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Precari della Sanità siciliana, il sindacato Cimo lancia l’allarme: «Ancora troppi ritardi nella stabilizzazione»

5 Settembre 2017

In una lettera inviata ad Insanitas l'appello all'assessore Baldo Gucciardi.

 

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Riceviamo e pubblichiamo questa lettera inviata dal sindacato Cimo.

«All’indomani dell’annuncio della nuova Rete Ospedaliera siciliana e del relativo Decreto 629 firmato dall’assessore Gucciardi, sembrava cosa fatta per lo sblocco delle assunzioni e soprattutto per l’avvio delle procedure di stabilizzazione dei precari, al punto che qualcuno si era illuso, ritenendo che nel giro di poche settimane tutte le tessere del mosaico sarebbero andate magicamente al loro posto. Ma la macchina burocratica regionale non è certo una Ferrari e ne abbiamo avuto ulteriore dimostrazione in questo frangente».

«Si è infatti dovuto attendere circa un mese per avere i nuovi Atti Aziendali “allineati” al Decreto Assessoriale e in pratica per un semplice copia & incolla c’è voluto circa un mese. Siamo poi passati alla fase della predisposizione delle nuove dotazioni organiche, anzi dei Piani Triennali del Fabbisogno, passaggio ineludibile per poter assumere, ma soggetto a stringenti vincoli di spesa dalla rigorosa normativa nazionale».

«I tempi si sono ulteriormente dilatati e l’agognato via libera definitivo per le assunzioni negli ospedali è arrivato solo il 3 agosto, data dalla quale non è passato giorno senza un annuncio, un comunicato stampa o un articolo di giornale che riferiva dell’invio di telegrammi di assunzioni o raccontava delle firme già apposte in calce ai contratti a tempo indeterminato. Con qualche inevitabile pasticcio qua e là, la macchina a vapore della burocrazia siciliana, sbuffando e fischiando, si è messa finalmente in movimento e la cosa, giustamente, ha fatto notizia».

«Ma le polemiche non sono mancate, a seconda di posizioni ed interessi personali, ma anche di squallide contrapposizioni politiche giocate sulla pelle dei precari e dalle quali ci siamo ampiamente dissociati. Le aziende sanitarie stanno in atto provvedendo al reclutamento di personale attraverso lo scorrimento delle vecchie graduatorie concorsuali congelate dal blocco delle assunzioni determinato dal famigerato Decreto Balduzzi del 2012. Ma c’è chi lamenta il mancato ricorso al preliminare istituto della mobilità previsto dal D. Lgs. 165 del 2001 (più volte modificato) e ribadito da una recentissima Sentenza della Cassazione del 18 maggio scorso, nella quale si sottolinea che il ricorso alla mobilità è prioritario rispetto alle procedure concorsuali ordinarie, incluso lo scorrimento delle graduatorie».

«Va detto che la Sentenza è successiva alle direttive assessoriali sulle procedure assunzionali e che due Sezioni del Consiglio di Stato avevano creato ulteriori dubbi interpretativi, affermando in due distinte Sentenze principi diametralmente opposti».

«Ma siamo davvero in presenza di procedure concorsuali ordinarie? C’è da chiederselo perché anche lo scorrimento delle vecchie graduatorie stanno per larga parte immettendo in servizio una buona fetta di precari rimasti fuori a suo tempo in stand by e va anche aggiunto che il Dipartimento della Funzione Pubblica ha già da tempo chiarito che in presenza di procedure concorsuali straordinarie l’obbligo di ricorrere allo strumento della mobilità così come disciplinato dall’art. 30, comma 2 bis del D. Lgs. 165 del 2001 non si applica, essendo quegli adempimenti obbligatori solo in presenza di procedure ordinarie (fatto salvo il rispetto dell’art. 34 bis del medesimo decreto che mira a riassorbire eventuali eccedenze di personale nella pubblica amministrazione)».

«Il ricorso alla mobilità potrà sempre essere attuato relativamente al restante 50% di posti a disposizione per l’adeguato accesso dall’esterno che prevede appunto l’indizione di nuove procedure concorsuali ordinarie. Ma adesso è imperativo stabilizzare i precari».

