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Dal palazzo

Intervista alla presidente della SIPPed

Psicologia pediatrica, Perricone: «Fondamentale la promozione del lavoro integrato»

L'approfondimento di Insanitas sulla “Giornata del bambino e dell’adolescente nei luoghi di cura e del prendersi cura" che si è tenuta a Palermo.

Tempo di lettura: 6 minuti

PALERMO. Tracciare un percorso attraverso la metafora del viaggio, in cui sono presenti tutta una serie di tappe importanti relative all’ultimo periodo vissuto da tutti noi. Con questo obiettivo la Società Italiana di Psicologia Pediatrica (S.I.P.Ped.) anche quest’anno ha organizzato la “Giornata del bambino e dell’adolescente nei luoghi di cura e del prendersi cura. Un viaggio di gruppo per la promozione della Salute in area Pediatrica e nel Materno Infantile” tenutasi al Palazzo Steri Chiaramonte di Palermo. Un’iniziativa che dopo 18 anni continua a consentire di focalizzare l’attenzione e di ricercare prospettive, criteri, metodologie innovative di presa in carico del bambino (dalla fase prenatale), dell’adolescente, in condizione pediatrica, con una costante attenzione anche alla condizione materna in gravidanza. Insanitas ha fatto il punto della situazione con Giovanna Perricone, presidente della S.I.P.Ped.

Un appuntamento che ormai ricorre da 18 anni, finalmente di nuovo in presenza…
«Durante la fase acuta della pandemia l’evento si è svolto in remoto, ma questo nuovo appuntamento ha segnato anche una ripresa di cui avevamo bisogno tutti e lo abbiamo fatto ritornando allo Steri da cui l’iniziativa della Giornata è partita. Quest’anno la S.I.P.Ped. ha voluto sottolineare l’importanza delle relazioni forti di natura istituzionale, un focus fondamentale nella nostra politica di gestione degli eventi e dei progetti. Ecco perché nelle nostre iniziative il tavolo che solitamente viene definito dei saluti istituzionali diventa un tavolo dei rapporti istituzionali, convinti come siamo che senza questo aspetto tutto il resto diventi molto asfittico».

Quali sono stati gli altri focus trattati?
«Siamo partiti con le relazioni del prof. Giovanni Corsello e della prof.ssa Marianna Alesi, che hanno un po’ tracciato una mappa di riferimento del materno-infantile e dell’area pediatrica a livello nazionale e internazionale. Abbiamo visto quali sono le istanze della pediatria e come la attuale psicologia dello sviluppo guardi le atipicità dei percorsi di sviluppo. In seguito ci sono stati tre focus importantissimi perché corrispondono a quelli che sono i nostri fini istitutivi, oltre ad essere di attualità. In primis, infatti, abbiamo voluto dare voce alla “Rete nazionale per la promozione del lavoro integrato” costituita dalle società più significative dell’area materno-infantile/pediatrica, in modo tale da poter proporre direttive, determinazioni e idee alla politica, oltre che discuterle e tradurle operativamente. Come rete abbiamo progettato una serie di segmenti sperimentali di lavoro integrato da attivare in pediatria e nell’area ostetrico-ginecologica (psicologi, neonatologi, ginecologi, ostetrici, neuropsichiatri) in alcuni territori italiani come Torino, Milano, Rimini, Roma, Napoli, Messina e Palermo. I dati di queste sperimentazioni servono per cogliere l’impatto del lavoro integrato, il quale in questo modo viene strutturato con una ricaduta nelle procedure del lavoro quotidiano. Infine, questi dati saranno portati in audizione al Ministero della Salute e alla conferenza Stato-Regioni alla presenza di tutte le società coinvolte».

