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Policlinico “Martino” di Messina tra presente e futuro, Laganga: «Ecco tutte le novità in arrivo»

24 ottobre 2018

Diventa HUB di riferimento anche per il politraum. In arrivo pure il raggiungimento di quota 20 posti letto di rianimazione. L'intervista di Insanitas al commissario straordinario Giuseppe Laganga.

 

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Il Policlinico Martino di Messina diventa HUB di riferimento anche per il politrauma. Un ulteriore “riconoscimento” nella nuova Rete che si aggiunge a quello già conseguito quale “Start up gestione e umanizzazione patrimoni ospedalieri” per il progetto di valorizzazione del patrimonio immobiliare incassato dall’azienda messinese, premiata con il “Best Practice Patrimoni Pubblici 2018”.

Innovazione la parola d’ordine: in rianimazione i posti letto raddoppieranno quasi, e sono in arrivo pure e posti tecnici per quei pazienti che necessitano post-intervento di ricovero protetto sotto gestione rianimatoria.

Ecco la nostra intervista al commissario straordinario Giuseppe Laganga (nella foto).

Il Policlinico è DEA di II livello e dalla nuova rete è stato individuato HUB di riferimento per il politrauma…

«Un riconoscimento importante. Può succedere, infatti, che una realtà ospedaliera sia HUB per la rete di emergenza- urgenza e rimanga spoke (ospedale non principale ) per le reti tempo- dipendenti. Noi, invece, che siamo già HUB per l’emergenza-urgenza, nella nuova Rete diventiamo anche HUB per il politrauma. Essendo Dea di secondo livello la nostra mission principale è l’emergenza- urgenza e tutte le attività di riorganizzazione strutturale finora sono state orientate ad efficientare meglio l’area del Pronto Soccorso, senza nulla togliere agli ambiti di eccellenza».

Qualche punto di forza di questa riorganizzazione del PS?

«Dal punto di vista strutturale e qualitativo abbiamo creato ambulatori dedicati quanto nettamente separati per i codici bianchi e i verdi per smaltire l’attesa. Inoltre, il paziente con questi codici riceve un braccialetto che consente di monitorarlo, in modo tale che le informazioni circa i suoi parametri vitali, durante l’attesa, siano trasmesse ad un sistema centralizzato, attraverso cui medici ed infermieri vengono allertati qualora dovesse subentrare un malore e/o la condizione fisica dovesse mutare in corso di attesa, rispetto a quella preventivabile inizialmente su un codice non prioritario».

Le principali cause del “far west” in PS?

«Spesso il clima è esacerbato da una condizione di asimmetria informativa: le persone che arrivano al Pronto Soccorso vogliono ricevere subito le prestazioni e tutte le informazioni, il personale in ps è soggetto ad alto burnout e spesso non è in grado di rispondere in modo tempestivo. Noi abbiamo impiegato la Croce Rossa quale ponte intermedio tra i parenti dei pazienti e gli operatori: questo ha funzionato ed è stata di aiuto anche l’introduzione della APP che consente al parente in sala d’attesa di sapere sempre dove si trova il paziente e seguirne il percorso. Oggi stiamo rimodulando questa organizzazione: impiegheremo i nostri specializzandi di psichiatria e psicologia per questo servizio, che richiede anche competenze qualificate per comprendere i linguaggi più appropriati al caso».

L’area di emergenza-urgenza registra una carenza numerica?

«Oggi, almeno in questa Azienda la priorità è quella di reclutamento del personale. Io ho difficoltà a fare accettare gli incarichi ai medici d’emergenza e agli anestesisti in graduatoria per il completamento della dotazione organica. Trovare le persone disponibili ad accettare gli incarichi è cosa diversa dall’incremento del numero di organico. Inoltre, è auspicabile procedere ad una rotazione del personale medico ed infermieristico, insomma conferire un’elasticità interna, ma per questo bisogna che ci sia una dotazione completa».

L’obiettivo moderno delle Direzioni aziendali?

«Conseguire il miglioramento della qualità percepita: possiamo essere bravi sotto l’aspetto tecnico, cioè saper curare, ma se non siamo bravi a comunicare non risolviamo i problemi. Uno stesso servizio può esser valutato in modo diverso da due utenti o da due osservatori diversi. Il problema è di approccio al paziente: occorre creare un percorso in cui l’utente/paziente sia “padrone dell’Azienda”. In altre parole si tratta di individuare i bisogni del paziente, comprendere cosa si attende e che potenzialità abbiamo per soddisfare il suo bisogno e in base a questo stabilire poi un punto intermedio per avvicinarci alle esigenze percepite: pensare a soluzioni uguali per tutti, è anacronistico quanto a mio avviso fallimentare».

State ridisegnando a 360 gradi il volto del Policlinico. In cantiere importanti novità…

«Dai primi di dicembre ci saranno 20 posti letto di rianimazione– contro gli 11 di adesso- così come previsto dalla nuova rete. Un risultato frutto di una ristrutturazione logistica che ha risolto il problema della disponibilità di spazio. Questo permetterà non solo di contare su un ambiente altamente tecnologico, ma aumentando i posti letto di rianimazione, accrescerà la capacità ricettiva dell’Azienda migliorando qualità e sicurezza per i pazienti».

Innovazioni organizzative anche per il dipartimento di Chirurgia…

«Nell’area delle chirurgie ci sarà una terapia intensiva h 24 a gestione sempre dei rianimatori, ma sarà una continuazione del dipartimento di chirurgia. Ovvero 4 posti letto- che non incidono sul novero totale in quanto sono posti tecnici- collocati sullo stesso piano delle sale chirurgiche per quei pazienti che richiederebbero nel post operatorio un ricovero protetto in Rianimazione e che così avranno un’area dedicata. L’area chirurgica, inoltre, sarà organizzata prevedendo un’equipe di anestesisti dedicati per ogni blocco operatorio specialistico: ciò agevolerà la sinergia coi chirurghi, in modo che ci siano sempre percorsi condivisi nell’interesse dei pazienti».

Il Pronto Soccorso cosa rappresenta dal suo punto di vista?

«La porta d’ingresso su cui si misurano le perfomance di un’Azienda. Il biglietto da visita fondamentale per l’Ospedale. Se il Pronto Soccorso non funziona compromette la possibilità di essere un punto di riferimento sul bacino e si riverbera negativamente anche sulle eccellenze che di quell’Ospedale fanno parte».

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