Policlinico Giaccone, il ritorno di Caltagirone: «Ecco i progetti per rilanciarlo»

12 Luglio 2020

L'intervista video. Il nuovo commissario, nominato la settimana scorsa dall’assessore Ruggero Razza, già nel 2005 vi aveva prestato servizio.

di Michele Ferraro

PALERMO. Quello di Alessandro Caltagirone al Policlinico di Palermo è, di fatto, un ritorno. Il nuovo commissario, nominato la settimana scorsa dall’assessore Ruggero Razza, già nel 2005 aveva prestato servizio presso il “Paolo Giaccone” con una contratto di Co.co.co che doveva durare 18 mesi.

Rapporto di lavoro in seguito interrotto di comune accordo con l’allora direttore generale Pecoraro, per sostituirlo con un contratto di lavoro a tempo determinato della durata di tre anni. L’incarico di commissario al Policlinico è quindi un ritorno, sotto ben altre vesti, che fa affiorare ricordi ed emozioni, soprattutto perché si tratta, conferma candidamente Caltagirone, di un incarico del tutto inatteso.

«Non posso negare che si è trattata di una sorpresa anche per me- afferma Caltagirone- Nei giorni precedenti l’assegnazione dell’incarico c’è stato un incontro organizzato dall’assessore Razza con il magnifico rettore Fabrizio Micari. Mi è sembrato un gesto di grande garbo istituzionale. Con Micari infatti non ci conoscevamo. Abbiamo fatto una bella chiacchierata, evidentemente deve essere stata apprezzata perché pochi giorni dopo mi è pervenuta la nomina di commissario».

Come ha “ritrovato” il Policlinico?

«Sono qui solo da pochi giorni ma ho notato che molte cose purtroppo non sono cambiate. Il Policlinico di Palermo ha perso credibilità e questo, in un contesto metropolitano come quello di Palermo ha determinato un progressivo abbandono da parte dei pazienti. In questo purtroppo ha giocato un ruolo fondamentale la “qualità percepita” dai pazienti che spesso ha a che fare quasi esclusivamente con l’idea di ospedale-albergo, facendo passare in secondo piano aspetti più difficili da apprezzare, come la qualità e complessità degli interventi chirurgici, la qualità dello staff di un reparto. Certo bisogna lavorare tanto per recuperare i ritardi accumulati».

A partire da dove?

«Ad esempio dal CUP e dai sistemi informativi in generale. Per accorciare le liste di attesa ed evitare sprechi è fondamentale un’accurata gestione delle prenotazioni, con personale serio e preparato ed alcuni semplici meccanismi capaci di evitare il problema delle doppie prenotazioni che contribuiscono non poco ad intasare le liste di attesa. Basterebbe mettere a sistema una doppia verifica, con una telefonata 7 giorni prima della data prenotata per la prestazione ed un’altra, come suggerito dalle nuove disposizioni anti-covid, il giorno prima. In questo modo possiamo avere quasi la certezza che tutti i pazienti che hanno prenotato una visita si presenteranno, cosa che spesso non accade proprio perché attualmente, con i vari CUP aziendali, ogni persona può fare diverse prenotazioni in diverse strutture pubbliche o convenzionate ed alla fine scegliere dove andare, senza cancellare le altre prenotazioni. Questo è ovviamente un problema che va risolto non solo per il Policlinico».

Altri interventi urgenti?

«Sicuramente occorre completare al più presto i lavori del cantiere. Com’è noto è in corso un contenzioso con la ditta appaltatrice. Entro fine mese faremo un verbale di consistenza per fotografare quanto è stato fatto e quanto ancora rimane da fare. Questo lavoro sarà doppiamente utile, da un canto per quantificare e qualificare il contenzioso, d’altro canto per individuare quegli interventi più urgenti e meno complessi che possono essere portati subito avanti attraverso la tecnica dei lotti funzionali».

Come procedono i lavori di ampliamento della Terapia Intensiva?

«Al momento abbiamo 8 posti letto ed abbiamo già assegnato un incarico ad una ditta per realizzare, entro 90 giorni, altri 7 posti letto. Ma si tratta solo di una fase intermedia perché la dotazione complessiva di posti letto di terapia intensiva per il nostro Policlinico è di 24 unità. Stiamo andando avanti con il programma di acquisti per il nuovo complesso operatorio finanziato con fondi PSN e speriamo di completarlo entro la primavera del 2021».

C’è poi il problema del Pronto Soccorso

«Sì, sono in corso degli interventi da completare entro settembre per togliere le tende ed il container utilizzati per il pre triage e dare finalmente una sistemata ed una logica funzionale ai percorsi. Abbiamo in programma di lasciare al più presto l’attuale sede della direzione generale, che si trova proprio sopra il pronto soccorso, per riservare l’intero padiglione all’emergenza urgenza. Penso che non ci vorrà molto tempo, abbiamo già individuato i nuovi locali per gli uffici della direzione, si tratta dell’Edificio Rosso che si affaccia su via del Vespro. Successivamente è in programma il trasferimento di tutto il Pronto Soccorso nel nuovo padiglione dedicato all’emergenza urgenza per ottimizzare spazi e tempi. Il Padiglione che verrebbe lasciato libero dal pronto soccorso potrebbe finalmente ospitare gli uffici amministrativi dislocati in Via Toti, che ci costano molto in termini di affitto ma anche in termini di dispendio di tempo ed energie lavorative».

C’è poi il tema dell’ex IMI

«Sono andato a fare un sopralluogo e dal punto di vista strutturale non mi è piaciuto molto. Non vedo una logica di insieme e non mi sembra adatto per una destinazione ad alta complessità come un Covid Hospital o un Istituto di Malattie Infettive. Ci confronteremo su questo tema con l’assessorato, ma io credo che sia più adatto per interventi con indice di complessità inferiore a 1. Ad esempio si potrebbero sfruttare i 14 posti letto per realizzare un centro di riferimento per i servizi in One Day Surgery e per le attività ambulatoriali. In ogni caso ritengo utile fare una dettagliata indagine, prendendo come riferimento i dati del 2019, al fine di individuare quali sono le carenze del territorio e vedere così quali specialità possono essere colmate da questa struttura».

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