Passano i mesi, il cantiere resta fermo: sull’Ismep incombe lo spettro della grande incompiuta

13 Marzo 2016

La ditta è sull'orlo del crac: lavori ancora bloccati per l'Istituto mediterraneo di eccellenza pediatrica che dovrebbe sorgere a Palermo. La realizzazione prevista entro i primi mesi del 2018 è sempre più una chimera. E per fortuna va avanti almeno la riqualificazione dell'ospedale Di Cristina...

 

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Le due grandi gru, che si stagliano tra il cielo e la montagna a un passo dall’ospedale “Cervello” di Palermo, le conosce chiunque: in autostrada, tornando dall’aeroporto oppure da una passeggiata a Sferracavallo, non si può non vederle.

Così come non si può non notare che da tempo, parecchio tempo, sono ferme, immobili, a fare silenziosa guardia ad una struttura di metallo fredda e incompleta. Quella è la base dell’Istituto mediterraneo di eccellenza pediatrica, l’Ismep, il grande polo che, secondo i piani, avrebbe dovuto entrare in funzione all’inizio del 2018. Un traguardo che difficilmente sarà rispettato.

La ditta che si è aggiudicata i lavori è sull’orlo del crac e, in attesa di un pronunciamento del tribunale di Pesaro sul suo futuro, ha interrotto le attività. I giudici si sono presi altro tempo: ad oggi, di certo c’è che fino a dopo Pasqua le gru non si muoveranno.

Ismep però è già in costruzione. E, no, non è una contraddizione con ciò che è stato scritto sinora. L’Istituto, la cui gestione spetta all’Arnas-Civico, nasce da una riorganizzazione dell’ospedale “Di Cristina”, al momento l’unico ospedale totalmente pediatrico in Sicilia. Il nuovo polo sarà infatti una sorta di completamento dell’ospedale dei Bambini, che manterrà molte delle sue specializzazioni.

La neo struttura di fondo Malatacca (l’area appunto accanto al “Cervello”) si occuperà delle cure più ad alta specializzazione, come le malattie rare e l’oncoematologia, mentre quelle per così dire più semplici resteranno al “Di Cristina”.

I posti letto saranno 278, di cui 240 per acuti e 38 per post acuti e lungodegenza, oltre a 20 posti cosiddetti Suap (Speciali Unità Accoglienza Permanente).

Ci sarà spazio poi per la ricerca scientifica e, sull’edificio più alto, sarà creata una pista per l’elisoccorso che sarà condivisa con l’ospedale “Cervello” (a proposito: i lavori fermi e la presenza delle gru hanno bloccato quella che era la pista del nosocomio di via Trabucco, che quindi è come se ne fosse sprovvisto).

La vicenda dell’Istituto mediterraneo di eccellenza pediatrica inizia oltre 15 anni fa ed è stata sempre piuttosto intricata. Al momento della posa della prima pietra, nel 2010, avrebbe dovuto chiamarsi Centro per l’eccellenza materno-infantile (Cime) e la competenza ricadeva sull’ospedale “Cervello”.

Tra perizie, varianti, cavilli di vario genere e tipo, cambi di assessori e dirigenti, proclami sulla “priorità dell’opera” e lamentele politiche, il tempo è corso via. A dicembre del 2014, la gestione passa all’Arnas-Civico e il progetto vede un’accelerazione.

Dopo il via ai lavori, un primo stop per un presunto problema: il ritrovamento di una conduttura dell’acqua non prevista. Ma si è trattato solo di un inconveniente temporaneo e presto risolto.

Stando al cronoprogramma delle opere, le 800 tonnellate di acciaio della struttura avrebbero dovuto essere completate già entro lo scorso anno. A partire dal 2016, si doveva iniziare a definire i reparti, per un taglio del nastro definitivo nei primi mesi del 2018. L’opera è stata finanziata con 53 milioni di euro.

Difficile al momento fare previsioni su quanto tempo ancora ci vorrà. E, fortunatamente per i tanti bambini palermitani e non solo, i lavori per la riqualificazione del “Di Cristina” vanno avanti senza sosta. Da quasi due anni i cantieri si susseguono e il vecchio ospedale sta radicalmente cambiando volto.

«Credo sia importante sottolineare- evidenzia il direttore generale dell’arnas Civico, Giovanni Migliore– che di fatto, rispetto alle specialità previste a regime per Ismep, mancano esclusivamente la cardiochirurgia pediatrica e la neurochirurgia. La nostra scelta strategica, fatta nel 2014, di riaprire i cantieri al ‘Di Cristina’ oggi si dimostra saggia. L’ospedale non poteva non funzionare aspettando il polo pediatrico».

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