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Dal palazzo

Cimo Sicilia

«Pronto soccorso ingolfati? È anche colpa delle liste di attesa ambulatoriali»

Dal sindacato sottolineano: «Abbiamo chiesto all’assessore della Salute di fornire i necessari input ai Direttori Generali per ovviare a questo gap da colmare con la massima urgenza».

Tempo di lettura: 2 minuti

«I Pronto Soccorso No Covid siciliani sono prossimi al collasso già da alcune settimane. Dopo il calo dei contagi i pazienti si sono riversiti in massa, come era d’abitudine in epoca pre-Covid, nelle Aree di emergenza. È il risultato delle croniche carenze della medicina territoriale e dei posti letto ma anche del ricorso improprio al Pronto Soccorso di quei pazienti che nel corso dei mesi della pandemia Covid si sono visti posticipare se non annullare i ricoveri per interventi chirurgici o le prenotazioni per la specialistica ambulatoriale e che non sono più disposti ad attendere ancora». Lo denuncia Giuseppe Riccardo Spampinato (nella foto), segretario regionale di Cimo Sicilia.

«I più fortunati, tra i pazienti che hanno subito un rinvio o l’annullamento della prenotazione, si sono rivolti alle strutture private accreditate che hanno di conseguenza in molti casi già esaurito il loro budget e che oggi tornano a battere cassa con la Regione- aggiunge- Il numero di esami saltati, a cominciare dal TAC e Risonanze Magnetiche ma anche di tante altre prestazioni specialistiche, è enorme ed è un dato ben conosciuto a livello nazionale, tanto è vero che già nel 2020 il governo Conte aveva finanziato una cifra consistente finalizzata al recupero delle prestazioni di ricovero e ambulatoriali non erogate durante i mesi più drammatici della pandemia. Provvedimento che, in considerazione della seconda ondata pandemica che ha protratto il problema anche al primo semestre del 2021, è stato di recente prorogato dal governo Draghi che col Decreto sostegni bis ha rifinanziato le prestazioni aggiuntive su tutto il territorio nazionale».

Inoltre, Spampinato sottolinea: «Alla Sicilia sono toccati poco più di 39 milioni di euro che languono nelle casse della Regione senza che le Aziende del SSR siciliano abbiano ancora attivato i meccanismi contrattuali che consentono la predisposizione di un piano di recupero delle prestazioni non erogate nei mesi scorsi. La Federazione CIMO-FESMED ha chiesto formalmente all’assessore della Salute, Ruggero Razza, di fornire i necessari input ai Direttori Generali per ovviare a questo gap da colmare con la massima urgenza. Attendiamo risposte alle richieste avanzate oggi nello spirito di proposizione che da sempre ci contraddistingue».

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