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Ancora aggressioni

Policlinico Giaccone di Palermo, primario colpito al pugno da un paziente: timpano perforato

Si tratta del professore Francesco D'Arpa, responsabile dell'unità operativa di Endoscopia digestiva del Policlinico Giaccone di Palermo. La condanna da parte del presidente dell'Ordine, Toti Amato.

Tempo di lettura: 2 minuti

PALERMO. Il professore Francesco D’Arpa, responsabile dell’unità operativa di Endoscopia digestiva del Policlinico Giaccone di Palermo, è stato colpito con un pugno da un paziente.

«L’ennesima aggressione inaccettabile in un ospedale che sprigiona contro i medici tutta la rabbia pericolosa, espressione di un disagio sociale. Perseguiremo in tutte le sedi competenti l’autore di quest’ultima violenza costituendoci parte civile negli eventuali procedimenti», ha detto Toti Amato, presidente dell’Ordine dei medici di Palermo.

«È successo tutto in pochi minuti, martedì scorso alle 8.30 del mattino- ha raccontato il professore D’Arpa- Il paziente era stato ricoverato la sera precedente per una patologia addominale, ma nella mattinata aveva manifestato l’intenzione di dimettersi per eseguire una seduta di chemioterapia programmata. Dopo averlo informato che la sua permanenza in Chirurgia d’urgenza era prioritaria rispetto alla seduta di chemio, che poteva essere rimandata, è andato in escandescenze. Si è rivestito, si è strappato catetere venoso e sondino nasogastrico e si è allontanato dall’ospedale, apostrofando pesantemente chiunque cercasse di chiedere spiegazioni sul suo comportamento e rifiutandosi di firmare le dimissioni volontarie».

«Pensavamo che l’episodio si fosse chiuso lì- ha proseguito D’Arpa- ma a distanza di pochi minuti è tornato indietro, un’altra discussione altrettanto pesante di pochi secondi e in un attimo mi si è scagliato contro con un pugno all’orecchio».

Soccorso e sottoposto alle indagini strumentali, al medico è stata diagnosticata una perforazione timpanica e una perdita improvvisa dell’udito con acufeni, con conseguente automatica imputazione di lesioni gravissime con una prognosi di 40 giorni.

«Tutti i medici sono vicini e partecipi delle difficoltà che vivono quotidianamente tutti i professionisti della salute- ha concluso Toti Amato- Siamo impegnati ogni giorno ad utilizzare tutte le soluzioni possibili per garantire a tutti i colleghi la nostra assistenza».

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