Policlinici

L'intervista al primario

Policlinico di Messina, in meno di un anno 1.250 interventi di cardiologia interventistica

Sono stati acquistati strumenti e apparecchiature di ultima generazione, che hanno fatto registrare un incremento di oltre il 45% rispetto al 2022.

Tempo di lettura: 4 minuti

Sono ben 1250 gli interventi eseguiti, da quando meno di un anno fa, presso l’A.O.U. G. Martino di Messina, sono state inaugurate due modernissime sale di cardiologia interventistica. Grazie ad un finanziamento regionale infatti, sono stati acquistati strumenti e apparecchiature di ultima generazione, che hanno fatto registrare un incremento delle operazioni effettuate ai pazienti con problemi cardiaci, di oltre il 45% rispetto al 2022. Per tracciare un bilancio dell’attività svolta e conoscere in dettaglio le potenzialità del reparto, Insanitas ha rivolto alcune domande al prof. Antonio Micari (nella foto), direttore della U.O.S.D. di Cardiologia Interventistica.

Quali sono i trattamenti che vengono forniti all’interno dell’unità operativa da lei diretta?
«Tra le diverse patologie trattate, la mia Unità si focalizza sulla stenosi delle coronarie, un restringimento nelle arterie superiore al 70%, che riduce il flusso sanguigno e causa ischemia. Utilizziamo una tecnica mininvasiva, pungendo l’arteria radiale, per accedere e trattare le arterie coronarie che partono dall’aorta, eliminando l’occlusione. La stenosi è la principale causa della cardiopatia ischemica, che a sua volta è la prima causa di morte nel mondo occidentale. Eseguiamo anche interventi di cardiologia strutturale, in collaborazione con la Cardiochirurgia dell’ospedale Papardo, tra cui l’inserimento di valvole aortiche per via percutanea, attraverso l’arteria femorale, per trattare la stenosi valvolare aortica, e la correzione delle insufficienze mitraliche, riparando la valvola mitrale. Inoltre, implementiamo trattamenti preventivi per l’ictus ischemico, come angioplastiche delle carotidi, interventi di chiusura del forame ovale pervio e dell’auricola sinistra».

Quali sono i vantaggi legati alla cardiologia interventistica e quando è consigliato ricorrervi?
«Questo trattamento si distingue per efficacia, sicurezza, mini-invasività, durabilità e breve ricovero. È raccomandato per la cardiopatia ischemica miocardica, l’arteriopatia periferica sintomatica e le malattie valvolari o strutturali del cuore. Negli ultimi 15/20 anni, il numero di interventi eseguiti con questa tecnica è notevolmente aumentato, testimoniando un’evoluzione significativa sia della metodica che dei dispositivi utilizzati».

A quale target di pazienti possono essere riferiti questi interventi?
«Il trattamento standard delle stenosi coronariche per cardiopatia ischemica si applica alla maggior parte dei pazienti. Tuttavia, una minoranza di essi (meno del 10%), a causa di particolari caratteristiche anatomiche delle coronarie e determinate condizioni cliniche, può ottenere risultati migliori con il bypass coronarico chirurgico. Per l’inserimento delle valvole aortiche tramite TAVI (Transcatheter Aortic Valve Implantation), eseguito dall’inguine, esistono invece delle restrizioni specifiche. La scelta di questo intervento viene decisa da un ‘Heart team’, composto da un cardiologo interventista, un cardiochirurgo, un anestesista e un cardiologo clinico. Generalmente, è indicato per individui di oltre 75 anni o per pazienti più giovani con patologie concomitanti, per i quali l’operazione a cuore aperto comporterebbe un alto rischio di complicanze».

Come si svolge la collaborazione con la cardiochirurgia l’A.O. Papardo?
«La città di Messina è capofila nell’aver creato una convenzione tra la cardiochirurgia dell’ospedale Papardo e tutte le cardiologie interventistiche del territorio, che è stata anche riconosciuta dall’assessorato regionale alla Salute. Si tratta di un modello all’avanguardia, che verrà esportato in altre realtà siciliane e che prevede che gli interventi di cardiochirurgia strutturale aortica e mitralica vengano eseguiti in collaborazione da un’équipe di specialisti, con il fine di ottimizzare i risultati e minimizzare i costi. Ciò consente di poter curare i pazienti complessi, condividendoli ed eseguendo gli interventi negli ospedali in cui è presente una cardiochirurgia in situ, così come richiesto dalle linee guida internazionali».

Quali sono le tecnologie di ultima generazione nelle due sale, inaugurate meno di un anno fa?
«Le nostre sale operatorie sono equipaggiate con due angiografi di altissimo livello e sistemi di imaging intravascolare, per la visualizzazione ottica interna dei vasi coronarici tramite sonde. Disponiamo anche del rotablator, uno strumento capace di rimuovere il calcio dalle placche arteriose, rotando a 170.000 giri al minuto, per la dilatazione arteriosa. Inoltre, possediamo tecnologie fusion per integrare immagini di TAC e angiografiche. Essendo un Policlinico universitario, con forte enfasi sulla didattica e sulla formazione degli studenti e degli specializzandi, abbiamo anche un sistema di telemedicina per trasmettere in tempo reale, in ogni parte del mondo, gli interventi eseguiti».

Quali sono i prossimi obiettivi previsti?
«Stiamo per inaugurare la nuova Unità Coronarica, i cui lavori sono ormai completati. Questa unità ci permetterà di servire in modo più ampio l’area dello Stretto, diventando un punto di riferimento per tutto il territorio e riducendo ulteriormente la mobilità passiva verso altre regioni del nord. Desidero infine, esprimere la mia gratitudine nei confronti dell’Università e della direzione dell’A.O.U. G. Martino, per il sostegno fornito verso questo progetto di potenziamento e ristrutturazione della Cardiologia del Policlinico, che include la cardiologia interventistica e l’UTIC guidata dal prof. Gianluca Di Bella. Sono state infatti, investite importanti risorse umane e strumentali, dedicando un intero piano del “Padiglione E” a questo rilevante ambito specialistico».

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