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Congresso della Fnopi, l’appello da Palermo: «Ci vorrebbero più infermieri»

Le interviste a Barbara Mangiacavalli (presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche) e Nino Amato (presidente dell'Opi Palermo).

Tempo di lettura: 3 minuti

PALERMO. C’è bisogno di più assistenza. Ci vorrebbero più infermieri, ma non ci sono. E “ogni possibilità di aumentare in modo significativo il numero degli infermieri, seppure necessario, espone anche al rischio di una perdita della qualità dell’assistenza: la quantità di infermieri prodotti dal sistema deve crescere in proporzione all’attrattività della professione e del numero di docenti-infermieri”, ha detto Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche che oggi, giornata internazionale dell’infermiere, ha concluso a Palermo il Congresso itinerante della Federazione che in un anno ha toccato tutte le Regioni italiane premiando 72 buone pratiche infermieristiche, ‘esportabili’ su tutto il territorio nazionale. (CLICCA QUI per il servizio video).

“Dopo due anni di una brutta esperienza di salute che nessuno si sarebbe mai aspettato – ha aggiunto – ma che paradossalmente ha messo in risalto la figura dell’infermiere nel suo patto di vicinanza ai cittadini, nel valore etico e deontologico, oltre che clinico, della professione, nel valore che l’infermieristica dà al concetto di prossimità che già contraddistingue la nostra professione e che ora dovrà aumentare la sua valenza, deve partire il vero cambio di paradigma e si devono lasciare alle spalle consuetudini, dati di fatto e abitudini che ormai appartengono a un passato in cui l’assistenza è rimasta una cenerentola, specie sul territorio e le persone sono spesso state lasciate sole”.

“I 36mila infermieri siciliani – afferma il presidente dell’Opi Palermo, Antonino Amato – svolgono ogni giorno un indispensabile, fondamentale e spesso salvavita servizio ai cittadini. È ora che la loro professionalità riceva il doveroso riconoscimento che merita”. Il presidente degli Infermieri di Palermo, la città che ha ospitato per la prima volta il congresso nazionale della categoria, ha sollecitato le istituzioni e le forze politiche a potenziare il sistema sanitario regionale partendo dall’assistenza nel territorio. “Va garantito il diritto alla salute del cittadino- ha aggiunto Amato- già direttamente nel proprio domicilio, attraverso specifici percorsi assistenziali e di cura. Per questo vanno incentivate con ogni strumento legislativo e finanziario disponibile, le figure dell’infermiere di famiglia e dell’infermiere di comunità, per citare due fra i profili oggi più indispensabili per gli utenti. La sanità di prossimità è il modo per erogare servizi efficaci”.

Nella Giornata internazionale dell’infermiere è stata conferita la Medaglia del Presidente della Repubblica all’evento conclusivo del secondo Congresso nazionale itinerante FNOPI svoltosi a Palermo. La Medaglia di Rappresentanza del Presidente della Repubblica è un riconoscimento istituzionale di grande valore, che premia gli infermieri in conclusione del loro congresso dove sono state messe in evidenza 72 best practice per una nuova assistenza sul territorio (tutte replicabili anche a livello nazionale) e che conferma la valenza degli obiettivi dell’iniziativa e la loro rilevanza a livello nazionale.

Il peso degli infermieri è riconosciuto a livello internazionale. Secondo studi internazionali (come Rn4Cast, pubblicato su The Lancet), ipotizzando che si riuscisse ad avere un rapporto di un infermiere ogni sei pazienti (ma oggi la media italiana è 1:11) potrebbero essere evitate 3.500 morti l’anno. Nella dotazione organica, rapporto infermiere/pazienti, a ogni aumento di un’unità paziente per infermiere, la probabilità di morte del paziente aumenta del 7%. A ogni aumento del 10% di personale infermieristico laureato corrisponde una diminuzione del 7% di mortalità. Per questo è indispensabile anche un intervento sulla formazione.

Di infermieri di famiglia e comunità ne servono, secondo i nuovi standard, almeno 20mila, ma di infermieri in assoluto ne mancano all’appello circa 70mila, da quelli che dovranno agire nelle Case della comunità a quelli destinati agli Ospedali di comunità, che sono strutture a gestione infermieristica, dagli infermieri he lavorano nelle corsie degli ospedali a quelli dedicati all’assistenza domiciliare integrata sul territorio.

 

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