Policlinici

L'approfondimento

Policlinico ad Enna o Caltanissetta? Caltagirone: «Ecco cosa penso…»

L'intervista di Insanitas al commissario straordinario dell'Asp nissena, il quale auspica una sinergia tra istituzioni.

Tempo di lettura: 5 minuti

Policlinico a Caltanissetta o a Enna, oppure un quarto polo diffuso della Sicilia centrale? È ormai un’annosa vicenda che vede le due città poste al centro della Sicilia contendersi la “struttura” e dichiararsi l’una con più titoli dell’altra per la realizzazione dello stesso. Abbiamo intervistato il commissario straordinario dell’Asp2 Caltanissetta, Alessandro Caltagirone, per capirne un po’ di più sulle reali possibilità delle due città e sulla possibilità del policlinico diffuso e su come possa essere strutturato.

Policlinico, il punto della situazione…
«Lo stato dell’arte è che anche l’Università di Enna, oltre a Palermo, Catania e Messina, ha una facoltà di Medicina e chirurgia, oggi arrivata al terzo anno; per la Medicina e chirurgia è previsto che dal quarto anno in poi ci sia anche la parte assistenziale e cioè che lo studente possa accedere alle strutture sanitarie, attività necessaria ai fini del percorso formativo. L’ospedale di Enna non ha tutte le specialistiche previste in un percorso formativo universitario. Ne mancano una decina come l’Ematologia, la Chirurgia vascolare, la Neurochirurgia, per citarne alcune. Lo studente deve essere garantito in questo percorso e ha necessità di accedere a strutture sanitarie che coprano tutte le specialistiche. Sono certo che l’Università di Enna, per tali ragioni, compirà le scelte più corrette, a garanzia del percorso formativo degli studenti che ad ottobre iniziano il loro quarto anno di studi».

Ci vogliono dei tempi per realizzare ‘le specialistiche… È qualcosa che si può attuare a Enna entro ottobre?
«Impossibile, le specialistiche in questione, in atto, non sono previste per l’ASP di Enna, nella rete ospedaliera approvata dal Ministero e dalla Regione Siciliana e le aziende sanitarie non hanno questa autonomia organizzativa. La stessa rete ospedaliera, approvata a seguito di analisi di tanti fattori, prevede queste specialistiche, oltre che in altre realtà ospedaliere di area metropolitana, nel presidio ospedaliero Sant’Elia che è un Dea di secondo livello. Per tali ragioni l’Asp di Caltanissetta con il presidio Sant’Elia è nelle condizioni di fornire il supporto necessario».

C’è un ruolo del Consorzio, se sì quale?
«Caltanissetta è sede di un Consorzio universitario che ha una sinergia consolidata con l’Università di Palermo, non solo per la scuola di Medicina e chirurgia ma anche per altre facoltà come quella di Ingegneria biomedica o Infermieristica. Il Consorzio abbraccia tante branche ed è in continua espansione grazie alla collaborazione consolidata nel tempo con la stessa Università di Palermo. Per quanto riguarda la scuola di Medicina e chirurgia, la presenza del Consorzio consente a circa 100 studenti all’anno di potere frequentare il corso di studi anche a Caltanissetta. Le scelte da mettere in campo devono guardare all’offerta formativa e agli studenti e Caltanissetta può giocare un ruolo fondamentale sia per logistica che per caratteristiche di offerta assistenziale».

Ma… Palermo un policlinico lo ha già. Non è un ostacolo o uno svantaggio per Caltanissetta?
«L’idea che ci sia un edificio denominato “policlinico” a Caltanissetta la vedo complicata così come per Enna, per questo ritengo sia nata l’idea del “Policlinico diffuso” del centro Sicilia. Mettiamo insieme tutte le nostre forze per dare risposte agli studenti. Le facoltà di Medicina e chirurgia esistono e risulta indispensabile ai fini formativi dare il supporto per tutta la parte assistenziale».

Come si potrebbe procedere?
«È inverosimile che lo studente per alcune discipline, soprattutto quelle che vanno dal quarto anno in avanti, possa fare lezione in una città e formazione in reparto in un’altra città. Pertanto il supporto di Caltanissetta dovrebbe configurarsi per entrambe le azioni formative, in aula e in reparto».

La scelta è quindi o con Palermo o ‘matrimonio’ con la Kore?
«Questa non è una scelta che può fare Caltanissetta da sola e in autonomia. Deve esserci un accordo complessivo delle istituzioni coinvolte e un indirizzo politico programmatico. Noi, poi, possiamo fare la parte operativa. Se l’obiettivo è un quarto polo dell’area centrale della Sicilia, allora Caltanissetta, che logisticamente si trova tra Agrigento ed Enna, può avere un ruolo importante e determinante».

Da qui, chi e come si deve muovere?
«Io non penso che questa decisione possa essere presa “dal basso”. Se le idee di programmazione saranno chiare, questo è un processo che può essere veloce e per niente complicato. Le specialistiche a Caltanissetta esistono e possono essere messe a disposizione».

Il Comune o l’Asp possono muoversi in quale modo?
«Potrebbero analizzare le esigenze formative e proporre la migliore soluzione per il bene degli studenti».

Come dobbiamo immaginare il quarto polo della Sicilia centrale?
«Non dobbiamo immaginare come quarto polo universitario un edificio denominato “Policlinico”; in questo caso dobbiamo pensare a studenti che si muovono in questa sinergia tra istituzioni, che mettono a disposizione degli studenti le strutture formative e assistenziali esistenti, almeno in questa fase, ovunque esse si trovino sul territorio regionale e nelle quali gli stessi studenti possano affrontare il loro percorso formativo, tra più realtà, nel migliore dei modi per avere eccellenti professionisti per le sfide sanitarie che ci troveremo ad affrontare nell’imminente futuro».

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