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Patologia carotidea, il trattamento con accesso radiale

3 febbraio 2018

Durante il congresso regionale SICI-GISE, Mario Lombardi (dirigente medico del Laboratorio Emodinamica di Villa Sofia a Palermo) ha illustrato le novità dell’approccio vascolare.

di Maria Grazia Elfio

Durante il congresso regionale Sici-Gise che si è svolto a Catania, è stata interessante e di grande attualità la relazione del dottor Mario Lombardi, dirigente medico del Laboratorio Emodinamica di Villa Sofia a Palermo.

Durante il simposio dedicato all’“Angioplastica carotidea in paziente neurologicamente asintomatico con coronaropatia”, ha illustrato le novità dell’approccio vascolare soffermandosi sul trattamento della patologia carotidea con accesso radiale.

Sul punto Lombardi spiega: «L’accesso radiale rappresenta un’arma in più nel trattamento di questa malattia, che interessa classi avanzate di età della popolazione, che invecchiando presenta sempre maggiori comorbilità, per cui l’approccio cd. “minivasivo” rispetto alle vie tradizionali endovascolari permette di ridurre le complicanze pre, peri e post operatorie».

«Villa Sofia è un centro all’avanguardia con un’esperienza ormai quasi decennale sull’argomento, con un volume di più di 7000 pazienti trattati in accesso radiale, che beneficiano di questo approccio, volto a ridurre le complicanze e a mantenere alta l’efficacia dell’intervento, per il trattamento della patologia coronarica, ma anche periferica».

«Tutti i pazienti- prosegue Lombardi- che nel nostro laboratorio devono essere sottoposti ad un’angioplastica percutanea periferica sono trattati con l’accesso radiale, almeno in fase diagnostica, ma per il trattamento definitivo della patologia, la scelta di procedere interamente in radiale, o in femorale, o, come più spesso accade, con un approccio misto, radiale e femorale, viene decisa in base all’angiografia, alle caratteristiche cliniche del paziente e alle difficoltà tecniche che presenta il caso».

«Ovvio- conclude Lombardi- che chi ha esperienza nell’approccio radiale come approccio endovascolare di prima scelta ha un’arma in più nel trattamento di tutte le patologie non solo carotidee, ma di tutte quelle che interessano il distretto vascolare e periferico».

E sulla patologia vascolare periferica (PVD), malattia ostruttiva arteriosa che interessa i vasi degli arti inferiori o del collo, con il rischio dell’insorgenza di ischemie critiche, ictus etc., durante i lavori del GISE, è stato presentato il censimento delle strutture siciliane di emodinamica dedicate al suo trattamento.

Sul punto, Elio Pieri, emodinamista del Laboratorio dell’Ospedale Cervello di Palermo, ha esposto i dati GISE/SDO dell’interventistica periferica in Sicilia, in base ai quali, afferma: «È trattata in circa il 50% dei laboratori di emodinamica, ma l’attività è numericamente carente rispetto all’incidenza della malattia nella Regione e il volume di attività è inferiore alla media nazionale, in quanto ad oggi sussiste una cronica carenza di personale in questo settore superspecialistico».

Marco Caruso, dirigente medico del Laboratorio di Emodinamica dell’Azienda Arnas- Civico di Palermo (responsabile Giuseppe Cirrincione), ha presentato un interessante caso relativo al trattamento della patologia coronarica complessa (malattia che coinvolge in maniera estesa più vasi) in paziente anziano e la durata della doppia terapia antiaggregante. Sul punto afferma: “ Gli stent di ultima generazione presentano, da un lato, caratteristiche tecniche che consentono di trattare la coronaropatia complessa e dall’altro offrono un elevato profilo di sicurezza che permette, se necessario, di ridurre la durata della duplice terapia antiaggregante».

Infine,  Giovanni De Luca (dirigente dell’assessorato Salute) ha esposto il percorso diagnostico terapeutico- assistenziale per la prevenzione del rischio di ictus del paziente con fibrillazione atriale (PDTA), a cui è dedicato il documento di indirizzo assessoriale inerente le attività di pianificazione e programmazione sanitaria regionale volto ai percorsi di gestione delle patologie rilevanti, al miglioramento della qualità, dell’outcome, della sostenibilità economica e dei processi decisionali degli operatori.

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