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Cimo

Dal palazzo

L'allarme del sindacato dei medici

Precari della Sanità, il Cimo: «Molti manager non rispettano regole e criteri, stabilizzazioni a rischio»

Il sindacato dei medici lancia l'allarme: «Nonostante gli sforzi dell’assessore Razza, che ha emanato ben due Circolari per fornire orientamenti applicativi, dobbiamo purtroppo constatare come tale auspicata uniformità non si sia nei fatti realizzata».

Tempo di lettura: 5 minuti

PALERMO. «Non c’è pace per i precari della sanità siciliana. Oggi come in passato, quando sembra di essere arrivati ad un passo dal traguardo, il sogno sembra dover nuovamente svanire davanti ai loro occhi, o almeno per una parte consistente di essi».

Lo afferma la segreteria regionale del Cimo, premettendo: «Nonostante gli sforzi dell’Assessore Regionale della Salute, Ruggero Razza, che si è già trovato costretto ad emanare ben due Circolari per fornire orientamenti applicativi in grado di uniformare tempi e modalità per la stabilizzazione dei precari, dobbiamo purtroppo constatare come tale auspicata uniformità non si sia nei fatti realizzata».

Il sindacato dei medici aggiunge: «Con l’Atto di Indirizzo del 22 gennaio e la Circolare del 16 febbraio, l’Assessorato, oltre che fornire chiarimenti sui requisiti richiesti agli interessati al processo di stabilizzazione, ha inoltre invitato i Commissari a farsi carico di una serie di adempimenti procedurali preliminari».

Quali? Eccoli: «Vanno dall’adeguamento del Piano Triennale del Fabbisogno del Personale alla pubblicazione di un Avviso di Ricognizione che evidenzi la platea del personale in possesso dei requisiti, con l’obbligo di trasmettere all’Assessorato un’apposita tabella riepilogativa contenente il numero dei soggetti coinvolti, distinti sulla base dei requisiti richiesti e quindi, suddivisi per profilo professionale».

Inoltre, c’è la necessità di dare all’intera procedura «la massima trasparenza sui criteri utilizzati per la formulazione delle graduatorie e fornendo la massima pubblicità sulle modalità e i tempi di presentazione delle istanze, con pubblicazione per estratto in Gazzetta Ufficiale».

Il Cimo sottolinea: «Gli adempimenti indicati dall’Assessorato e l’adozione delle delibere hanno una scadenza, sottolineata nell’Atto di Indirizzo, cioè il 20 febbraio 2018. La maggior parte dei passaggi previsti è stata disattesa dai manager della sanità siciliana che si sono mossi in ordine sparso e senza alcuna uniformità di comportamento. In molti casi è mancata la richiesta trasparenza e quindi ancora non si ha certezza sui numeri reali degli stabilizzandi e sulla sostenibilità finanziaria della procedura».

Secondo il sindacati, infatti, «I Commissari stanno utilizzando criteri differenti gli uni dagli altri, in pochi hanno rispettato la preventiva informazione sindacale ed avviato il confronto, nessuno ha finora pubblicato in GURS gli atti deliberativi come richiesto dall’Assessorato».

Inoltre «se alcuni si sono correttamente basati sull’effettiva consistenza delle risorse economiche da destinare all’applicazione del Decreto Madia, che alla fine sono per lo più le stesse finora impegnate per pagare gli stipendi dei contratti a tempo determinato, altri stanno adottando errati calcoli aritmetici per singola disciplina, dividendo per due il numero dei precari per ciascuna unità operativa, fattispecie non prevista dalla norma e che porterebbe a disattendere anche il requisito della maggiore anzianità di servizio».

Dal Cimo, quindi, fanno una panoramica: «A parte il singolare caso dell’ARNAS Civico di Palermo, siamo andati a vedere cosa sta accadendo in giro per la Sicilia».

«All’ASP di Agrigento non è stato fatto alcun avviso di ricognizione ma sta per essere adottata una delibera già presentata alle OO.SS. che prevede la stabilizzazione di personale anche in Reparti che ancora non esistono e adottando la già citata modalità di calcolo che rischia di escludere una parte consistente degli aventi diritto, ma allo stato non c’è ancora un atto deliberativo ufficiale».

«Al Policlinico di Catania si è proceduto ad una preliminare ricognizione “d’ufficio” riservandosi però di emanare il relativo avviso pubblico in seguito. Gli ulteriori adempimenti previsti finora non sono stati esitati».

«Il Policlinico di Palermo ha bruciato tutti sul tempo, ha già proceduto alla ricognizione interna dei precari e, con delibera immediatamente esecutiva, sta passando alla fase di immissione in servizio del personale così identificato, riservando soltanto a questo atto deliberativo la pubblicazione in GURS che ancora comunque non c’è stata».

«L’ASP di Ragusa ha regolarmente esitato l’avviso di ricognizione ma in atto non si hanno ulteriori riscontri sull’esito della procedura. È comunque in programma il confronto con le Organizzazioni Sindacali e la successiva adozione della delibera conclusiva».

«L’ASP di Trapani sembra abbia deciso di stabilizzare il personale a scaglioni, una parte adesso e gli altri dopo. Non sappiamo ancora su quale base, forse su una graduatoria che nessuno conosce».

«Villa Sofia-Cervello, disattendendo i criteri del Decreto Madia, sta per lasciar fuori dal percorso di stabilizzazione circa un terzo dei precari in possesso dei requisiti di legge, senza che sia stato finora resa nota la massa finanziaria disponibile. Proprio a Villa Sofia-Cervello è previsto per lunedì 19 febbraio il confronto con le Organizzazioni Sindacali sia della dirigenza medica che del comparto sanità e le premesse per uno scontro all’arma bianca ci sono tutte».

La CIMO e gli altri sindacati della dirigenza medica e del comparto sanità «stanno monitorando una situazione che doveva essere semplice e lineare e che si è invece trasformata in un complicato rompicapo al quale bisogna porre immediatamente rimedio, anche a costo di impugnare le delibere ritenute incongrue ed illegittime, rallentando così purtroppo l’iter già avviato. Dispiacerebbe arrivare a tanto, ma le sacrosante aspettative di chi si vede ormai a un passo dalla stabilizzazione non possono collidere con i diritti degli esclusi. Anche loro attendono da anni e adesso rischiano l’ultima beffa. Questo proprio non possiamo permetterlo e lotteremo fino in fondo per garantire tutelare i diritti di tutti».

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