Dal palazzo Pubbliredazionale

La protesta

«Il Payback sui dispositivi medici è un’ingiustizia: le Aziende non paghino per gli errori altrui»

Marco Parrivecchio, business manager di GM srl, lancia un appello al presidente Renato Schifani per la sospensione del provvedimento.

Tempo di lettura: 3 minuti

Una legge del Governo Renzi, nel 2015, introduce il PayBack sui dispositivi medici per le aziende sanitarie. Il Premier Draghi lo rende attuativo prima della sua definitiva uscita da Palazzo Chigi. Ma cos’è il Payback? In sintesi, se una Regione gestisce male la Sanità, si dà un obiettivo di spesa e non lo rispetta sforando tale “tetto”, per legge, a ripianare tale buco di bilancio, devono essere in parte anche le aziende che forniscono Dispositivi Medici.

«Un norma- dichiara Marco Parrivecchio (nella foto), business manager di GM srl- che per 7 anni era stata dimenticata e che in questi mesi si sta abbattendo sulle imprese mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro in Italia e centinaia in Sicilia. Una legge all’italiana che fonda i suoi calcoli su una base imponibile indeterminata ed in realtà già tassata. Infatti, non si tratta di una tassa ma di un prelievo forzoso, per cifre molto alte (a volte enormi) che molte piccole e medie aziende non potranno pagare dichiarando fallimento. Pertanto, lo Stato ha creato le condizioni per far fallire le PMI italiane a totale vantaggio delle Multinazionali che producono e pagano le tasse all’estero. Con questa legge si crea disoccupazione e si creano le basi per drenare sempre più ricchezza all’estero».

Oltre 100mila posti di lavoro a rischio e circa 3,6 miliardi di euro di liquidità che verrà sottratta alle imprese medie e piccole. Banalmente la prima delle conseguenze sarà la sospensione della fornitura di molti Dispositivi Medici (per buona pace dei pazienti che ne hanno bisogno). Ovviamente, da subito, vengono sospesi investimenti in Ricerca e Sviluppo nonché viene interrotto il finanziamento di Eventi Formativi (Corsi e Congressi).

«Ci chiedono di restituire i soldi con cui hanno acquistato, in virtù di regolari gare pubbliche, i dispositivi medici che abbiamo regolarmente fornito. È un meccanismo assurdo- continua l’imprenditore palermitano- Alle aziende vengono chiesti i soldi per ripianare i bilanci delle aziende sanitarie che vengono completamente deresponsabilizzate in questo processo». Una questione di responsabilità quindi che viene rimpallata fra governo, regioni e direzioni sanitarie.

«Se le aziende italiane devono pagare i debiti della mala gestione della Sanità pubblica allora vogliamo essere coinvolte, con pieni poteri, nella gestione delle stesse. Pagare debiti fatti da Direttori Generali che non abbiamo contribuito a nominare e ripianare sforamenti di spesa di piani sanitari che non abbiamo creato noi (e per i quali nemmeno veniamo consultati) è una norma senza alcuna logica, simile ad alcune leggi da regime totalitario».

Il meccanismo del Payback ha messo in subbuglio anche la politica. La Sardegna ha sospeso il provvedimento fino alla sentenza del TAR e in tutte le altre regioni il dibattito è accesissimo.

«Ho letto- conclude Marco Parrivecchio- che un emendamento per la sospensione è stato proposto anche all’Assemblea Regionale Siciliana. Chiedo al Presidente Schifani di prendere in seria considerazione la proposta al fine di tutelare il sistema sanitario siciliano e soprattutto la salute delle persone. Le aziende di forniture medicali vogliono contribuire alla crescita della qualità della sanità siciliana. Per raggiungere questo obiettivo ci devono essere le condizioni di sopravvivenza. Diversamente il Payback sarà una nuova pandemia per la sanità».

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