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Emergenza urgenza

La protesta della SIS 118

«Premialità per rischio Covid, è uno scempio escludere i medici del 118»

Balzanelli e Grillo (SIS 118) sottolineano: «Nessun altro medico della medicina territoriale gestisce, a strettissimo contatto, ad alta intensità di cura, il paziente COVID, se non quello del 118».

Tempo di lettura: 2 minuti

«Nessun altro medico della medicina territoriale gestisce, a strettissimo contatto, ad alta intensità di cura, il paziente COVID, se non il medico del 118. Questo significa un rischio pesantissimo di contagio, di contrarre una polmonite bilaterale, di sepsi, di disfunzione multiorgano, di morte, come a molti di noi del 118 è drammaticamente successo».

Lo affermano Mario Balzanelli (Presidente Nazionale Società Italiana Sistema 118) ed Antonino Grillo (Presidente regionale Siciliano SIS 118), aggiungendo: «Escludere ostinatamente e scientemente il medico del 118 da una specifica premialità correlata a questo rischio, sostenendo che è un medico di medicina generale, significa commettere un atto di falso ideologico, violare qualunque idea di deontologia, costringere i medici del 118 a ricorrere apertamente a tutte le autorità competenti, portando questo irricevibile scempio alla attenzione della stampa nazionale».

«L’essere stato contrattualmente incardinato nel capo V del contratto di Medicina Generale non fa, giuridicamente, del medico di emergenza territoriale 118 un medico di medicina generale- affermano- Il medico del 118 è, invece, in forma ed in sostanza, il medico di emergenza territoriale sancito dalla legislazione nazionale. Durante la pandemia COVID, rimane il medico che per primo ha obbligo tassativo visitare da vicino il paziente acuto e critico, il medico che per primo lo deve stabilizzare e curare e quindi, laddove necessario, trasportare in ospedale».

Inoltre Balzanelli e Grillo sottolineano: «Il medico del 118 non è stato affatto esonerato dal visitare – “de visu” – i pazienti, come invece, con apposita normativa, proprio il medico di medicina generale. Non è stato esentato dal valutare clinicamente i pazienti con febbre, tosse insistente, difficoltà respiratoria acuta, dal dovere di ufficio di stabilizzarli in contesto tempo dipendente, dalla necessità inevitabile di stare con loro a stretto, a strettissimo contatto, negli spazi ristretti del vano sanitario di una ambulanza, anche ore ed ore, in attesa della presa in carico del paziente da parte delle unità operative competenti ospedaliere».

Infine, gli esponenti della SIS 118 concludono: «Il medico del 118 è stato dall’inizio della pandemia, ed ininterrottamente, fianco a fianco, nella relazione medico – paziente, al paziente COVID-19 relato, sia quale caso sospetto, sia quale caso conclamato».

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