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Ospedale Umberto I di Enna, termoablazione contro un tumore

La procedura è stata effettuata su un giovane paziente presso il Reparto di Radiologia. Ecco in cosa consiste

Tempo di lettura: 2 minuti

Eseguita la prima procedura di termoablazione per il trattamento di un tumore presso il Reparto di Radiologia dell’Ospedale Umberto I di Enna, diretto dal dott. Enrico Di Maggio. La procedura, già da tempo codificata per il trattamento di numerose patologie prevalentemente oncologiche, è stato effettuata su un giovane paziente seguito dall’ortopedico dott. Giuseppe Fanzone, afferente alla UOC di Ortopedia di Enna diretta dal dott. Arcangelo Russo.

La procedura vera e propria, di Radiologia Interventistica è stata eseguita dal dott. Edoardo Scibilia del gruppo interventista del dott. Enrico Di Maggio, primario del reparto di Radiologia dell’Umberto I di Enna. Il dott. Di Maggio è stato tra i primi in Italia ad eseguire procedure di questo genere su pazienti affetti da tumori del fegato ed in Sicilia, circa 25 anni or sono, il primo ad eseguire un trattamento di termoablazione su un tumore del polmone di un paziente non candidabile a nessuna terapia convenzionale.

Spiega il dott. Di Maggio che “la procedura può essere effettuata oltre che per il trattamento di alcuni tumori del fegato, del polmone o dell’osso come in questo caso, anche per alcuni tumori renali, alcuni noduli tiroidei in alternativa al trattamento chirurgico ma anche per il trattamento del dolore cronico, spesso fortemente invalidante. Da un punto di vista tecnico l’intervento mininvasivo consiste nel portare all’interno del tessuto da trattare apposite sonde guidate dall’imaging radiologico (Ecografia, TAC, Radioscopia). Una volta posizionate, queste sonde sono capaci di produrre, attraverso appositi generatori cui sono collegate, impulsi di radiofrequenza o di microonde che producono calore all’interno del tessuto mandandolo in necrosi. Da qui il termine termoablazione. Altri generatori sono invece capaci di generare freddo fino al congelamento del tessuto patologico con conseguente morte cellulare. In questo caso si usa il termine di Crioablazione per distinguerla dalla prima metodica. L’intervento è sempre eseguito con supporto anestesiologico ed in sedazione per una durata di pochi minuti. Breve anche la degenza di 1 o 2 giorni”.

Conclude il dott. Di Maggio: “Questo caso dimostra che, grazie alla sinergica collaborazione tra la Radiologia con i suoi trattamenti mininvasivi e le alte professionalità già presenti in Azienda in molti reparti e tra essi prima di tutto quelle chirurgiche ed oncologiche, a volte è possibile offrire una alternativa terapeutica o complementare a quelle cosiddette convenzionali”.

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