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Policlinici

L'intervista

Policlinico “Giaccone”, Caltagirone: «In arrivo nuova Terapia intensiva e Blocco operatorio»

Il commissario straordinario fa il punto con Insanitas su dotazione organica, concorsi, cantieri, Cup e gestione del Coronavirus.

Tempo di lettura: 7 minuti

PALERMO. Dotazione della nuova pianta organica, concorsi attivi e cantieri aperti: sono molte le novità che in questo ultimo periodo hanno investito il Policlinico “Giaccone” di Palermo e altre sono in arrivo. Insanitas ha fatto il punto sulle condizioni dell’azienda palermitana intervistando l’attuale Commissario Straordinario, Alessandro Caltagirone.

Siete in fase di approvazione della nuova dotazione organica?
«Ancora gli atti di approvazione non ci sono, quindi, noi ci muoviamo con le assunzioni sulla scorta della vecchia dotazione organica con tutte le difficoltà che ne conseguono, tenuto conto che questa è del 2017 e non tiene conto della pandemia, le esigenze sono cambiate e sono nati nuovi atti aziendali che devono essere attuati. Ci troviamo nella situazione di voler attuare tutto quello che sarebbe necessario, ma abbiamo limiti imposti dalla vecchia dotazione organica che ci frena su alcuni aspetti. Pertanto, prima arriverà l’approvazione della nuova pianta organica meglio sarà, perché possiamo stilare il piano triennale di assunzioni, il quale deve essere fatto sempre compatibilmente con l’equilibrio di bilancio, la strategia dell’azienda e le carenze più ataviche, che da noi riguardano i medici».

Sul fronte del direttore sanitario ci sono novità?
«Penso sia giusto che sia scelto dal nuovo direttore generale, per il quale c’è un concorso aperto. Al momento noi abbiamo il direttore sanitario di presidio, il dottore Luigi Aprea, che di fatto copre anche le esigenze create dall’assenza del direttore sanitario».

Come sono i rapporti con il nuovo rettore, Massim Midiri? Essendo lui interno al Policlinico è consapevole delle lacune da colmare…
«Con il professore Midiri ci conosciamo dal 2005 ed i rapporti sono stati sempre ottimi, sono sicuro che farà molto bene all’Università e al Policlinico. Abbiamo avuto anche modo di incontrarci dopo le elezioni e, quindi, cominciare già a ragionare su tutto quello che può essere fatto all’interno del Policlinico universitario. È ovvio che, in quanto direttore del dipartimento di “Radiologia e Diagnostica”, il prof Midiri è anche componente del collegio di direzione e ha vissuto tutti i momenti di gloria e crisi del Policlinico, quindi, sa esattamente di cosa abbia bisogno. Poi la sua strategia sarà anche di natura temporale, cioè su cosa intende intervenire prima ed è qui che si inserisce il confronto con il direttore generale, nel decidere cosa è più urgente. In genere, comunque, su quelle che sono le criticità del Policlinico, le nostre idee sono assolutamente sovrapponibili».

Vi siete dotati di attrezzature innovative e di nuove strutture?
«Sin dal mio insediamento, a luglio dell’anno scorso, ho firmato degli atti in cui era previsto un investimento di circa 6 milioni e mezzo per le attrezzature, quindi, ho immediatamente focalizzato l’attenzione su quelle che erano le carenze, anche in base alle ristrutturazioni all’epoca in corso. Tra qualche giorno inaugureremo la nuova Terapia intensiva e il Blocco operatorio della chirurgia, pertanto anche le spese per le attrezzature di natura tecnologica sono state fatte in relazione a queste ristrutturazioni che erano in dirittura d’arrivo. Poi abbiamo implementato la Pneumologia che non c’era e riaperto l’Imi (ex Istituto Materno Infantile). Ricordo che abbiamo aperto la terapia intensiva di 7 posti letto e questo ci ha consentito di entrare a pieno titolo nella gestione dei pazienti Covid, perché abbiamo liberato altre aree. Abbiamo quindi creato una nuova terapia intensiva dedicata ai pazienti non Covid e la “vecchia” terapia intensiva è stata destinata ai pazienti Covid».

