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Parkinson, al Policlinico Giaccone nuova terapia infusionale

La foslevodopa/foscarbidopa sottocute, per il trattamento della malattia in fase avanzata. In cura i primi 4 pazienti

Tempo di lettura: 3 minuti

PALERMO. Presso il Centro Parkinson e Parkinsonismi del Policlinico “Paolo Giaccone” è disponibile una nuovissima terapia infusionale, la foslevodopa/foscarbidopa sottocute, per il trattamento della malattia di Parkinson in fase avanzata. L’equipe diretta dal professore Marco D’Amelio, responsabile della struttura che fa parte dell’unità operativa di Neurologia diretta dal professore Giuseppe Salemi, ha iniziato la cura dei primi quattro pazienti.

Il Centro dell’Azienda Ospedaliera Universitaria si conferma, dunque, tra i principali centri di riferimento in Italia nel trattamento della malattia di Parkinson. La struttura, infatti, è una dei cinque centri nazionali che si occupano del trattamento con ultrasuoni focalizzati dei tremori resistenti alla terapia medica con un’equipe multidisciplinare di cui fanno parte neuroradiologi e neurochirurghi.

Il Commissario straordinario del Policlinico, Maria Grazia Furnari, sottolinea: “Il nostro ospedale continua a essere all’avanguardia nell’offerta delle migliori terapie per i pazienti affetti dalla malattia di Parkinson. Il nostro impegno costante nella ricerca e nell’implementazione di nuove cure riflette la nostra dedizione a migliorare la qualità della vita dei nostri pazienti. Ringraziamo tutti i nostri professionisti sanitari per il loro impegno e dedizione, e i nostri pazienti e le loro famiglie per la fiducia che ripongono in noi”.

La Levodopa/carbidopa per infusione sottocutanea è disponibile in commercio in Italia solo da poche settimane. “La disponibilità di questi trattamenti innovativi a Palermo- spiega D’Amelio- consentirà di ridurre sempre più la migrazione dei pazienti verso altre regioni”.

La malattia di Parkinson è una patologia degenerativa caratterizzata dal progressivo rallentamento dei movimenti volontari, legato ad una progressiva riduzione di un neurotrasmettitore cerebrale, la dopamina. La terapia attuale si basa principalmente sulla somministrazione di compresse assunte per via orale che ripristinano i livelli cerebrali di dopamina carenti.

“Per superare i limiti della terapia orale- continua il neurologo- negli ultimi anni è stata introdotta una metodica che prevede la somministrazione “continua” di farmaci per la cura della malattia di Parkinson per via sottocutanea o direttamente nell’intestino attraverso una pompa di infusione, garantendo in entrambi i casi il controllo stabile dei sintomi”.

Negli ultimi anni, il Professore D’Amelio, in collaborazione con Professore Francesco D’Arpa, del Servizio di Endoscopia Digestiva del Policlinico, ha selezionato e impiantato quest’ultimo dispositivo in oltre 30 pazienti con risultati eccellenti in termini di miglioramento della qualità della vita del paziente e dei loro caregivers.

Tuttavia, per il posizionamento del sistema di somministrazione del gel di levodopa/carbidopa è richiesto un piccolo intervento per via endoscopica e la necessità di controlli periodici. “Il nuovo sistema del farmaco sottocute– continua D’Amelio- si applica invece senza alcun intervento chirurgico, comprende solo una piccola pompa di infusione che può essere legata alla cintura ed è facile da usare, efficace e priva di particolari complicanze”.

I trattamenti infusivi, che siano sottocute o per via digiunale, sono indicati per la malattia di Parkinson in fase avanzata con gravi fluttuazioni motorie poco controllabili con la terapia farmacologica orale o quella transdermica.

“Ringrazio per il prezioso aiuto- conclude D’Amelio- l’equipe infermieristica dell’U.O.C. di Neurologia, e per la collaborazione le dottoresse Concetta La Seta ed Eva De Luca della Farmacia della nostra Azienda ospedaliera universitaria”.

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