poliomielite

Poliomielite e post-polio, il virus che continua a fare paura

24 Ottobre 2020

Si celebra la giornata mondiale. Dagli anni ‘70 è cominciata ad emergere una nuova sindrome, con la compromissione di muscoli che sembravano essere rimasti indenni. In Italia pochi Centri specializzati, nessuno al Sud.

 

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Nel mondo Occidentale spesso ci si chiede se abbia ancora senso parlare di poliomielite e dedicarvi uno spazio come la Giornata Mondiale della Polio, che si celebra oggi, e ciò perché nell’immaginario comune questa malattia infettiva è stata debellata oppure si pensa che imperversi soltanto in Paesi lontani da noi.

Come spesso accade, però, la realtà rivela un’altra situazione perché la polio è una grande battaglia per la salute pubblica che non è ancora stata vinta del tutto. Inoltre, adesso bisogna far fronte ad una nuova sfida cioè la sindrome Post-Polio.

Che cos’è la poliomielite

La poliomielite o paralisi infantile è un’infiammazione della materia grigia al centro del midollo spinale causata da un RNA virus molto piccolo e semplice. Il poliovirus interessa quindi il sistema nervoso centrale e la sua normale modalità operativa è quella intestinale.

Viene trasmesso per via oro-fecale, tramite il contatto con gli escrementi (mani sporche) o con acque contaminate. Il virus della polio entra nell’intestino e mentre scende diminuisce l’immunità delle cellule della parete intestinale. Ci vogliono diverse settimane perché l’intestino si pulisca dal virus, ma alla fine di quel periodo le persone infettate potrebbero diventare immuni, cosa che succede nel 95% dei casi.

È quindi un’infezione relativamente banale, infatti, molte persone contraggono la malattia senza neanche saperlo, perché non si ha alcun sintomo.

Il poliovirus si moltiplica nella mucosa oro-faringea, nell’intestino e nei tessuti linfatici sottostanti e può diffondersi anche attraverso le feci, ben prima che i sintomi della malattia siano evidenti. L’uomo rappresenta l’unico serbatoio naturale del virus della poliomielite, che può colpire persone di tutte le età ma principalmente si manifesta nei bambini sotto i tre anni.

Il vaccino antipolio contiene il virus ucciso e viene iniettato, spesso insieme ad altri vaccini come quelli per la difterite, il tetano e la pertosse. In genere, i bambini vengono vaccinati all’età di due mesi e poi faranno dei richiami a 4 mesi, 6-18 mesi e a 2-6 anni.

Sintomi e quadro clinico

Nel 4-5% dei casi, invece, il virus della polio entra nel flusso sanguigno attraverso la parete intestinale e provoca sintomi sistemici come la febbre, dolori muscolari, mal di schiena. Solo nell’1% dei casi, il poliovirus attacca effettivamente i motoneuroni (cellule nervose che guidano i muscoli e vivono nella materia grigia della parte anteriore del midollo spinale) ed i corrispondenti motoneuroni del tronco cerebrale.

L’impatto clinico dipende dall’entità dell’attacco del midollo spinale da parte del virus e dalla popolazione dei neuroni interessata, pertanto qualcuno può perdere l’uso di un dito, ad altri si paralizzano le braccia o le gambe. Altri ancora diventano tetraplegici e incapaci di respirare.

«Il problema è che negli anni ‘70 è cominciata ad emergere nella letteratura medica una nuova sindrome chiamata “post-polio”, ovvero una sorta di aggravamento della situazione che questi pazienti avevano già avuto con la compromissione di muscoli che prima sembravano essere rimasti indenni- spiega Aurelio Sugliani dell’Associazione Nazionale Polio e sindrome Post-Polio – La sindrome si presenta con sintomi come le fascicolazioni, la debolezza muscolare, fiacchezza eccessiva e nei casi più gravi può dare disfagia (difficoltà a deglutire) e dispnea (problemi a livello respiratorio)».

Poliomielite in Italia

Con l’avvento dell’obbligatorietà del vaccino nel 1963 la poliomielite in Italia e nel mondo Occidentale è stata eradicata, infatti, l’Oms ha dichiarato l’Europa e l’Occidente “polio-free”. Resta endemica in alcune zone come l’Afghanistan, l’africa Sub-Sahariana e la Siria, aree in cui il vaccino è poco diffuso.

«In Italia, ovviamente, non ci sono stati più casi dopo le grandi epidemie del ’58, anno critico in cui si sono registrate oltre 10.000 infezioni da polio. I medici di famiglia italiani hanno stimato che circa 100.000 persone in Italia hanno avuto esiti di polio, si tratta di persone che ormai cominciano ad avere una certa età e che nel 40% dei casi svilupperanno la sindrome post-polio- racconta il dottore Sugliani- La comunità dei “polio survivor” si è ricompattata per far fronte alla nuova situazione e da qui è nata la nostra associazione, che ha fotografato una situazione italiana drammatica perché ci sono pochi centri in cui la gente può andare per fare riabilitazione o per far fronte ai nuovi sintomi che emergono. Sono rimasti alcuni nel Nord Italia (Malcesine, Don Gnocchi di Milano…) ma nelle altre Regioni e nelle isole non ci sono centri dedicati. Inoltre, la maggior parte dei medici non ha mai visto un caso di polio e non sa trattarlo».

«Noi come associazione ci siamo posti l’obiettivo di fare diffusione, informare e aggregare chi si trova in questa situazione di debolezza nuova- sottolinea Aurelio Sugliani- Abbiamo lanciato spesso degli appelli alla parte politica che dovrebbe prendere le decisioni e abbiamo fatto diverse proposte di legge per creare delle situazioni ambulatoriali al Sud per cui una persona di Catania non debba per forza venire a Milano per curarsi, perché non è giusto che si debbano ancora affrontare i viaggi della speranza. Nei centri specializzati abbiamo le tre figure di riferimento per l’approccio alla polio: il neurologo, l’ortopedico e il fisiatra che possono decidere come intervenire (riabilitazione, intervento, ecc…)».

In merito alle recenti polemiche perpetrate da alcuni, nate dalla paura che i migranti possano portare in Sicilia anche la polio oltre che la tubercolosi, Sugliani dichiara: «Dal Ministero della Salute non mi sono mai stati segnalati casi di migranti postivi alla poliomielite. Ma dobbiamo tenere presente l’aspetto che la polio si trasmette ai bambini, i quali ancora non hanno il sistema immunitario efficiente come quello di un adulto, non per via respiratoria. Il contagio nel caso della polio avviene tramite il canale oro-fecale, quindi il contatto deve essere diretto e molto stretto a livello fisico. Per tali ragioni il problema della diffusione del virus, in questi termini, non si pone».

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