Una delle sue prime azioni da Commissario è stata quella di riaprire l’Imi. Come state utilizzando queste struttura?
«L’Imi non ha ancora una sua identità, però ci ha permesso di alleggerire alcune situazioni che erano incompatibili con il Covid. All’inizio si pensava potesse essere la struttura dedicata al Covid, però, obiettivamente si trova lontana da tutti gli altri servizi, come le consulenze per altre patologie. Il paziente malato di Covid, infatti, non è detto che abbia solo questo, potrebbe essere anche un cardiopatico o un paziente chirurgico, quindi, avere lontane tutte le altre specialistiche non era opportuno. Pertanto l’azione che è stata fatta è quella di alleggerire un po’ la pressione assistenziale che c’era al Policlinico, affinché all’interno dello stesso si potessero aprire dei posti letto Covid».

Come sta andando con la gestione del Covid?
«Per un momento c’è stato il calo dei contagi, tanto che le terapie intensive sono state dedicate tutte al “non Covid” e ancora oggi è così. Stiamo reggendo perché i pazienti che ora contraggono il virus vanno in degenza ordinaria, i ricoveri in terapia intensiva, in proporzione, sono più bassi rispetto ai mesi passati. Attualmente abbiamo 10 posti letto dedicati al Covid, però abbiamo dato la Pneumo-Covid cioè la semintensiva respiratoria, quindi, i pazienti un pochino più gravi arrivano da noi. Questo processo fa parte della logica di rete vigente in questa fase, poi magari le cose cambieranno anche a partire da domani, ma adesso l’organizzazione prevede che i pazienti che non abbiano necessità di ricovero restino a casa e gli altri vadano in presidi come l’ospedale “Cervello”, nel momento in cui qualcuno si dovesse aggravare può venire al Policlinico. Si tratta comunque di una situazione flessibile, noi l’abbiamo scritto più volte in assessorato che qualora emergessero nuove necessità metteremo in piedi nuovi reparti così come abbiamo fatto in passato, con la famosa struttura “a fisarmonica”. Adesso, ad esempio, abbiamo attivi 10 posti Covid ma siamo arrivati anche ad 88».

In linea generale, invece, secondo lei come va con la diffusione del Coronavirus?
«Purtroppo, a mio parere, sono esplosi i gradi di libertà della popolazione. Troppe feste, troppe riunioni, troppi matrimoni, troppi momenti di aggregazione in cui cala il livello di attenzione. In queste occasioni conviviali non puoi che abbassare in qualche modo i livelli di protezione, spesso poi capita di incontrare persone che non vedi da tempo e non sai come comportarti. Mi sono accorto che anche colui che vuole mantenere le distanze non viene agevolato».

Parliamo, infine, del Cup che avete aperto a maggio, quali sono le novità in merito?
«Noi abbiamo aperto il nuovo sportello ticket che in passato si trovava in un altro padiglione del Policlinico, adesso si trova nell’edificio della direzione. Per l’apertura del nuovo ticket sono stati pensati sei sportelli di interfacciamento multidisciplinari. Si tratta, in pratica, di sportelli “intelligenti”, infatti, nel momento in cui il sistema si rende conto che tante persone prendono il biglietto per un’attività di ticket allora si convertono tutti in ticket per diminuire il tempo di attesa, se cresce la richiesta per il Cup lo sportello si trasforma in Cup e l’operatore cambia il proprio tipo di attività, per cui abbiamo operatori che possono fare sia l’uno che l’altro. A prescindere, però, ci siamo resi conto che vorremmo decentrare quanto più possibile queste attività, creando diverse alternative come degli sportelli di pagamento negli edifici in cui c’è più flusso. Ne potremmo metteremo uno nell’edificio della Chirurgia, uno nella clinica medica, un altro credo in Radiologia e un altro nell’Area oncologica».

In che modo sono stati pensati questi sportelli decentrati?
«Saranno sportelli per pagamento con carta e non con contanti, perché quella con le banconote è una gestione più complessa, che sarà possibile effettuare nella struttura centrale. Per il resto si può pagare anche con Lottomatica e il Pagopa Online dovrebbe essere già attivo, ma stiamo lavorando anche per dare la possibilità di pagare con procedure informatizzate da casa. La vera azione sarà quella di mettere questi sportelli di pagamento nelle varie cliniche e fare in modo che il paziente non debba spostarsi per fare il pagamento alla struttura centrale. Anche nell’edificio in cui ci sono questi 6 sportelli ticket, probabilmente ci sarà uno sportello per il pagamento automatico con bancomat e carta di credito e un altro per i contanti. Chi avrà bisogno di interfacciarsi con l’operatore potrà farlo pure».

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