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Dal palazzo

La presentazione

Pazienti in HIV, da Catania al via un progetto nazionale di telemedicina

Una piattaforma realizzata dall’Associazione Italiana di Sanità Digitale e Telemedicina con Gilead e la collaborazione scientifica di Arturo Montineri (direttore "Malattie Infettive" dell Policlinico “Rodolico-San Marco”) ed Ignazio Del Campo (direttore "Controllo di gestione e Flussi informativi").

Tempo di lettura: 5 minuti

Un ecosistema digitale in grado di fornire televisita, telemonitoraggio e teleassistenza, abilitato al teleconsulto multidisciplinare e indirizzato al miglioramento della qualità di vita dei pazienti affetti da HIV in base a quanto espresso dalle best practice nazionali, per contribuire al miglioramento della loro qualità di vita, al decentramento delle attività di cura e assistenza ed alla riduzione dei rischi clinici correlati alla degenza in strutture.

Questo l’innovativo progetto di fattibilità di portata nazionale dettagliato nell’Aula Cast del Policlinico di Catania: si tratta di un’avanzata piattaforma di telemedicina realizzata dall’Associazione Italiana di Sanità Digitale e Telemedicina (AiSDeT) in collaborazione con Gilead e la collaborazione scientifica di Arturo Montineri, Direttore U.O.C. Malattie Infettive AOU Policlinico “Rodolico – San Marco” di Catania, e di Ignazio Del Campo, Direttore U.O.C. Controllo di gestione e Flussi informativi della stessa azienda sanitaria.

Il progetto, presentato personalmente nell’occasione da Massimo Caruso, segretario generale dell’AiSDeT, intende dare una risposta non certo esaustiva ma di sostenibilità ai nuovi modelli di organizzazione delle cure territoriali e di continuità. È stato dibattuto all’interno di un articolato workshop cui hanno preso parte i Direttori delle Unità Operative di Malattie Infettive delle Aziende sanitarie siciliane. La conferenza, patrocinata dalla Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) e moderata dalla giornalista Maria Grazia Elfio, è stata aperta dagli interventi di Gaetano Sirna, Direttore generale dell’AOU Policlinico “Rodolico- San Marco”, e Pino Liberti, Commissario Covid per l’area metropolitana di Catania.

Il progetto nasce da un duplice obiettivo: da una parte, costituire un’adeguata risposta nel contesto della progettualità di innovazione dei processi assistenziali promossi dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR); dall’altra, offrire alle istituzioni sociosanitarie uno strumento strategico all’avanguardia in grado di rispondere a bisogni e attese di pazienti e professionisti, dal momento che, spesso, il Sistema Sanitario Nazionale fatica ad integrare soluzioni avanzate di telemedicina con i propri sistemi informativi. In questo senso, la piattaforma digitale presentata risulta integrabile ed interoperabile lungo tutta la filiera assistenziale, per tutti gli attori sanitari che partecipano al processo di cura ed assistenza, abilitando protocolli di continuità e ponendo il paziente al centro dell’intero processo.

«La piattaforma di telemedicina presentata è finalizzata a sostenere la continuità assistenziale del paziente HIV in prospettiva ecosistemica, dunque architettata per integrarsi con presidi sanitari territoriali ed assistere pazienti fragili anche dal punto di vista psicologico e sociale- ha spiegato Caruso- L’emergenza Covid ha infatti dimostrato l’assoluta importanza di presidi territorialmente dislocati, non solo nell’alleggerimento della pressione del carico lavorativo presso gli ospedali, ma anche in termini di efficace avamposto di prossimità al cittadino, che vi può ricorrere evitando, in alcuni casi, l’ospedalizzazione ed il ricovero».

«La piattaforma consentirebbe di risparmiare circa il 70% dei costi di risorse impiegate in presenza, secondo i dati diffusi dalla sanità israeliana, all’avanguardia in questo senso. Costituisce – ha evidenziato- un impegno tuttavia prima di tutto strategico, dato che innanzitutto impone capacità cooperativa tra medici e strutture, nonché un approccio alla cultura digitale che non si esaurisce con l’acquisto di dispositivi o la trasformazione di cartelle in documenti PDF (che non sono ad esempio in formato digitale condivisibile in quanto “chiusi”)».

La durata del Progetto di fattibilità, il cui fine ultimo è realizzare un percorso clinico assistenziale integrato (Connected care) che possa assicurare un progressivo passaggio da una gestione per specialità a una gestione per processi, è stimato in un anno. Già alla fine di questo, sarebbero evidenti i vantaggi per gli utenti, i benefici per la società nel suo insieme, il miglioramento del processo di tutela dei cosiddetti livelli essenziali di assistenza (LEA) e gli stessi benefici economici, in termini di ottimizzazione delle risorse, per le aziende sanitarie. Il rispetto della privacy dei pazienti resta assolutamente tutelabile, ma richiede una progettazione integrale basata sui bisogni dei pazienti dove le professioni in campo ragionino sincronicamente in maniera digitale, ossia garantendo innanzitutto trasparenza di dati e condivisione di fascicoli clinici elettronici basati sul consenso dei pazienti, aggiornabili in tempo reale e intergestibili.

L’HIV (virus dell’immunodeficienza umana) è un retrovirus che attacca il sistema immunitario fino ad instaurare una franca immunodeficienza nel paziente. Può uccidere ancora oggi, soprattutto i soggetti più fragili. Sebbene non sia ancora risolvibile, è diagnosticabile e trattabile tramite terapie in grado di ripristinare la funzione immunitaria nella maggior parte dei pazienti se il danno iniziale non è irreversibile.

Richiede tuttavia numerose visite di controllo e aspetti psicologici e sociali ancora oggi molto pregnanti nella gestione di questi pazienti. Durante l’intero anno 2020, la travolgente emergenza epidemiologica ha mostrato tutti i limiti di un modello sanitario italiano che, malgrado gli sforzi e l’abnegazione dei clinici e degli specialisti, fatica a seguire i malati cronici delle diverse patologie.

Nel 2019 sono state effettuate 2.531 nuove diagnosi di infezione da HIV pari a 4,2 nuovi casi per 100.000 residenti. In Sicilia, nel 2019 sono stati registrati 195 casi con un’incidenza di 4,1 casi ogni 100.000 residenti.

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