Resta sempre aggiornato!

Unisciti al nostro canale Telegram.

Clicca qui

ASP e Ospedali

L'approfondimento

Parkinson, in parte della Sicilia tardano i nuovi percorsi assistenziali

Il tema è stato trattato durante l'incontro virtuale "PDTA Parkinson in Sicilia: modello di rete assistenziale a vocazione territoriale" organizzato da Carlo Alberto Mariani (Asp di Palermo).

Tempo di lettura: 5 minuti

PALERMO. Malattia di Parkinson e Parkinsonismi sono stati al centro dell’incontro virtuale dal tema “PDTA Parkinson in Sicilia: modello di rete assistenziale a vocazione territoriale” che ha posto l’accento sulla difficoltà di collocare il paziente all’interno di un percorso di cura univoco come previsto dal Piano Assistenziale Individuale. I Parkinsonismi sono malattie neurodegenerative che implicano il deficit dei sistemi di movimento dei soggetti affetti da queste patologie, tra cui la più conosciuta è la Malattia di Parkinson. In Italia si contano circa 250mila pazienti con Parkinson e quasi 10mila in Sicilia. Nei prossimi 15 anni i casi sono destinati a raddoppiare con l’aumentare della vita media.

Questa malattia neurodegenerativa è una delle dieci patologie inserite nel Piano nazionale delle cronicità, seconda per incidenza solo all’Alzheimer, ed ha un forte impatto sociale soprattutto per i suoi effetti invalidanti nelle funzioni motorie, vegetative, comportamentali e cognitive, che si ripercuotono sulla qualità della vita di chi ne è affetto, di familiari e caregiver.

PDTA Parkinson e parkinsonismi

In Sicilia, in virtù del Decreto del 26 febbraio 2020 “Approvazione del documento di indirizzo dei pazienti affetti da malattia di Parkinson e parkinsonismi” pubblicato sulla Gurs n.16 marzo 2020, alcune strutture sanitarie pubbliche e private hanno aderito all’adesione formale del PDTA Parkinson, istituendo ambulatori dedicati e disegnando percorsi assistenziali, intra ed interaziendali, fruibili in tutte le fasi della malattia parkinsoniana, evitando la parcellizzazione dell’offerta delle cure (visite neurologiche, fisiatriche, psicologiche, logopediche, neurofisiologiche e riabilitative). In questo modo, si può incrementare i percorsi virtuosi, multidisciplinari ed altamente specializzati, frutto dell’integrazione tra assistenza ospedaliera e territoriale.

«Dopo la pubblicazione delle linee guida per le ASP riguardo l’assistenza alla malattia di Parkinson, malgrado la persistenza dell’emergenza COVID-19 a Palermo, Catania, Siracusa e Ragusa hanno attivato ambulatori territoriali di neurologia con ore dedicate. A Catania anche di Fisiatria, soprattutto per quanto attiene la somministrazione della tossina botulinica negli stati di ipertono e spasticità legate alle malattie neurodegenerative- riferisce all’incontro virtuale il neurologo catanese Pietro Marano– La provincia di Messina, invece, godeva già diversi ambulatori attivi da tanti anni operanti in tal senso. Per il resto delle provincie ancora si tarda ad intervenire. Sappiamo che si sta attivando il territorio di Enna, ma le provincie di Trapani, Agrigento, Caltanissetta ancora sono in silenzio».

