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Policlinico di Messina, il neo dg Laganga: «Ecco come proseguirà l’azione di rilancio»

25 Giugno 2019

LE INTERVISTE DI INSANITAS AI NUOVI MANAGER. «L'intesa raggiunta tra Assessore e Rettore sulla mia persona evidenzia l'importanza della continuità per questa Azienda Ospedaliera Universitaria. D’altro canto dopo 12 anni ai vertici di una stessa azienda non posso scaricare la responsabilità su “quelli che c’erano prima di me” se ci sono delle cose che non vanno».

 

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MESSINA. Da commissario straordinario a direttore generale: Giuseppe Laganga (nella foto) continuerà a guidare il Policlinico Martino di Messina, così come riportato da Insanitas alcuni giorni fa (leggi qui).

Negli anni ha ricoperto diversi incarichi e ruoli all’interno del Policlinico di Messina…

«S’, la mia nomina rappresenta la continuità perché qui ho fatto il direttore economico-finanziario, il direttore del dipartimento amministrativo e il direttore amministrativo. Nel 2007 sono stato nominato commissario e oggi la nomina definitiva a Direttore Generale. Essendo questo un Policlinico Universitario la mia nomina è stata ratificata dal presidente della Regione, Nello Musumeci, su proposta dall’Assessore Regionale alla Salute, Ruggero Razza, d’intesa con il Rettore dell’Università di Messina, Salvatore Cuzzocrea. Sono molto contento della fiducia che hanno risposto in me, puntando alla logica di continuità. Questa azienda in passato ha visto molti commissariamenti e situazioni di forte precarietà».

Quando lei è arrivato in questa azienda la situazione finanziaria era drammatica… 

«Il Policlinico aveva 40 milioni di perdita accumulata e bilanci mai approvati per mancanza di informazioni. Quando ero nel ruolo economico-finanziario l’azienda è uscita fuori dalla crisi gestionale per la prima volta nel 2009. Ho fatto questa grande esperienza con il Commissario Straordinario dott. Pecoraro, che era stato inviato dalla Regione. Nel 2010 siamo riusciti a recuperare le perdite e a rivedere i bilanci. Nel 2013 abbiamo vinto l’Oscar di Bilancio della Pubblica Amministrazione, per la trasparenza dei bilanci e della comunicazione conferito dal Presidente della Repubblica. L’azienda non aveva mai avuto i bilanci approvati, non tanto perché accumulava perdite ma perché il collegio sindacale non riusciva ad esprimere un parere per mancanza di informazioni. C’è stato un miglioramento anche nelle performance assistenziali. Poi c’è stato il cambio delle direzioni generali e venne nominato il dott. Restuccia che si è dimesso dopo un anno, pertanto l’azienda è ricaduta in uno stato di incertezza con conseguente mancanza di programmazione».

Ora, appunto, la continuità…

«L’intesa raggiunta tra l’Assessore e il Rettore sulla mia persona evidenzia l’importanza e la necessità della continuità per questa Azienda Ospedaliera Universitaria. Per è un grande impegno e una grande soddisfazione. D’altro canto è anche pesante stare 12 anni ai vertici di una stessa azienda e non posso scaricare la responsabilità su “quelli che c’erano prima di me” se ci sono delle cose che non vanno».

Dal punto di vista medico quali sono i punti di forza dell’AOU “G.Martino”?

«Siamo stati individuati come Dea di secondo livello e come tale ospitiamo un po’ tutte le strutture complesse per legge obbligatorie. Si tratta di un Policlinico Universitario, quindi deve avere la capacità di coniugare due anime.  In primis dobbiamo sottolineare l’aspetto dell’emergenza, infatti siamo un Hub su tutte le reti tempo-dipendenti (ictus, stroke e politrauma) e per tutto ciò che è l’emergenza sulla vascolare e sulla toracica. Il nostro pronto soccorso è uno dei più importanti sul territorio. Dall’altro lato, abbiamo la necessità e l’opportunità di mettere in campo una serie di expertise indispensabili per fare interventi di altissima complessità».

Una doppia mission, in pratica…

«Coniugarle  è abbastanza difficile perché bisogna organizzarsi e utilizzare le risorse in modo appropriato per far sì che un aspetto non prevalga sull’altro. Noi dobbiamo essere da garanzia per il sistema come Dea ma dobbiamo essere una garanzia anche per la collettività, sia per la complessità degli interventi che per le prestazioni assistenziali. Oggi l’azienda è fuori dal piano di efficientamento economico, non abbiamo una situazione che ci obbliga ad attuare un piano di rientro, riusciamo a farcela con le nostre entrate, grazie anche al contributo dell’università principalmente per il pagamento del personale medico, personale universitario per il quale paghiamo solo un’integrazione. A parità di risorse umane abbiamo un costo del personale più basso rispetto alle aziende non universitarie».

In corso pure investimenti tecnologici…

«Questa azienda ha avuto la capacità di investire un bel po’ di milioni di euro e l’Università negli ultimi due anni ha investito circa 21 milioni di euro in tecnologie, senza volere nulla in cambio. La lungimiranza dell’Università è stata anche mettere accanto alla tecnologia il giusto professionista, come nel caso del “ginecologo oncologo” che ha ampliato e migliorato l’offerta sul territorio provinciale, e tante altre figure professionali arrivate qui grazie ad un investimento. L’azienda ha poi messo attorno a questi professionisti un’equipe. Tecnologie e risorse umane ci hanno permesso di presentaci sul mercato con un vantaggio assoluto nei confronti degli altri. Stiamo cercando e stiamo riuscendo in alcune aree a migliorare quello che è l’appeal e la reputazione di questa azienda. Quindi si deve lavorare sull’aspetto comunicativo».

Quali sono le criticità presenti in azienda su cui ha intenzione di intervenire nel prossimo futuro?

«Esistono criticità di carattere assistenziale e alcune aree assistenziali che devono essere migliorate. Non dal punto di vista dei professionisti, perché li abbiamo e sono molto bravi, mi riferisco proprio alla mancanza di procedure, di percorsi condivisi e di un principio chiaro: la multidisciplinarità, che deve essere il filo conduttore di questa azienda. Se guardo agli aspetti positivi da un punto di vista assistenziale e cerco di trovare un minimo comun denominatore rispetto a ciò che funziona e ciò che non funziona in questa azienda, di sbagliato c’è l’aspetto che riguarda l’organizzazione e l’accoglienza. Tutto ciò che perdiamo in termini di flusso e quello che abbiamo in termini di reputazione negativa è proprio a causa di questa mancanza di visione rispetto a un aspetto fondamentale che è quello dell’accoglienza e dell’umanizzazione».

Cosa fare, allora?

«Non è più possibile trascurare questi elementi collocandoli tra gli ultimi obiettivi che un direttore generale deve pianificare. Devono essere messi al primo punto per poterci migliorare ancora, per essere più performanti e lasciare soddisfatti dal punto di vista di qualità percepita (non tecnica) il soggetto e la collettività. Questo Policlinico deve essere visto dalla popolazione come un punto di riferimento serio. In tale senso ci sono dei progetti già avviati e altri in cantiere, con fatti concreti stiamo coinvolgendo il personale infermieristico e delle ditte che ci offrono servizi accessori».

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