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I dettagli

Precari degli Irccs pubblici, al Bonino Pulejo camici stesi per protesta

Anche a Messina si è tenuta l'iniziativa lanciata a livello nazionale dall'ARSI (Associazione Ricercatori in Sanità-Italia) per sollecitare il Ministero della Salute.

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MESSINA. Anche l’IRCCS Bonino Pulejo di Messina si è oggi unito alla protesta dei camici, lanciata a livello nazionale da ARSI (Associazione Ricercatori in Sanità-Italia). Camici stesi, dunque, per protestare contro il precariato del personale della ricerca negli IRCCS/IZS pubblici italiani, a cui il Ministero della Salute non sta proponendo alcuna soluzione. In Sicilia, il problema coinvolge solo Messina, perché la criticità riguarda soltanto gli IRCCS pubblici, mentre l’Ismett di Palermo e l’Oasi di Troina, pur essendo degli IRCCS, non sono soggetti di diritto pubblico come il Bonino Pulejo.

«Siamo molto contenti che ci sia stata da parte di tutti gli istituti grande partecipazione all’iniziativa, riteniamo importante che la comunità sappia che all’interno degli istituti IRCCS e IZS ci sono tanti ricercatori, collaboratori della ricerca e altro personale che sta chiedendo il riconoscimento del proprio lavoro e la propria dignità di lavoratore come in tutti gli altri impegnati nel Sistema Sanitario Nazionale- ha dichiarato ad Insanitas Teresa Rossi, del direttivo nazionale ARSI- Questi lavoratori si sono impegnati ancora di più in questi due anni di pandemia, collaborando alla ricerca, ai tamponi, ai tracciamenti. C’è stata una partecipazione a questa emergenza sanitaria».

In tutta Italia, sono 1600 professionisti tra ricercatori e collaboratori alla ricerca che lavorano negli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) e negli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (IZS) pubblici, gli Istituti di ricerca sanitaria/biomedica afferenti al Ministero della Salute, 20 di questi sono a Messina. A fine del 2019, sono stati inquadrati con contratti a tempo determinato nel percorso noto come “Piramide della Ricerca”. Tale percorso, articolato in contratti 5+5 anni che protraggono il precariato storico della Ricerca Sanitaria Pubblica, è privo di un ingresso automatico nel Ssn al suo termine ed è applicato a personale con un’anzianità media di servizio di 10 anni.

«L’assenza del riconoscimento del pregresso lavorativo e di prospettive ha fatto sì che, nei primi due anni di applicazione della Piramide della Ricerca, l’abbandono abbia già raggiunto in alcuni Istituti il 50% del personale (media nazionale abbandono: 20%), con gravissime ripercussioni sulla continuità delle attività (anche di lotta contro il Covid) e la perdita di un know-how importantissimo per l’innovazione della sanità pubblica- scrive l’Arsi in una lettera- La stabilizzazione in Sanità prevista dall’art. 92 della Legge di Bilancio 2022 ha escluso tale personale di ricerca IRCCS-IZS e dai primi documenti del Programma Nazionale di Ricerca Sanitaria (PNRS), non vi è traccia di una soluzione al precariato storico della Ricerca Sanitaria Pubblica. Chiediamo un immediato intervento affinché nel PNRS vengano inserite le dotazioni organiche della Ricerca e si proceda subito alla stabilizzazione a tempo indeterminato del personale storico della ricerca, ponendo fine all’attuale precariato, che risulta in netto contrasto con la Direttiva Europea 1999/70 sull’utilizzo dei contratti a termine»

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