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Parodontite, i rischi nascosti di una delle patologie più diffuse al mondo

24 Novembre 2019

Gli impatti negativi della malattia non si limitano alla perdita dei denti. Evidenze scientifiche dimostrano la correlazione fra parodontite e cardiopatie, artrite reumatoide, diabete, gravidanze complicate e malattia di Alzheimer

La malattia parodontale è una delle patologie più diffuse al mondo. Secondo i dati del ministero della salute, solo in Italia colpisce circa il 60% della popolazione. E, fra questi, circa il 10% manifesta forme avanzate. Particolarmente colpite sono la fascia di età compresa tra i 35 ed i 44 anni.

La malattia parodontale comprende le gengiviti e le parodontiti. Le gengiviti interessano la gengiva vicina al dente (gengiva marginale) e sono caratterizzate da arrossamento del margine gengivale, edema, sanguinamento sotto stimolo meccanico ed a volte da aumenti di volume. Si tratta di quadri clinici completamente reversibili se adeguatamente trattati.

Le parodontiti sono un gruppo di patologie che hanno in comune la distruzione del sistema di sostegno del dente (gengive, osso, legamento parodontale) e si manifestano con una perdita di attacco e di osso, formazione di tasche e recessione della gengiva. Sono sempre precedute da gengivite e, quindi, se si previene quest’ultima, è possibile prevenire la ben più grave parodontite.

Il segno caratteristico delle parodontiti è la formazione della tasca parodontale associata a mobilità dentaria. Si tratta di una patologia “rash”, che si accende e si spegne, frena ed accelera, non ha un decorso costante nel tempo ma tende a peggiorare nel lungo periodo fino a diventare irreversibile.

Gli impatti negativi della parodontite sulla salute dei pazienti non si limitano alla perdita dei denti. Esistono già evidenze scientifiche che dimostrano la correlazione fra parodontite e cardiopatie, artrite reumatoide, diabete e gravidanze complicate.

“Già nel 2012 – ricorda il medico odontoiatra Francesco Romano – nel corso del 9° Workshop Europeo di Parodontologia sono stati messi in evidenza i risultati di alcuni studi condotti in diverse parti del mondo che hanno dimostrato un miglioramento dell’infiammazione sistemica (di tutto l’organismo) dopo una corretta terapia paradontale non chirurgica. In maniera coerente fra loro le diverse ricerche hanno di fatto evidenziato come i pazienti affetti da gengivite e/o parodontite che venivano sottoposti a sedute di igiene orale professionale, mostravano un abbassamento del numero dei leucociti e dei linfociti, il cui eccesso è normalmente segno di infiammazione generalizzata e di uno stato di disagio di tutto l’organismo.”

“Ed in effetti – continua il dottore Romano – i batteri patogeni che causano la parodontite sono in grado di penetrare all’interno dei tessuti gengivali e da lì entrare nel circolo ematico. D’altro canto gli stessi batteri possono produrre, ed in via di fatto spesso producono una intensa risposta infiammatoria a livello locale (cavo orale) ma con riflessi sistemici che si diffondono nel resto del corpo, dagli organi più prossimi ad apparati lontani e distaccanti da quello di partenza dell’infezione. In oltre la microbiologia della placca batterica conferma ceppi comuni rispetto a quelli responsabili delle c.d. placche ateromatose, responsabili della riduzione della circolazione arteriosa”.

La correlazione fra parodontite e cardiopatie è asseverata anche da uno studio dell’University College of London che si spinge a parlare di “cardiopatia dentale”. La ricerca londinese si rifà a un certo numero di pazienti, definiti come “cattivi pulitori” e per questo esposti a un’alta percentuale di rischio di generare una malattia cardiovascolare. Gli stessi ricercatori ipotizzano, rispetto ai “buoni pulitori”, una percentuale paragonabile al 70% di probabilità in più di riscontrare una patologia cardiaca.

La scarsa igiene orale aumenta infatti la concentrazione di proteina C reattiva e di fibrinogeno in circolo, considerati da tutta la comunità scientifica come veri fattori predittivi di tutte le malattie vascolari, compresa le patologie cardiache e quelle ischemiche. E’ dimostrato altresì come le forme gravi di parodontite peggiorino il controllo glicemico sia nei pazienti diabetici che nei pazienti non diabetici. Riguardo agli esiti della gravidanza, l’evidenza attuale supporta l’idea che i batteri orali ed i loro prodotti entrino nel torrente circolatorio e raggiungano l’ambiente fetale, causando infiammazione e risposta immunitaria. Per cui la parodontite nella madre è stata associata a nascite sottopeso, premature e gestosi.

La sindrome di Alzheimer è solo l’ultima patologia che di recente è stata messa in relazione con la malattia parodontale. In diversi casi sono stati ritrovati nel cervello di persone affette dalla sindrome, dei batteri che abitualmente stanno nella bocca e che sono tipici della parodontite, rilevando così un legame fra la carenza di igiene orale e la malattia di Alzheimer.

“Gli innegabili progressi dell’implantologia hanno fatto sottovalutare il problema by-passando spesso il tentativo di cura del cavo orale per favorire la sostituzione di parte della dentatura naturale con gli impianti. Ma la parodontite – ricorda Francesco Romano – è una malattia che si può curare, può essere fermata e regredire, fino alla completa guarigione. E’ fondamentale quindi ricondurre l’implantologia nel suo corretto alveo, cioè in quei casi in cui non è più possibile recuperare il dente”.

“Vale la pena ricordare – conclude l’odontoiatra palermitano – che la sostituzione del dente con l’impianto fa perdere alcune funzioni fondamentali, come ad esempio quello del così detto “arco riflesso”, cioè quel riflesso che ci avverte circa la consistenza di ciò che stiamo mangiando evitando, quasi sempre, problemi derivanti dalla masticazione Per salvare i denti però occorre cambiare le abitudini del paziente. Il paziente deve entrare dentro il piano terapeutico, comprendere come non bastano le sedute dal dentista per risolvere il problema. Occorre assumere e mantenere un corretto stile di vita: evitare di fumare ad esempio, fare sport e prestare la massima attenzione ad una corretta igiene orale, seguendo ad esempio i consigli di una brava igienista dentale. In questo contesto è fondamentale l’attenzione dei professionisti del nostro settore, per questo ormai da 4 anni, in stretta collaborazione con la Società Italiana di Parodontologia, teniamo a Palermo un corso avanzato di Parodontologia dedicato a medici odontoiatri, igienisti dentali ed assistenti (ASO). Abbiamo già fissato le date del prossimo corso che si terrà presso l’Hotel I Cavalieri dal 6 al 7 marzo e dal 3 al 4 aprile”.

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