Il passo del gambero di Crocetta e Gucciardi

15 Settembre 2016

Alla fine della fiera il piano consegnato in gran segreto dall'assessore ai dirigenti generali delle strutture sanitarie siciliane si è rivelato un pasticciaccio brutto, costellato da evidenti carenze tecniche e normative

 

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Fa riflettere il video, postato sulla nostra pagina facebook, in cui l’assessore regionale della Salute parla con la folla che protesta per il paventato ridimensionamento dell’ospedale di Cefalù. Fa anche un po’ paura. Paura di un veloce ritorno al passato.

Se Baldassarre Gucciardi da Salemi fosse stato assessore della salute in Giappone, probabilmente avrebbe fatto harakiri in pubblico, negli Stati Uniti forse lo avrebbero invitato a dimettersi, appena oltre lo stretto, in Italia, un suo omologo avrebbe quanto meno cacciato funzionari e dirigenti. Invece in Sicilia va in scena per l’ennesima volta la “danza del gambero”, si procede a ritroso, tornando indietro sui propri passi, derubricando a semplici “interlocuzioni” il fatto, documentato, di aver portato avanti con il Ministero della Salute un piano di riforma della rete ospedaliera che si è rivelato un colabrodo.

Il fatto che da Piazza Ziino abbiano detto di non avere presentato nulla a Roma è stato smentito dai verbali forniti dal Ministero della salute. Di oggi l’ennesimo comunicato in cui Crocetta e Gucciardi prendono le difensive, dipingendo un quadro virtuoso il cui unico limite sarebbe dato dai confini imposti dal c.d. decreto Balduzzi.

Ovvio, è giusto che si debba rispettare il dettato ministeriale ma il Ministero certo non impone tagli oltremodo significativi per la salute dei siciliani. Un esempio: a meno che tutto non fosse voluto, eliminare tutti i reparti di emodinamica da Messina a Palermo certamente mette in pericolo la vita di tante persone.

Lasciare poi “le riserve” di posti, una sorta di tesoretto costituito da unità operative e posti letto da poter gettare come un osso, come fosse una concessione benevola (una manciata di posti e di unità operative), a chi grida più forte, a chi è più sponsorizzato politicamente, sembra proprio un’operazione d’altri tempi, quelli in cui i politici potevano imporre ai direttori le scelte dei primari, salvo poi prendere l’aereo in caso di bisogno personale (perché quel primario portava voti si, ma operato da questo qui, mai), i tempi in cui la politica era tutto e anche troppo, ma almeno lo dichiarava.

In questo caso invece si tenta di scaricare altrove le responsabilità derivanti da proprio ruolo, ora al Ministro, ora al Ministero, per non ammettere di avere sbagliato. E questo sembra infantile e pericoloso per una Regione che, oltre agli innegabili miglioramenti fatti in ambito economico tecnologico e scientifico, attende da troppo tempo quella riforma di sistema che possa finalmente a frutto i faticosi progressi, costati lacrime e sangue.

Alla fine della fiera il piano consegnato in gran segreto dall’assessore ai dirigenti generali delle strutture sanitarie siciliane si è rivelato un pasticciaccio brutto, costellato da evidenti carenze tecniche e normative ed accompagnato – come da manuale – da una dose eccessiva di arroganza (quella, ad esempio, di difendere le scelte anche se sbagliate, salvo poi annunciare prebende e passi indietro).

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