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Coronavirus

Paura del vaccino? Hub di Ragusa, ecco un servizio di assistenza psicologica

L'intervista di Insanitas al dottor Antonio Roberto Cascio, Responsabile dell'Unità di Psicologia Ospedaliera e dell'Emergenza dell’ASP, che si occupa del coordinamento e monitoraggio di questa iniziativa.

Tempo di lettura: 3 minuti

RAGUSA. Il servizio di assistenza psicologica dell’Hub vaccinale di Ragusa, nei locali dell’ex ospedale “Civile”, è attivo dal 14 marzo, dal momento dell’inaugurazione dell’Hub. La paura del vaccino, di un concomitante stato di malattia. Timori che si aggiungono alle attuali paure legate alla pandemia. Queste sono alcune degli aspetti che si trova ad affrontare il servizio di psicologica, rivolto a tutte le persone che si recano al centro per la somministrazione del vaccino e che in quel luogo potrebbero vivere reazioni emotive intense. L’assistenza è anche di supporto al personale sanitario che potrebbe trovarsi in difficoltà nel gestire alcune manifestazioni emotive delle persone.

Insanitas ne ha parlato con il dottor Antonio Roberto Cascio (nella foto), Responsabile dell’Unità di Psicologia Ospedaliera e dell’Emergenza dell’ASP di Ragusa, che si occupa del coordinamento e monitoraggio di questo servizio. Un servizio che prevede l’impiego di 23 Psicologi, reclutati appositamente sia per questa particolare finalità sia per l’assistenza psicologica alle persone in stato di quarantena. Si tratta di oltre 10.000 interventi effettuati e 5.000 persone assistite da dicembre ad oggi.

In cosa consiste fornire supporto psicologico in un contesto di vaccinazioni anticovid?
«Il centro vaccinale rappresenta il luogo di incontro di molte persone che hanno in comune la tragica esperienza della pandemia e che in quel luogo potrebbero vivere reazioni emotive intense sia legate alla contingenza, come ad esempio la paura del vaccino o di un concomitante stato di malattia. A questi si aggiungono anche timori legati a eventi precedenti che in quel luogo vengono rivissuti, come ad esempio la sofferenza del confinamento, i lutti subiti per via della pandemia, in generale, la paura attraversata per tutto ciò che si è vissuto e si sta vivendo. Lo Psicologo si fa carico di questi vissuti e aiuta le persone a gestire le proprie emozioni, rendendosi continuamente presente e facilmente raggiungibile nei luoghi di attesa».

Da cosa nasce l’idea di attivare questo servizio?
«La pandemia ha reso necessario per noi psicologi attuare su larga scala le forme di assistenza proprie della Psicologia dell’emergenza. Esse tengono conto sia della condizione assolutamente inedita che viviamo, sia della particolare sofferenza che questo trauma collettivo genera. Quanto sta accadendo ci ha imposto di superare la logica ambulatoriale (per esempio, a non aspettare che le persone chiedano di loro iniziativa l’assistenza) e poiché si tratta di una situazione traumatica non individuale ma collettiva, a essere attivi nel raggiungere quante più persone possibile nei luoghi o condizioni che possono generare vissuti emozionali disturbanti, con lo scopo di mitigare lo stress traumatico e prevenire così gli esiti nefasti che questa sofferenza può comportare».

Quali sono i dubbi e le paure più frequenti delle persone a cui fornite supporto?
«Ciò che riscontriamo più di frequente, in ordine di rilevanza, riguarda la riattivazione di vissuti legata a lutti traumatici durante la pandemia, dello stress legato a esperienze di malattie importanti, di paura di morte connessa alla pandemia, di ansia per i possibili effetti collaterali dei vaccini. Molto importante è l’assistenza nella stabilizzazione emotiva durante le fasi post-vaccino, quando le persone sostano presso il centro circa un quarto d’ora prima di andare via. Quando ritenuto utile viene effettuato un invio presso le strutture ambulatoriali territoriali di Psicologia».

Alla luce della continua comunicazione sui vaccini e su eventuali rischi, dalle prime somministrazioni ad oggi è cambiato il “sentire” e l’opinione delle persone che assistite nei riguardi della vaccinazione?
«Dopo la prima fase di grande allarme adesso, dal nostro specifico punto di vista, la situazione appare più sotto controllo: l’atteggiamento è di maggiore fiducia e soprattutto emerge con forza il desiderio di chiudere quanto prima questo tragico capitolo».

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