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Pillola anti-Covid in arrivo pure in Sicilia, ecco dove sarà somministrata

Il Molnupiravir verrà commercializzato con il nome di Lagevrio. Per adesso sarà disponibile solo negli ospedali autorizzati e solo successivamente anche nelle farmacie aderenti.

Tempo di lettura: 4 minuti

Arriverà a stretto giro anche in Sicilia, probabilmente già dalla prossima settimana, il Molnupiravir il primo antivirale orale contro il Coronavirus, prodotto da “Merck” (MSD) e “Ridgeback Biotherapeutics”. Per adesso il farmaco, che sarà commercializzato con il nome di Lagevrio, sarà disponibile solo nelle farmacie degli ospedali autorizzati e solo successivamente anche nelle farmacie aderenti. Si tratta di una buona notizia perché questo farmaco produce alterazioni del materiale genetico (Rna) del virus durante la replicazione in modo da renderlo incapace di moltiplicarsi.

Secondo i produttori, la pillola non colpisce la proteina spike del Coronavirus ed è proprio per questo che la sua efficacia sarebbe garantita nonostante varianti presenti e future. Le strutture che nella nostra isola potranno erogare il farmaco sono le stesse che adesso si occupano di somministrare i monoclonali, con in testa gli Hub del “Cervello” di Palermo e il “Cannizzaro” di Catania. In totale arriveranno in Sicilia 360 confezioni da 40 compresse ognuna.

Modalità e condizioni d’impego

Nei giorni scorsi il Dipartimento per la Pianificazione Strategica dell’assessorato regionale alla Salute, guidato da Mario La Rocca, ha reso note le modalità di gestione del Molnupiravir a livello regionale per cui il medico di medicina generale, il pediatra di libera scelta, l’Usca, o qualunque altro medico entri in contatto con pazienti affetti da Sars-Cov-2, può identificare il paziente candidabile al trattamento e segnalare il caso al Centro abilitato alla prescrizione più vicino al domicilio del paziente, per pianificare l’accesso alla terapia. Il centro a sua volta comunica al medico che ha identificato il paziente e la data prevista per il ritiro della terapia. Il medico del centro abilitato deve provvedere quindi a compilare la scheda di registrazione del paziente ed eroga la terapia con le modalità e i tempi definiti da Aifa. Il trattamento consiste nell’assunzione di 4 compresse (da 200 mg) due volte al giorno per 5 giorni.

ECCO DOVE SARÀ SOMMINISTRATA

Punti critici del farmaco orale anti Covid

Difficilmente, però, questa pillola sarà di rilevante impatto contro la pandemia perché la sua efficacia nel prevenire le ospedalizzazioni è bassa ed è scesa nel corso del tempo. Dall’iniziale 50% di riduzione dei decessi e ricoveri si è arrivati al 30% riguardante i dati di tutti i partecipanti iscritti nel trial (1.433 pazienti).

«Noi medici di famiglia e le Usca segnaleremo i casi, a fare il trattamento però saranno sempre i centri autorizzati. Le modalità sono le stesse per la somministrazione dei monoclonali e anche i pazienti sono più o meno gli stessi, nel senso che il farmaco non sarà dato a tutti i positivi, ma soltanto ai soggetti a rischio. L’antivirale orale e i monoclonali possono anche essere associati. Aspettiamo comunque l’arrivo dell’antivirale della Pfizer che dovrebbe arrivare ad una protezione del 89%» precisa Luigi Galvano, segretario regionale della FIMMG Sicilia.

Qui però viene sollevato un altro problema, infatti la pillola è stata concepita per essere assunta in autonomia dal paziente senza l’intervento diretto del medico, ma con questa modalità di somministrazione anche questo carico ricadrà sulle strutture ospedaliere già allo stremo: «Si ripropone il tema nato con i monoclonali, nel senso che il farmaco deve essere portato a casa del paziente, anche se si tratta di una terapia orale che potrebbe essere presa in autonomia, tra l’altro il farmaco dovrà essere somministrato entro i 5 giorni dall’esito della positività. Sarà difficile da gestire» fanno sapere dal “Cannizzaro” di Catania.

«Siamo inondati da polmoniti mortali, anche gente da 40 anni in poi, perché continuano a non vaccinarsi. Adesso abbiamo 7 non vaccinati con polmonite all’80% che molto probabilmente avranno una prognosi infausta. Questa cosa ci impegna non poco perché poi abbiamo anche quelli con polmoniti più lievi, abbiamo i vaccinati, quelli positivi con altre comorbidità, abbiamo gli incidenti stradali ecc.. – conferma Tiziana Maniscalchi, responsabile dei monoclonali per la Sicilia Occidentale e del Pronto Soccorso di “Villa Sofia-Cervello” – Oltre l’Omicron, infatti, abbiamo ancora la Delta con cui combattere. In tutti i casi, anche se è meno grave credo che anche l’Omicron darà fastidio perché è più contagiosa, colpirà persone che con altre varianti non si contagiano e si diffonderà sempre più. In Sud Africa non sono aumentati i dati di mortalità perché lì sono in gran parte giovani e forti, l’anziano con la patologia cronica non c’è spesso perchè in genere si muore prima. Non sono dati rapportabili alla situazione europea, ogni cosa deve essere contestualizzata. Se noi abbiamo il 50% della popolazione con comorbidità e cronicità la variante Omicron non sarà leggera come per un ventenne».

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