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Passeggiate sì o passeggiate no? L’opinione della specialista

La dottoressa Giovanna Gambino è anche garante regionale delle persone disabili

Tempo di lettura: 4 minuti

Vorrei condividere una mia riflessione personale da cittadino, da neuropsichiatra e da Garante per la Persona con disabilità. Il 2 aprile si è riaperto il Parco della Salute a Palermo, grazie alla generosità ed all’impegno dei volontari di Vivi Sano Onlus, per dare la possibilità alle persone con grave disabilità di trascorrere un tempo, seppur limitato, in sicurezza in uno spazio aperto (programmazione di ingresso, donazione di dispositivi di sicurezza, sanificazione dei giochi e assenza di condizione di quarantena individuale, sono parola d’ordine documentata). Siamo a Palermo, così come in altre città d’Italia: dobbiamo “stare a casa”: questa l’indicazione molto pesante ma comprensibile per tutta la cittadinanza, non lo è in egual misura per chi non può comprendere cosa stia succedendo.

1°punto: Non si tratta più di un “momento” di breve durata e l’allungamento del periodo di restrizione sta determinando l’incremento del rischio che le condizioni di grave fragilità (intellettivo relazionale in primis) degenerino e regrediscano con esplosioni e degrado ambientale che si consumano tra le mura di casa, ”nell’isolamento”. E per di più in questo momento, la famiglia non viene neanche supportata dagli usuali strumenti tecnici ri-abilitativi, se non parzialmente, a distanza, e non adeguati per tutti, vista la sospensione di tutte le attività domiciliari differibili (proprio quelle riabilitative).

2°punto: Cosa vuol dire per le famiglie vivere in momento di emergenza COVID 19? Cosa succede tra le mura di casa? Il servizio dedicato per l’autismo della ASP di Palermo sta registrando le necessità familiari attraverso contatti quotidiani. La condizione emergenziale attuale ha sottoposto tutte le famiglie dei nostri utenti ad una continuità di rapporto con i propri figli, tutti insieme, che se da un lato costituisce un momento unico di famiglia riunita è dall’altro molto complesso conciliare la modificazione e la perdita delle routine individuali consolidate. Peraltro la continuità relazionale determina anche l’esaurirsi delle risorse del caregiver familiare che non riesce ad avere momenti respiro e di ricarica personali. La diffusione del sistema lavorativo agile (smart working) sottopone poi il genitore al doppio carico lavorativo (la sua attività online e la gestione contemporanea dei figli). Mancano i supporti gestionali degli anziani (nonni), che svolgono in genere il ruolo di ammortizzatori sociali, in relazione al rischio di contagio COVID 19. Tutte condizioni di disagio da sostenere a distanza.

3° punto: Dal confronto con le esperienze di passeggiate controllate al Parco, in corso anche in altre regioni del territorio nazionale, si evince che vi possono essere condizioni e dettagli migliorativi. Dalla stampa apprendiamo che a Bari l’esperienza vigilata al Parco è stata attivata in rete con i servizi di NPIA del territorio della ASP di competenza. Gli esperti supportano l’esperienza con un vademecum di consigli utili a “dilatare questo tempo/ora d’aria“. A Rimini l’ASP ha supportato le istituzioni locali nell’ individuare le situazioni più gravi e le aree verdi rese disponibili devono essere corredate di quelle risorse che ne consentono l’utilizzo e la fruizione in sicurezza, per permettere il rispetto delle norme anti contagio. La regione Lombardia accompagna la passeggiata con adeguata certificazione clinica.

4° punto: Convivere con il virus. L’esperienza di convivenza con il virus è destinata (da quanto ci dicono gli esperti attraverso gli organi di stampa) a prolungarsi e soprattutto nella possibile riapertura controllata degli esercizi e delle attività lavorative questo modello pensato e curato nei dettagli può diventare uno “strumento di protezione” per il singolo e per la collettività. Un “luogo protetto” dove non vi sono assembramenti e con la pratica di tutte le indicazioni per la sicurezza da contagio. Le persone con grave disabilità intellettivo relazionale e o con iperattività, non avendo consapevolezza totale della modulazione delle distanze sociali, non possono essere sempre controllabili nel rispetto delle indicazioni igieniche e di sicurezza…Ma così si può!

Pertanto la replicabilità della esperienza nelle aree verdi, nei diversi quartieri di una città utilizzabili, con l’accesso programmato e vigilato delle persone con disabilità (accompagnate da un caregiver e nel pieno rispetto delle indicazioni ministeriali), può diventare uno strumento possibile di supporto per l’intero nucleo familiare con “valenza terapeutica“ nella programmazione settimanale. Tale modello va inserito nell’ambito delle buone prassi che declinano il rispetto reciproco e la sicurezza della Persona più Fragile e della sua Famiglia e della comunità intera. E allora concludiamo, passeggiata SI! Ma in sicurezza … e un Grazie ai volontari.

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