Policlinico di Palermo, il dg Picco: «In arrivo investimenti e una pianta organica rinnovata»

2 Luglio 2019

Le interviste di Insanitas ai nuovi manager della Sanità siciliana.

 

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PALERMO. Proseguono le interviste di Insanitas ai nuovi direttori generali della Sanità siciliana. Stavolta è il turno di Carlo Picco, ex direttore sanitario dell’Areu in Lombardia e da alcune settimane alla guida del Policlinico Giaccone di Palermo.

Cominciamo con l’attualità: novità sulle nomine dei direttori sanitario e amministrativo?

«No, non ancora».

In Sicilia l’assessore Ruggero Razza ha adottato il codice antimafia per la nomina dei d.g. e dei direttori sanitari e amministrativi…

«È sicuramente un ulteriore elemento di garanzia posto a tutela del sistema sanitario regionale. Ogni elemento di trasparenza è positivo ed i segnali che vengono dalla Sicilia in questo senso credo siano d’esempio per tutta l’Italia».

A proposito della sua provenienza, come ha trovato il sistema sanitario regionale? Davvero è così lontano dagli standard virtuosi di Lombardia, Veneto e Piemonte?

«In realtà, al contrario di quanto si possa pensare, il sistema sanitario regionale non si differenzia molto da quello delle regioni del nord. Le problematiche di carattere gestionale ed assistenziale sono sovrapponibili praticamente in tutta Italia. Magari in alcune aree del nord c’è un livello di erogazione dei LEA migliore, ma la Sicilia in questi anni sta recuperando terreno. Quello che nel passato è mancato probabilmente è stato uno sforzo comune. Ecco, forse qui c’è ancora un’eccedenza di conflittualità che rallenta il miglioramento dell’erogazione dei servizi sanitari».

Come mai ha accettato di “scendere” in Sicilia?

«Sicuramente è stata una scelta professionale e di vita importante, fatta dopo una riflessione lunga ma senza esitazioni. Ho conosciuto meglio la realtà siciliana nell’ambito dell’interazione fra Lombardia e Sicilia per il modello dell’emergenza urgenza, quando ero direttore sanitario dell’Areu. Ho avuto modo di apprezzare per diversi mesi la figura dell’assessore Razza, determinato e dotato di una chiara visione, e ho conosciuto tante persone davvero molto valide. Ho ritenuto quindi che in un contesto del genere si potesse lavorare bene».

In quali condizioni ha trovato la sua “Azienda”, il Policlinico di Palermo?

«Nel complesso sta bene. Certo ci sono criticità, in parte il nostro Ospedale è un cantiere aperto, ma i lavori si stanno progressivamente stabilizzando. C’è ancora quale rallentamento sull’area dell’emergenza. Aspettiamo di poter utilizzare queste nuove superfici, decisamente più adeguate, per migliorare i nostri servizi».

Tempi?

«I tempi di consegna del cantiere dovrebbero essere rapidi. Entro la fine dell’anno. Solo per l’area dell’emergenza credo si dovrà attendere il 2020».

Per due anni è stato al vertice dell’Azienda Regionale Emergenza Urgenza della Lombardia, un’eccellenza nazionale presa come esempio virtuoso anche qui in Sicilia quando, due anni fa, è partito il numero unico di emergenza 112. C’è qualche buona pratica che importerebbe qui in Sicilia?

«L’esperienza in Lombardia è stata entusiasmante. Abbiamo messo a punto un sistema davvero performante. In quegli anni sono stato a stretto contatto con l’assessorato regionale alla salute della Sicilia e subito c’è stato grande affiatamento. Era percepibile l’impegno e la voglia di fare bene. Ecco, proprio nel campo dell’emergenza urgenza una buona pratica l’abbiamo già condivisa. Anzi credo che per quanto riguarda il sistema di emergenza urgenza 112, la realtà di Catania ad oggi è forse la migliore in Italia in termini di tempi di risposta. Questo è un risultato straordinario, anche in considerazione della complessità del sistema».

Fiore all’occhiello del Policlinico di Palermo?

«La possibilità di venire a lavorare in un Hub universitario consente di avere una serie di riferimenti, in termini di risorse umani, molto importanti. Credo sia proprio il patrimonio professionale il valore aggiunto del Policlinico. Certo, anche la potenzialità di una struttura inserita nella rete ospedaliera della regione come punto di riferimento del bacino occidentale, ci consente di lavorare meglio, anche in termini di investimenti».

A proposito di investimenti, quali saranno i prossimi?

«Siamo stati fermi da qualche anno a causa dei commissariamenti ma abbiamo in cantiere diversi progetti. Qui abbiamo la possibilità di fare ricerca e progettualità sperimentale attraverso i fondi del ministero e i fondi europei. Il problema non è quindi tanto quello di reperire i fondi. Certo si tratta di una funzione fondamentale ma credo che il nodo principale sia quello di fare una programmazione seria degli investimenti. Ho passato questi primi mesi a fare una programmazione degli acquisti in tecnologia coerente con il disegno che ho in mente per migliorare alcuni servizi che hanno la potenzialità di svilupparsi in considerazione della natura stessa di questo policlinico e coerentemente con il suo “posizionamento” all’interno della rete ospedaliera regionale. Intanto nei mesi scorsi è arrivata la nuova Pet per l’unità di medicina nucleare e abbiamo dotato il pronto soccorso di una tac di ultima generazione che ne era sprovvisto».

Qual è invece il punto di debolezza?

«Questa è una struttura a padiglioni, realizzata negli anni 30 del secolo scorso, con tutta una serie di criticità logistiche. Ammodernata a più riprese e senza un disegno globale. Vorrei quindi lavorare per rendere perfettamente conforme alle normative di sicurezza l’intero complesso. Bisogna che tutti i settori siano adeguati».

Novità sul fronte delle assunzioni?

«Non prevedo grossi stravolgimenti. La pianta organica è praticamente satura. Dobbiamo nominare i direttori di dipartimento delle strutture complesse e semplici e dovremmo rivedere le condizioni delle piante organiche perché abbiamo il tema specifico degli universitari che sono presenti sia per l’attività assistenziale che per l’attività di ricerca e formazione. Di conseguenza il loro tempo non è dedicato tutto all’assistenza dei pazienti. Questo è un problema trasversale a tutti i Policlinici che va affrontato rivedendo le piante organiche in funzione di queste particolari condizioni. C’è poi una questione di carattere strettamente economico: quando va in pensione ad esempio un infermiere universitario, lo dobbiamo sostituire con un infermiere ospedaliero assistenziale e questo comporta per noi un aggravio di spesa. Anche questo è un tema che va affrontato in maniera sinergica per adeguare le dotazioni di budget».

Dopo le nomine dei nuovi direttori generali, il suo nome è stato indicato in quota Lega…

«Diciamo che è diventata una liturgia quella di cercare un’appartenenza politica ad ogni costo. E, voglio precisare, non è solo un’abitudine siciliana. Io non sono qui per motivazioni politiche. Ho superato un concorso e, come ho già spiegato nelle sue precedenti domande, ho anche avuto una convergenza di percorso lavorativo mentre ero in Lombardia con la Sicilia. In quell’occasione ho avuto modo di vedere ed apprezzare il lavoro che si stava facendo e credo, contestualmente, di essere stato apprezzato per il mio lavoro».

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