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«Pazienti positivi trasportati ad Acireale, ma l’ospedale non era ancora attrezzato»

2 Novembre 2020

Lo denuncia la Fials di Catania riferendosi all'arrivo al "Santa Venera" di una decina di ambulanze provenienti da Mirabella Imbaccari.

 

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Sarebbero tre i decessi a seguito del cluster annidatosi nella Rsa di Mirabella Imbaccari, gli ultimi due una signora di 95 anni trasferita al Cannizzaro di Catania e un uomo di 73 anni, al Barcellone Pozzo di Gotto. La prima a perdere la vita era ancora all’interno della struttura. Tutti soggetti fragili con altre patologie.

Dopo la sfilata di ieri dell’ambulanze, che ha ferito gli occhi e l’anima della comunità di Mirabella Imbaccari, sopraggiunte per trasferire gli anziani ospito della Rsa Maria SS delle Grazie risultati positivi al Covid19 negli ospedali catanesi, il dramma si è “trasferito”, nel vero senso della parola, nel presidio ospedaliero di Acireale.

Il nosocomio ha dovuto approntare nell’immediatezza i posti letto, per consentire il ricovero dei poveri malcapitati. Una corsa contro il tempo che avrebbe interessato anche pazienti di altri reparti, improvvisamente trasferiti in altri locali.

A lanciare l’allarme Fials di Catania, che segnala momenti di forte disagio e difficoltà nel pomeriggio di ieri sera quando all’ospedale Santa Venera sono giunte appunto una decina di ambulanze provenienti da Mirabella Imbaccari:  “L’ospedale non è ancora attrezzato per accogliere pazienti che hanno contratto il virus e la prevista trasformazione in ospedale Covid non è ancora avvenuto”, fa sapere Agata Consoli.

La Fials vuole capire «chi ha dato l’autorizzazione al trasferimento di queste ambulanze visto che l’ospedale non è ancora attrezzato, non c’è un percorso alternativo, il personale sanitario non è stato preavvisato e preparato agli accessi Covid, c’era carenza di dispositivi di sicurezza».

Del resto – la delibera n.1261 – che sanciva la conversione del nosocomio acese in Covid Hospital è stata siglata il 30 ottobre, ovvero 24 ore prima dell’accaduto. La proposta prevedeva l’attivazione graduale di 130 posti letto ordinari per pazienti Covid e 12 di terapia intensiva. Un processo “graduale” che doveva avere inizio il 22 ottobre ma che le polemiche aveva certamente rallentato.

È venuta a mancare una vera programmazione sanitaria, non si può improvvisare e nella notte decidere di aprire Acireale e chiudere altrove, commenta la Consoli che riceve centinaia di richieste d’aiuto da gente comune e operatori. La segretaria a riguardo annuncia anche una lettera all’Azienda Cannizzaro, dove i dipendenti non ce la fanno più. “A cosa servono i Dpcm, se poi non si tutela la materia prima: gli operatori della sanità”.

Tornando alla delibera che converte l’ospedale Santa Venera di Acireale in Covid Hospital, prevede appunto l’attivazione progressiva di posti letto, cosi come lo spostamento progressivo degli ambulatori sul territorio, disponendo dei posti letto dedicati siano opportunamente divisi in più reparti.

Inoltre sulla sicurezza dei dipendenti richiede di verificare l’esistenza di un numero adeguato di Dpi presso il nosocomio e di renderli immediatamente disponibili. Per concludere, stabilisce di individuare la congruità delle ambulanze disponibili presso il nosocomio avendo cura di verificare l’opportunità di potenziare il parco disponibile e di verificare congiuntamente con il direttore dell’unità operativa di radiologia del pronto soccorso, l’opportunità di dotarsi di una tac esterna.

Ineccepibile la previsione e l’intenzione ma tra il dire e il fare c’è di mezzo… l’oceano! «Ci sarebbe infatti voluta la bacchetta magica per realizzare così tanto, in così poco tempo e soprattutto a mancare è il personale, ad Acireale come nel resto degli ospedali della provincia», conclude la segretaria provinciale della Fials.

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