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Dal palazzo

Il decreto di attuazione verrà discusso giovedì

Piani di rientro, da Roma si profila un decreto incubo per la Sanità siciliana

Il decreto di attuazione verrà discusso giovedì prossimo in sede di conferenza delle Regioni. Nella bozza sono previsti «paletti» contabili molto severi nel rapporto tra costi e ricavi.

Tempo di lettura: 3 minuti

PALERMO. Sui piani di rientro circola da giorni un documento che fa tremare le vene dei polsi ai direttori generali delle Aziende ospedaliere siciliane e ai dirigenti dell’assessorato alla Salute, ma proprio in Piazza Ziino sembra che nessuno sappia cosa fare.

Lo schema del decreto di attuazione messo a punto dal ministero della Salute verrà discusso giovedì prossimo in sede di conferenza delle Regioni e vede penalizzate le aziende sanitarie siciliane, in particolare quelle di alta specializzazione.

L’approccio del documento è decisamente di tipo economico, si potrebbe dire ragionieristico: il futuro di Aziende Ospedaliere, Aziende Ospedaliere Universitarie e IRCCS sembra legato essenzialmente ad un rapporto fra costi e ricavi, e ciò potrebbe penalizzare la qualità dei servizi.

E la voce ricorrente tra gli addetti ai lavori della sanità siciliana è sempre la stessa: ma chi ha partecipato per conto della Regione alle sedute che hanno portato all’approvazione di questi documenti? Occorre aggiungere che non si vedono rischi per aziende meno virtuose o prive di servizi di alta specializzazione.

La Conferenza delle Regioni, pertanto, in assenza della Sicilia decide comunque di far prevalere le ragioni dell’economia sul bisogno di salute e nessuno dai Palazzi del governo sembra voler alzare il dito per parlare.

Ma del resto, si sa, «gli assenti hanno sempre torto» o piuttosto «non bisogna appartarsi e disinteressarsi delle questioni che ci riguardano, perché si corre il rischio di trovarsi posti di fronte a un fatto compiuto a noi sfavorevole». E una Regione che sembra sparita dai tavoli di trattativa ministeriali non tutela di certo al meglio i propri cittadini.

La legge individua come determinante la presenza di almeno uno di questi fattori per fare ingresso nel piano di rientro: se i costi superano i ricavi di oltre il 10 per cento, se i costi superano in valore assoluto di 10 milioni di euro i ricavi, o ancora il mancato rispetto dei parametri relativi ai volumi, alla qualità ed agli esiti delle cure.

La spada di Damocle già pende sulla testa dei manager: fra non molto inizierà il conto alla rovescia e le aziende individuate in sede di conferenza Stato- Regioni per l’ingresso nei piani di rientro dovranno trasmetterlo alle rispettive Regioni entro 90 giorni dall’emanazione del provvedimento che le individua.

La Regione annualmente dovrà verificare lo stato di attuazione del piano di rientro, in sostanza tagli su tagli per il raggiungimento degli obiettivi previsti.

I manager (fra questi c’è chi sussurra sconfortato che non trova risposte in assessorato) non potranno fare altro che mettere mano alla forbice, anche perché il mancato raggiungimento degli obiettivi fissati nel piano comporterà la loro decadenza automatica.

E c’è pure chi tra essi lancia un preciso allarme: gli atti aziendali approvati in questi giorni rischiano di decadere di fatto con l’approvazione di questo decreto.

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