L’ambulatorio di Palermo

«In sei mesi di lavoro sono stati già trattati circa 200 pazienti. Oggi i casi accertati in Sicilia sono circa 10mila. Per il futuro, la stima epidemiologica attesa è di 25mila, di cui oltre 6mila solo a Palermo. La malattia ha un forte impatto economico e soprattutto sociale per i suoi effetti invalidanti. In Italia sono circa 250mila i pazienti affetti da Parkinson e più di un milione in Europa. Per il 70 per cento la malattia colpisce gli over 65, soprattutto uomini, per il 15% gli under 50. Ma sono numeri destinati a raddoppiare con l’aumentare della vita media. Questi nuovi percorsi terapeutici che abbiamo avviato lo scorso ottobre grazie a un decreto assessoriale, stanno già dimostrando che il pieno coinvolgimento del paziente e dei suoi familiari è la strada più efficace per rispondere ai bisogni complessivi di salute dell’ammalato», ha riferito Carlo Alberto Mariani (nella foto di Insanitas), neurologo territoriale referente dell’Asp di Palermo per il Pdta Parkinson. In questo processo è necessario l’apporto fondamentale dei medici di medicina generale, il quali saranno i pivot di un sistema lineare (il cosiddetto PDTA) che vede il paziente al centro di un sistema linearizzato e senza ostacoli.

«Questo sistema molto semplice da raggiungere, deve prevedere l’utilizzo di un linguaggio unico di trasmissione dati ed un linguaggio altrettanto unico tra gli Operatori- ha precisato Marano- Il vincitore, il vero dominatore sarà il paziente che, soddisfatto, non fuggirà mai più per andare a curarsi presso altre regioni o addirittura nazioni, solo se noi operatori sapremo condividere le conoscenze e le capacità operative da bravi colleghi, nell’interesse supremo della salute collettiva». L’ambulatorio palermitano è aperto il martedì ed il giovedì dalle 8.15 alle 13.30 e le prenotazioni delle visite possono effettuate di presenza o per telefono al numero 091.7032339, tramite la tradizionale ricetta dematerializzata dei medici di famiglia, con l’aggiunta della dizione “Ambulatorio Dedicato Parkinson”.

“PDTA Parkinson in Sicilia: modello di rete assistenziale a vocazione territoriale”

L’evento live, organizzato da Carlo Alberto Mariani, ha visto la partecipazione del già citato Pietro Marano e di Giuseppe Antista, specialista in geriatria e medico di medicina generale; del salernitano Domenico Cassano, specialista in Neurologia e Psichiatria; Marco D’Amelio, specialista in Neurologia e Neurofisiopatologia. Ad aprire il dibattito e condurre la tavola rotonda è stato Toti Amato, presidente dell’Omceo di Palermo, secondo cui: «I PDTA spesso sono l’esempio concreto di quell’integrazione ospedale-territorio, sempre dibattuta e mai realizzata, che prende in carico il paziente con un approccio multidisciplinare e lo rende protagonista del suo benessere insieme ai familiari e ai caregiver. Solo attraverso la continuità assistenziale e il contributo dei medici del territorio può esserci una maggiore aderenza terapeutica e una reale appropriatezza delle prestazioni. Che si traducono poi in meno ospedalizzazioni, più salute per il paziente e meno costi socio sanitari per il Ssn, che sono elevatissimi per i pazienti cronici», ha dichiarato durante la Live Edition.

Infine, Amato ha sottolineato: «Ciò che abbiamo sperimentato durante la pandemia ha insegnato che iniziative come la dad e video-consulti telefonici possono essere efficaci al di là dell’emergenza covid. Questa esperienza deve servire a fare chiarezza sull’improcrastinabilità degli investimenti in nuove tecnologie rimasti solo sulla carta e nei dibattiti. In questa prospettiva, ad esempio, la telemedicina è la chiave strategica per assistere i pazienti cronici che non hanno bisogno di essere ospedalizzati, ma più in generale dovrebbe essere potenziata la gestione telematica del paziente».

Contribuisci alla notizia
Invia una foto o un video
Scrivi alla redazione

    Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)


    Informativa sul trattamento dei dati personali
    Con la presente informativa sul trattamento dei dati personali, redatta ai sensi del Regolamento UE 679/2016, InSanitas, in qualità di autonomo titolare del trattamento, La informa che tratterà i dati personali da Lei forniti unicamente per rispondere al messaggio da Lei inviato. La informiamo che può trovare ogni altra ulteriore informazione relativa al trattamento dei Suoi dati nella Privacy Policy del presente sito web.

    Contenuti sponsorizzati