Anche a Palermo sono portate avanti delle ricerche in questo settore….
«Per quanto riguarda l’area ostetrico-ginecologica abbiamo avviato una riflessione sulla lunga sperimentazione fatta agli ospedali riuniti “Villa Sofia- Cervello” dove sono state prese in carico 82.750 persone all’interno del Dipartimento materno-infantile con una continuità significativa negli anni, in cui abbiamo ricavato dei dati secondo cui il lavoro integrato fatto in quegli anni ha avuto una ricaduta in termini di contrazione della spesa sanitaria, dell’uso di farmaci e di accessi impropri. Il 40% dei partecipanti a questa sperimentazione è rappresentata da donne che erano utenti e pazienti di questa area, anche nel periodo prenatale. Durante l’evento sono stati presentati dei progetti di ricerca che hanno messo in evidenza tutta una serie di aspetti e dei vissuti delle donne ricoverate durante l’epidemia di Covid-19»..

Avete attivato dei progetti nell’ultimo periodo?
«Sì, la S.I.P.Ped. ha attivato una serie di progetti, sempre in ottica inter-istituzionale, realizzati e da realizzare nei servizi di comunità: ad esempio, quello in fase di completamento sull’educazione all’affettività e sull’educazione sessuale eseguito con alcune tecniche innovative e il coinvolgimento totale del Dipartimento di Scienze, così come dell’Osservatorio della prevenzione e della dispersione scolastica del Consultorio, per quanto attiene la realtà del liceo scientifico “D’Alessandro” di Bagheria. Poi abbiamo lanciato il progetto per la lotta all’Hikikomori, insieme all’ufficio scolastico regionale e con l’Ordine degli psicologi della Regione Siciliana».

Il lavoro integrato è ormai fondamentale anche per la procreazione medicalmente assistita?
«Assolutamente sì, personalmente mi occupo dei pazienti del centro interaziendale di Palermo di “Villa Sofia-Cervello” per la procreazione medicalmente assistita, in cui negli anni si è fatta una esperienza molto interessante di supporto psicologico, il quale non si è ridotto ad un unico colloquio, ma ha previsto degli step di accompagnamento, da quando l’utente viene preso in carico fino ai giorni successivi in cui si potrà vedere se la gravidanza sia stata avviata. È bene sottolineare che il lavoro psicologico promosso dalla S.I.P.Ped. fa riferimento ad un lavoro che sempre e comunque mira alle evidenze scientifiche, ciò vuol dire che ci sono applicazioni di strumenti, ci sono dati, elaborazioni di dati, che non si fermano alle semplici percentuali, perché è importante partire dalle evidenze scientifiche ma riuscire anche a fornire alla comunità delle evidenze scientifiche con il lavoro che facciamo, perché non sempre le iniziative che si fanno lasciano una traccia di cambiamento di empowerment. Infine, noi promuoviamo il modello dell’apprendimento organizzativo, nel senso che quando un’organizzazione attiva un cambiamento questo deve essere monitorato per poi essere assunto a livello organizzativo».

In che modo i bambini stanno affrontando la pandemia?
«In merito all’emergenza Covid le persone hanno molto bisogno di essere sostenute, soprattutto i bambini, i quali vivono una realtà molto complessa e difficile perché sono venute meno quelle condizioni e situazioni che favoriscono lo sviluppo, perché incontrarsi con i compagni non è solo un fatto che fa stare bene, ma consente anche di potenziare il proprio sviluppo sociale. Con gli adolescenti si sono potenziate alcune condotte disfunzionali. Quando lo sguardo psicologico si posa sui fenomeni bisogna ricordare che la psicologia non si occupa solo di psicopatologie, ma si occupa del benessere della salute mentale, per cui quando noi prendiamo in carico un bambino o una donna in gravidanza non dobbiamo andare a cercare immediatamente la classificazione psicopatologica, questa visione è superata. Non che non debba esistere perché se una persona è affetta da una psicopatologia deve essere curata, ma l’approccio dello psicologo è quello di andare a creare le condizioni di benessere anche quando c’è una patologia o una condizione complessa, come può essere quella della procreazione medicalmente assistita in cui si porta avanti un percorso di coppia».

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