Policlinici

L'intervista al radiologo Pietro Cimino

Osteoartrosi, al Policlinico Giaccone ottimi risultati con la medicina rigenerativa

Il trattamento si basa sull'utilizzo del PRP (plasma ricco di piastrine) o delle cellule mesenchimali.

Tempo di lettura: 4 minuti

PALERMO. Le patologie osteo-artrosiche, le lesioni legamentose dei tendini e dei muscoli possono essere trattate senza ricorrere all’intervento chirurgico ma con la medicina rigenerativa. Il trattamento innovativo si basa sull’utilizzo delle piastrine (PRP) o delle cellule mesenchimali e viene eseguito presso il Servizio di Radiologia Muscolo-Scheletrica Interventistica afferente al Dipartimento assistenziale integrato di Radiologia Diagnostica ed Interventistica del Policlinico di Palermo, diretta dal professore Giuseppe Brancatelli.

Per accedere alle terapie basta una ricetta del medico curante e prenotare attraverso il Cup 0912776161. Un servizio attivo da quasi due anni con numeri di prestazioni in crescita esponenziale: i pazienti arrivano da tutta la Sicilia ma anche da altre regioni d’Italia. Abbiamo approfondito l’argomento con il radiologo Pietro Cimino (nella foto).

Quali patologie possono essere trattate con questa nuova cura rigenerativa?
«Tutte le patologie osteo-artrosiche che vedono coinvolta la matrice cartilaginea, le lesioni dei legamenti, dei tendini e le lesioni muscolari. Per la diagnosi, oltre la clinica, ci avvaliamo di esami diagnostici di primo e secondo livello come ecografia e/o RM».

Utilizzate la medicina rigenerativa, in cosa consiste?
«Si basa su due capisaldi: l’utilizzo delle piastrine PRP che si ricavano dal proprio sangue o l’utilizzo delle cellule mesenchimali, ricavate dal tessuto adiposo che preleviamo generalmente dalla zona addominale tramite una liposuzione. L’aspetto lipo-suttivo è gestito dai colleghi della Chirurgia Plastica e ciò garantisce un prodotto finale di alta qualità, oltre che l’assenza di esiti cicatriziali degni di nota. Mentre le piastrine (PRP) ricavate dal sangue del paziente, dopo centrifugazione vengono trattate, arricchite e potenziate presso la Medicina Trasfusionale del Policlinico. Sia le cellule mesenchimali sia le piastrine una volta pronte saranno poi introdotte in articolazione o all’interno della lesione tendinea o muscolare con metodica eco-guidata. L’utilizzo dell’ecografia in real-time permette maggiore precisione nell’individuare la lesione, contestualmente con aghi specifici entriamo sul sito d’intervento e mettiamo lì dove servono le piastrine o le cellule mesenchimali».

Quali sono gli step previsti dalla procedura con l’utilizzo delle piastrine?
«Sono tre sia se si opta per l’utilizzo di piastrine sia per le mesenchimali. Per prima cosa il paziente dovrà eseguire una visita ambulatoriale, successivamente dovrà sottoporsi ad esame ecografico o di RM in relazione al quesito clinico. Per ultimo, una volta fatta diagnosi, il paziente verrà indirizzato con procedure interne presso la Medicina Trasfusionale o presso la Chirurgia Plastica per iniziare il percorso».

Quali sono i criteri di scelta dell’una o dell’altra metodica?
«Sono valutate dallo specialista dopo una visita ambulatoriale. Generalmente, tendiamo a sottoporre i pazienti più giovani a procedure con le mesenchimali, mentre i pazienti più avanti negli anni tendenzialmente li sottoponiamo a procedure con PRP».

È un’alternativa agli interventi di chirurgia tradizionale?
Sicuramente sì, ma logicamente tutto è subordinato allo stadio di malattia. Gradi severi di osteoartrosi rimarranno sempre di competenza ortopedica. Mentre, per le patologie tendinee o muscolari, la medicina rigenerativa può rappresentare una valida alternativa ad altre procedure terapeutiche».

Che tipo di apparecchiature utilizzate?
«Le procedure sono infiltrative ecoguidate. L’utilizzo di ecografi altamente performanti ci permette di essere molto precisi. Tutte le procedure sono eseguite in sala operatoria e quindi in ambiente sterile con la presenza degli anestesisti. Potrebbe sembrare una esagerazione, ma è importante ricordare che le uniche complicanze gravi possono generarsi nel momento in cui i protocolli di asepsi non vengono osservati o se non si è pronti a gestire eventuali reazioni avverse».

Chi può accedere alle cure?
«Tutti. Si accede tramite visita ambulatoriale con richiesta del medico curante prenotandosi attraverso il Cup del Policlinico. Se alla visita ci accorgiamo che il paziente non è reclutabile lo indirizziamo ad altre terapie o verso altri specialisti».

Tempi d’attesa?
«In atto per la visita ambulatoriale si attende circa 24 giorni. Purtroppo, per quanto riguarda le procedure con il PRP si creano liste d’attesa per la seconda, terza e quarta procedura, questo è dovuto all’enorme richiesta. Per le mesenchimali la lista d’attesa è a un mese e mezzo. Cerchiamo nei migliori dei modi di gestire il paziente il più velocemente possibile».

Siete l’unico centro di riferimento per Palermo e provincia?
«Sì, siamo l’unico centro strutturato in questa maniera. Oltre all’esecuzione delle procedure interventistiche riusciamo a seguire i pazienti sia prima che dopo l’intervento. Abbiamo pazienti che vengono da tutta la Sicilia ma anche dalla Sardegna, dalla Calabria e dalla Campania».

L’équipe da chi è formata?
«Per la procedura con le piastrine collaboriamo con la Medicina Trasfusionale diretta dalla dottoressa Scirè. Mentre per quelle con le cellule mesenchimali collabora insieme a me il professore Bartolo Corradino, chirurgo plastico di riferimento del reparto di Chirurgia plastica, diretto dalla professoressa Adriana Cordova. In tutte le procedure sono affiancato da i ricercatori e gli specializzandi dell’Istituto di Radiologia diretto dal professore Giuseppe Brancatelli che da sempre ha creduto in questa nuova branca».

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