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Il resoconto

Cardio-Oncologia, esperti internazionali al Workshop di Palermo: ecco i temi trattati

Co-presieduto dalla professoressa Giuseppina Novo (Policlinico Giaccone) si è incentrato sulle complicanze cardiovascolari nei pazienti oncologici.

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Si è svolto venerdì presso l’hotel Federico II, a Palermo, il Workshop internazionale di Cardio-Oncologia, presieduto dalla professoressa Giuseppina Novo, con i colleghi Alexander Lyon del Royal Brompton Hospital di Londra e Teresa López-Fernández del La Paz University Hospital di Madrid, esperti di fama internazionali ed estensori delle linee guida europee di cardio-oncologia.

Il work­shop, patrocinato dalle società internazionali ESC (European Society of Cardiology) e ICOS (International Cardio-Oncology Society), era ri­vol­to a specializzandi e spe­cia­li­sti in Car­dio­lo­gia, Ematologia, On­co­lo­gia, Me­di­ci­na In­ter­na, Ge­ria­tria e Me­di­ci di me­di­ci­na ge­ne­ra­le. L’obiettivo del congresso (segreteria organizzativa e provider Ecm: Collage S.p.A) era la dif­fu­sio­ne del­le co­no­scen­ze nell’am­bi­to della car­dio-on­co­lo­gia, gra­zie al con­tri­bu­to di esper­ti ri­co­no­sciu­ti a livel­lo in­ter­na­zio­na­le. Oltre alle relazioni pre­ve­deva an­che ses­sio­ni pra­ti­che per diffondere le conoscenze in ambito ecocardiografico essendo questa metodica particolarmente rilevante per diagnosticare precocemente un eventuale danno cardiaco.

La Cardi- Oncologia è una nuova branca della medicina che si occupa della prevenzione, della diagnosi e della gestione delle complicanze cardiovascolari nei pazienti oncologici. Questo settore nasce dall’esigenza di affrontare un problema sempre più evidente: i trattamenti antineoplastici, pur essendo fondamentali per combattere i tumori, possono avere effetti collaterali significativi sul cuore e sul sistema vascolare.

«Le terapie oncologiche come la chemioterapia, la radioterapia e alcune target therapy (terapie mirate), possono causare diverse forme di cardiotossicità- spiega la professoressa Novo, direttrice facente funzione dell’ Unità Operativa di Cardiologia del Policlinico Giaccone– che vanno dall’insufficienza cardiaca, alle aritmie alla cardiopatia ischemica, all’ipertensione arteriosa e molte altre. Queste complicanze possono insorgere durante il trattamento, immediatamente dopo o anche a distanza di anni. È quindi cruciale che i pazienti oncologici ricevano una valutazione cardiologica adeguata prima, durante e dopo il trattamento antitumorale».

«Penso che sia importante spiegare ai pazienti oncologici, che devono prendersi cura delle loro problematiche cardiovascolari – aggiunge la cardiologa López-Fernández– quindi per i pazienti con patologie cardiovascolari preesistenti dobbiamo accertarci di aver controllato che assumano una terapia ottimale per la gestione della loro patologia e spieghiamo loro l’importanza di aderire alle terapia cardiologica prescritta per minimizzare il rischio di nuove complicanze. Per quanto riguarda invece quei pazienti che non hanno una storia di problemi cardiovascolari puntiamo sul tenerli fisicamente attivi attraverso l’esercizio e spiegando loro che devono attenersi a una dieta Mediterranea, dimagrire se obesi e smettere di fumare. Questo è molto importante perché sappiamo che i fattori di rischio cardiovascolare non controllati o gli stili di vita poco sani incrementano di molto il rischio di sviluppare problemi durante un trattamento post cancro».

Per prevenire le complicanze cardiovascolari dei trattamenti antineoplastici è importante effettuare una valutazione del rischio di sviluppare cardiotossicità prima di iniziare il trattamento, una sorveglianza durante il trattamento e la tempestiva introduzione di farmaci cardioprotettivi.

«Quello che osserviamo è che alcuni trattamenti per il cancro possono causare complicanze cardiache o problemi vascolari- spiega il cardiologo Lyon- ma i trattamenti per il cancro funzionano, quindi dobbiamo assicurarci che il trattamento avvenga in maniera sicura. Per questo è importante che le persone con il cancro chiedano al loro medico se la terapia che stanno seguendo possa comportare problemi di tipo cardiaco. Magari non tutti i trattamenti possono causare questi problemi, ma probabilmente la metà può portare a patologie cardiache e se c’è qualche patologia i pazienti dovrebbero informarsi se possono far eseguire un esame al cuore per accertarsi di essere in salute e per stabilire qual è la loro pressione sanguigna, la glicemia, il colesterolo e se c’è rischio di diabete».

«Quello che noi abbiamo sviluppato sono delle linee guida affinché i medici (oncologi, ematologi, cardiologi) possano monitorare le persone nel corso del loro trattamento per il cancro, e possano essere curati in sicurezza – conclude il cardiologo – è accorgerci dei problemi in tempo in modo tale da fermarli. Ed è per questo che noi raccomandiamo il monitoraggio, soprattutto nei pazienti considerati ad alto rischio. Un messaggio importante è avere uno stile di vita salutare, questo aiuta sia il cuore che la prevenzione per il cancro».

La Cardio-Oncologia al Policlinico di Palermo

«L’ambulatorio di Cardio-oncologia del Policlinico “P. Giaccone”  è il più antico in Sicilia- fondato nel 2015- e nasce per facilitare la cura dei pazienti oncologici- commenta la cardiologa Novo- con l’obiettivo di prevenire le complicanze cardiovascolari che i trattamenti antineoplastici possono determinare e consentire ai pazienti di completare queste terapie salvavita e ottimizzare il trattamento delle patologie cardiache in pazienti con cancro. Un altro punto cruciale che caratterizza la cardio-oncologia è la multidisciplinarietà che ci consente di affrontare e risolvere i casi più difficili, spesso non codificati dalle linee guida, attraverso il confronto tra più specialisti come il cardiologo, l’oncologo, l’ematologo il radioterapista ed altri. Al fine di facilitare i pazienti, che ci vengono riferiti dagli ematologi e dagli oncologi del nostro ospedale, cerchiamo di dare gli appuntamenti per la valutazione cardiologica nel più breve tempo possibile e di eseguire in un’unica seduta più esami, come la visita cardiologica, l’elettrocardiogramma e l’ecocardiogramma, per evitare che il paziente debba tornare più volte. Se riteniamo che siano necessarie altre indagini siamo noi stessi a pianificarle per rendere più agevole il percorso di cura di questi pazienti».

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