«Vada allora per quanto fatto finora, non vorremmo di certo rischiare di fare marcia indietro, ma perché non avviare una volta per tutte le procedure di stabilizzazione? Perché questo rallentamento? Al momento registriamo che la confusione regna sovrana anche a causa di alcuni interventi normativi nazionali certamente poco chiari».

«I direttori generali delle aziende sanitarie si chiedono qual è la corretta norma da applicare. È ancora valido il Decreto D’Alia del 2013 oppure il Decreto Madia entrato in vigore lo scorso 22 giugno? E il Decreto D’Alia (con il successivo DPCM attuativo del 6 marzo 2015) va interpretato nella sua accezione originaria confermata dalla Legge di Stabilità 2017 secondo cui gli aventi diritto alla stabilizzazione erano coloro che avevano maturato 3 anni di anzianità a tempo determinato al 30 ottobre di quell’anno oppure vale il successivo Decreto Milleproroghe che ha detto l’esatto contrario, fissando i requisiti a far data dal 30 ottobre 2013? ».

«Un pasticcio normativo che ha ingenerato non pochi dubbi interpretativi che, di fatto, rischiano di paralizzare ancora una volta le tanto attese procedure, con Assessorato e amministrazioni aziendali finiti nella classica situazione di chi non sa più che pesci pigliare».

«In verità, le regole riguardanti le procedure assunzionali volte al superamento del precariato pensate dal Decreto D’Alia erano già state superate dalla Legge 208 del 28 dicembre 2015 (Stabilità del 2016) che all’art. 1, comma 543 stabiliva come “in deroga al DPCM del 6 marzo 2015, gli Enti del SSN potevano indire entro il 31 dicembre 2016 e concludere entro il 31 dicembre 2017, procedure concorsuali straordinarie per l’assunzione di personale medico, tecnico-professionale ed infermieristico, necessario a far fronte alle eventuali esigenze assunzionali emerse in relazione alle valutazioni operate nel piano di fabbisogno del personale».

«Nell’ambito delle medesime procedure concorsuali, gli enti del Servizio sanitario nazionale possono riservare i posti disponibili, nella misura massima del 50 per cento, al personale medico, tecnico-professionale e infermieristico in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge, che abbia maturato alla data di pubblicazione del bando almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi cinque anni con contratti a tempo determinato, con contratti di collaborazione coordinata e continuativa o con altre forme di rapporto di lavoro flessibile con i medesimi enti”».

«E lo stesso Decreto Madia n° 75 del mese di giugno, all’art. 20, comma 10, non fa altro che richiamare espressamente le previsioni del predetto comma 543 della Legge 208/2015, prorogandone l’efficacia al 31 dicembre 2018 per l’indizione delle procedure e al 31 dicembre 2019 per la loro conclusione, ma da nessuna parte dice di dovere aspettare il 1° gennaio dell’anno prossimo».

«Non sembra esserci allora alcuna stringente motivazione per non esperire immediatamente queste benedette procedure di stabilizzazione, che dovrebbero peraltro essere decisamente rapide dal momento che lo stesso Decreto Madia prevede che non è necessario ripetere le procedure concorsuali per il personale che sia già stato selezionato con le medesime, come è appunto avvenuto per la formulazione delle graduatorie a tempo determinato».

«Del resto non ci inventiamo nulla. La Regione Puglia lo scorso maggio ha provveduto a fornire specifiche direttive sulle procedure di stabilizzazione alle proprie Aziende Sanitarie proprio sulla base delle norme dianzi richiamate. E la Puglia è una Regione italiana né più né meno della Sicilia, che è anzi a Statuto Speciale e quindi forse con maggiore potenziale vantaggio decisionale».

«Non c’è allora più tempo da perdere. Non ci sono più scuse. La norma esiste ed è sufficientemente chiara per poter procedere finalmente ad un vero e definitivo superamento del precariato negli ospedali siciliani e per fornire in tal modo un’assistenza sanitaria migliore ai nostri concittadini. Noi il nostro appello all’assessore Regionale della Salute lo abbiamo lanciato. Adesso attendiamo risposta».

Giuseppe Riccardo Spampinato  (Segretario Regionale CIMO)
Giuseppe Bonsignore (Responsabile della Comunicazione CIMO Sicilia)

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