Papardo, il primario di Patologia Clinica: «Nel nostro Corelab 3.000 test all’ora»

19 Maggio 2020

L'intervista di Insanitas al dott. Giuseppe Falliti, che ha curato in prima persona la progettazione del laboratorio.

 

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MESSINA. Completato il Corelab della Patologia Clinica all’Ospedale Papardo, un importante risultato in termini di eccellenza e innovazione per il nosocomio messinese.

Il laboratorio, infatti, è dotato di una catena Thermo Fisher, composta da due Vitros 7600 Ortho, un Architect Abbott e un Liaison DiaSorin.

A illustrarne tutti i dettagli ad Insanitas, è stato il dott. Giuseppe Falliti, direttore dell’Unità Operativa complessa di Patologia Clinica del Papardo, che ha curato in prima persona la progettazione dell’intero Corelab.

Quali sono le novità principali che contraddistinguono il nuovo sistema?
«Si tratta del settore più grosso del laboratorio che realizza circa il 70% degli esami. Prima, le diverse strumentazioni erano frammentate e suddivise in più stanze, adesso invece, grazie al nuovo approvvigionamento, siamo riusciti a organizzare questo open space, con apparecchiature di ultima generazione. Ciò che caratterizza la struttura è l’impostazione ecologica e innovativa, essendo l’impianto di tipo water-less, in quanto non prevede alcun utilizzo di acqua, a parte pochi liquidi diluenti. Questo aspetto è molto importante, perché sarà il futuro del laboratorio. Per consentire un alto risparmio energetico inoltre, abbiamo fatto inserire le luci a led, in anticipo rispetto al resto dell’ospedale, che ha deciso di montarle prossimamente in tutti i reparti. A breve poi, verrà anche sostituita parte della catena di trasporto, con una tecnologia che consentirà di ridurne ulteriormente la rumorosità».

Che tipo di vantaggi comporta questo tipo di struttura?
«I fattori positivi riguardano la razionalizzazione delle risorse umane e finanziarie. Il Corelab ci consente di accorpare il lavoro e sopperire così alla carenza di personale, dato che negli ultimi due anni sono andati in pensione circa 20 operatori. Il nostro organico è stato addestrato per gestire in unico open space più macchine contemporaneamente. Abbiamo studiato i percorsi per non costringere il personale a correre da una stanza all’altra, basandoci anche sul metodo Lean, che serve a garantire una migliore gestione del lavoro. Non solo, con questa gara siamo riusciti ad ottenere un risparmio economico del 10% rispetto alla vecchia fornitura, che potremo investire altrove».

Quali sono i risultati operativi che potranno essere raggiunti con il Corelab?
«Il sistema riesce ad effettuare circa 3.000 test all’ora, grazie alla potenza di cui è dotato. In tal modo, saremo in grado di soddisfare in giornata, tutte le richieste provenienti dagli altri reparti. Presto poi, realizzeremo un centro per il monitoraggio dei pazienti trapiantati, perché potremo gestire il dosaggio dei farmaci immunosoppressori. Un’ulteriore novità riguarda la previsione di una fase pre pre-analitica, in quanto utilizzeremo provette già dotate di un’etichetta, grazie ad un software specifico che inserirà direttamente i barcode. Questo consentirà di migliorare nettamente la tracciabilità dei campioni, di evitare perdite di indagine nei percorsi e di ridurre drasticamente la possibilità di errore».

Il sistema servirà a svolgere un ruolo importante anche nei confronti della lotta al Covid-19?
«Il Corelab non nasce appositamente per questa esigenza, ma in caso di emergenza potrà essere utilizzato anche con questa finalità. All’interno di uno dei nuovi strumenti abbiamo inserito dei marcatori, che servono per il monitoraggio delle sepsi e quindi anche per le infezioni dovute al coronavirus. Prima ciò veniva eseguito manualmente, adesso si utilizzerà questa tecnologia, che darà risultati più veloci e accurati”.

Una struttura senza precedenti, un successo per l’Unità Operativa di Patologia Clinica che dirige…
«Esatto, siamo i primi al mondo ad aver realizzato questo sistema. Ne esistono due in Spagna e in Portogallo, ma sono circa la metà di questo. Quindi, possiamo affermare di essere uno dei laboratori migliori del Meridione. Ciò rapportato al buon lavoro che fa il resto del Papardo, ci permetterà di ottenere ottimi risultati. Circa il 70% delle diagnosi sono svolte grazie all’attività del laboratorio, questo significa quindi migliorare le prestazioni di tutto l’ospedale. Nel corso degli anni, ho visitato tante strutture e ciò mi ha consentito di collezionare una certa esperienza, fondamentale per progettare l’intero sistema. La strategia che sta alla base della sua realizzazione ha avuto come obiettivi l’efficientamento, l’innovazione tecnologica e la razionalizzazione delle risorse del laboratorio. Il tutto ovviamente unito alla volontà di offrire un servizio migliore ai pazienti dell’ospedale. Importante è stato anche l’apporto dell’amministrazione, che è stata lungimirante e ha riconosciuto le potenzialità del Corelab».

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