ASP e Ospedali

Diretto da Michele Vecchio

Ospedale Sant’Elia, il reparto di Neurologia fa festa: nello staff ben 13 donne su 15 componenti

L'Unità Operativa Complessa di Caltanissetta è diretta da Michele Vecchio: «Sono speciali perché oltre a essere professioniste sono anche compagne, mogli, mamme. Svolgono un ruolo importante nella società e all'interno del reparto».

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CALTANISSETTA. Tredici contro due, il reparto di Neurologia dell’ospedale Sant’Elia è sicuramente donna. Scherzi a parte, sicuramente l’Unità Operativa Complessa diretta da Michele Vecchio, ha una marcia in più. E oggi più che mai, in occasione della festa della donna, si è festeggiato all’interno del reparto che, fatta eccezione per il primario e un altro medico, è quasi interamente al femminile.

Tredici infatti sono le donne che vi lavorano tra medici, infermieri e tecnici: Rita Bartolomeo, Clorinda Occhipinti, Luana Naro, Crocetta Piparo, Linda Iurato, Maria Grazia Naso, Sara Verniccio (tutte nella foto con il direttore Michele Vecchio), Giovanna Randisi, Norma Scarantino, Lucia Castronovo, Silvana Scibetta, Lilla Albicocco e Francesca Caruso.

«È un reparto al femminile- dice Michele Vecchio– Esempio di una società moderna dove il motore fondamentale è la donna, dalla caposala, ai medici alle infermiere. Sono donne speciali perché oltre a essere professioniste sono anche compagne, mogli, mamme. Svolgono un ruolo importante nella società e all’interno del reparto. Il valore aggiunto di un reparto al femminile è che la donna è una persona che si dedica, dà accoglienza, perché per definizione è inclusiva e mette passione in tutto ciò che fa. Non cambierei mai un gruppo di donne- dice ancora il primario- con un gruppo composto da uomini e sono orgoglioso di guidare questo reparto così umano e professionale allo stesso tempo».

Recentemente l’agenzia di stampa Ansa aveva pubblicato uno studio, condotto da Yusuke Tsugawa, della Harvard T.H. School of Public Health di Boston, secondo il quale le cure funzionerebbero di più se in corsia il medico è donna. Già in passato ricerche avevano dimostrato differenze nell’operato di camici bianchi di sesso maschile e femminile con le donne più attente a fare prevenzione e più scrupolose nel seguire le linee guida cliniche. Nello studio dell’università di Boston sono stati coinvolti 58344 medici.

È emerso che i pazienti gestiti da internisti maschi hanno un tasso di mortalità a 30 giorni dal ricovero dell’11.49% contro l’11.07% per cento per pazienti gestiti da donne medico. Il tasso di riammissione in ospedale è il 15.57% e 15.02% se il paziente è seguito da un medico uomo o donna rispettivamente. Nello specifico si tratta solo di uno studio ma sicuramente capire più a fondo quali siano le differenze nell’approccio potrebbe aiutare a migliorare la qualità delle cure per tutti i pazienti.

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