Ospedale Sant’Elia, i medici: «Paziente salvato dopo 30 minuti di arresto cardiaco»

4 Novembre 2019

Il racconto.

 

di

CALTANISSETTA. «Al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Elia un uomo è stato salvato dopo trenta minuti di arresto cardiocircolatorio».

Ha dell’incredibile il racconto degli operatori sanitari del nosocomio nisseno, con medici e infermieri protagonisti di un salvataggio ormai quasi impossibile, considerando che in questi casi dopo dieci minuti le lesioni sono irreversibili.

Poco tempo prima un uomo di 42 anni si era presentato nel reparto di emergenza per un dolore, non troppo forte, nella zona della scapola e del braccio sinistro.

Al quarantaduenne, che ha raccontato di aver avuto lo stesso problema due anni prima, quando gli era stato somministrato dell’antidolorifico e un gastroprotettore, era stato assegnato il codice verde.

Una volta dentro il medico di turno Sebastiano Nocilla ha fatto eseguire due elettrocardiogrammi e i consueti esami degli enzimi cardiaci che avrebbero dato esito totalmente negativo. Nessuno dunque avrebbe mai potuto immaginare cosa sarebbe successo da lì a breve.

Nel frattempo infatti era arrivata anche la moglie del paziente che lo stesso aveva contattato poco prima. Una volta dentro i due hanno cominciato a parlare serenamente fino a quando il 42enne è andato improvvisamente in arresto cardiaco.

Subito le grida della donna che, presa dal panico, è stata fatta uscire fuori. Medico e infermieri hanno cominciato le manovre cardiorianimatorie e utilizzato anche il defibrillatore, insieme al Rianimatore Michele Minissale.

Quest’ultimo ha provveduto prontamente all’intubazione del paziente al fine di garantire una buona ossigenazione cereberale. Nel frattempo dal reparto di Cardiologia è scesa la dottoressa Fiorella Privitera che ha eseguito insieme ai colleghi tutte le manovre per tentare di riportare il giovane in vita.

Per oltre trenta minuti il 42enne non ha dato alcun segno di vita. Quando ormai qualsiasi tentativo sembrava vano finalmente il paziente ha cominciato a dare i primi segni di vita con la ripresa dell’attività cardiaca.

Senza mai sospendere le manovre rianimatorie il 42enne è stato poi trasferito nel reparto di Emodinamica. Qui è sopraggiunto un secondo rianimatore, la dottoressa Rita D’Ippolito, per continuare con le procedure di rianimazione e consentire così l’esecuzione della procedura di emodinamica. Qui, infatti, è stato eseguito, un intervento di angioplastica da parte della dottoressa Manuela Creaco.

«Nessuno ormai ci credeva più- ha commentato il medico Sebastiano Nocilla- ma ci siamo detti dobbiamo salvarlo. Vederlo ritornare in vita è stato qualcosa di incredibile. Una gioia immensa».

Finita la procedura il 42enne è stato ricoverato per 24 ore in sala operatoria assistito dai Rianimatori Antonio Lombardo e Roberto Serretta.

«Il paziente- spiega la dottoressa Rita D’Ippolito- avrebbe potuto riportare seri danni cerebrali da ipossia ma grazie al lavoro di gruppo dei colleghi intervenuti è stato scongiurato qualsiasi danno anche a livello cognitivo».

 

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