanitarie e amministrative nonostante l’aumento dei bisogni socio assistenziali dei cittadini dovuto all’aumento delle cronicità e delle fragilità: sempre più soggetti multi morbidi che vivono da soli e senza un tessuto sociale che li supporti».

«In alcune parti del pianeta e in alcune regioni italiane incominciano a profilarsi organizzazioni collegate con piattaforme private che offrono assistenza ai cittadini in seguito ad accordi di varia tipologia con il sistema pubblico o con alcune tipologie di cooperative: è più che comprensibile che in un sistema che non è abituato a rendicontare e a fare analisi tali iniziative possano avere subito successo, spazzando via l’ultimo ostacolo a che i cittadini possano accedere direttamente per problemi comuni a forme di assistenza, spesso inappropriate, di secondo se non addirittura di terzo livello, in un sistema che privilegia quelli che hanno patologie che godono di un DRG alto (sistema di remunerazione delle prestazioni) a scapito di chi soffre di patologie complesse ed in condizione di cronicità e di fragilità: brutalmente, un soggetto di media età affetto da una patologia intercorrente anche severa “vale” molto di più di un cronico, multi morbido, fragile».

«Esistono gruppi di potere economico finanziario che hanno interessi sia sui Media che in Sanità su grandi gruppi privati e che sono in grado di orientare l’opinione pubblica a loro piacimento. Non è difficile immaginare che alcune aree politiche siano portate a tutelare tali cordate a vari livelli della stratificazione del bisogno anche in considerazione di alcune dichiarazioni ufficiali a mezzo stampa di qualche candidato che più volte ha affermato di voler dare la Sanità ai privati non come componente integrativa di assistenza, atteso che i fondamentali del SSN siano adeguati, ma come componente sostitutiva di assistenza. Uno dei punti deboli è che i cittadini che sono nati già a partire dagli anni ’70 sono cresciuti nel e con il SSN e quindi danno per scontato che esso è una certezza e che così sarà in futuro, non conoscendo, peraltro, come fosse l’assistenza sanitaria prima della sua istituzione, dove larghe fasce della popolazione non accedevano a cure essenziali. Purtroppo oggi la stragrande maggioranza dei cittadini non inseriscono la Sanità come un tema principale di cui occuparsi e i politici di conseguenza in campagna elettorale non ne parlano».

«Per concludere questa lettera, che riteniamo doverosa e che non ha come finalità di “consigliare” questo o quel partito o candidato, chiediamo un momento di riflessione al di là di legittimi rapporti di conoscenza, e quindi vi chiediamo, per una volta, di essere un po’ più garantisti di verso voi stessi, che lavorate nel e per il SSN, e verso i cittadini che curate e che spesso non hanno la percezione della congiuntura in cui la sanità si è venuta a trovare».

Il Consiglio direttivo di Palermo
Amodeo Angela, Badalì Salvatore, Barcellona Vincenzo, Billeci Veronica, Bongiorno Mario, Calderone Rosa Maria, Camarda Francesco, Carlino
Vincenzo, Casano Angelo, Consiglio Girolamo, Curti Gialdino Andrea, D’ Angelo Filippo, D’Amato Giuseppe, Di Bella Floriana, Di Carlo Vittorio,
Dragna Angelo, Galvano Luigi, Gattuso Salvatore, Geraci Giovanni, Iraci Tindaro, La Spia Emanuele, Lopes Noemi, Magliocco Antonino, Magliozzo
Francesco, Marino Francesca, Merlino Giovanni, Miceli Ignazio, Modica Francesco, Oddo Salvatore, Pozzecco Umberto, Reina Francesco Paolo,
Salamone Francesco, Scalisi Andrea, Scelfo Stefano, Schifano Giuseppe, Spallina Antonio, Spicola Luigi, Sucato Natale, Taormina Francesca,
Tramonte Luigi, Zafonte Rita

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