Ospedale San Marco di Catania, la fine dei lavori è prevista a febbraio del 2017

11 Ottobre 2016

Anaao Assomed soddisfatta ma con qualche riserva: «Un ospedale è davvero fruibile quando viene impiegato il personale opportuno e necessario. Ne ipotizziamo 1.300/1.400 per il San Marco».

 

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CATANIA. «La consegna dell’ospedale San Marco, prevista per il 9 febbraio 2017, sarà un momento decisivo per la sanità siciliana e rappresenterà per il quartiere che lo ospita, Librino, una fase di rinascita e di sviluppo».

Lo scrive in una nota Anaao Assomed, sottolineando che «non era mai capitato finora che un’organizzazione sindacale riunisse allo stesso tavolo il comparto istituzionale, quello medico e la società civile. Da un punto di vista istituzionale, la parte del leone l’hanno avuta il direttore generale del Vittorio Emanuele di Catania, Paolo Cantaro, e Gaetano Chiaro, dirigente generale della Pianificazione strategica dell’assessorato alla Sanità (in rappresentanza dell’assessore Baldo Gucciardi).

«Dopo la consegna del presidio- ha detto Cantaro- ci saranno i mesi di collaudo (dai 2 ai 4), e poi l’ospedale sarà fruibile in tutte le sue funzioni: tra cui 80 posti letto per l’ortopedia e la riabilitazione, e altri 140 per la materna/infantile. Non entriamo più nel merito sui tempi di consegna, considerato che fino a qualche mese fa i lavori erano stati bloccati. L’apertura sarà una realtà. Questo è quello che conta».

Ma nella rimodulazione della rete sanitaria, il San Marco non è previsto. E considerato quanto è costato, poco più di 150 milioni di euro, sarebbe davvero l’ennesima incompiuta italiana, di come sperperare i fondi, già esigui.

Gaetano Chiaro ribadisce: «La mancanza del San Marco nella rete ospedaliera è data solo dal fatto che la rimodulazione fotografa lo stato di fatto della Sanità siciliana, al momento presente. Ma dal primo gennaio 2018 è previsto il “rientro” del San Marco nella rete».

Il sindacato AnaaoAssomed Sicilia però non è così soddisfatto: «Un ospedale è davvero fruibile- afferma Pietro Pata, segretario regionale- quando viene impiegato il personale necessario. Una struttura ospedaliera che si avvale di quelle attrezzature così tecnologicamente avanzate, necessita di risorse. Ne ipotizziamo 1.300/1.400 per il San Marco».

Francesco Basile, preside della Facoltà di Medicina dell’Università di Catania (in rappresentanza del Rettore, Giacomo Pignataro), ha sottolineato l’importanza dei dipendenti e dei precari: «Nonostante l’accorpamento del personale del Vittorio con quello del Policlinico, non siamo riusciti a coprire tutte le carenze di personale. E ora, guardando al San Marco, ci poniamo davanti a un problema serio: la mancanza di risorse!».

In sala (la Parrocchia Resurrezione del Signore a Librino) c’è stato un momento in cui si sono sollevate le voci di alcuni precari in attesa di stabilizzazione.

Ester Reggio, del coordinamento dei Precari Anaao Assomed Sicilia, ha sottolineato: «La Regione non può ancora disattendere alla richiesta pressante dei tanti che attendono la stabilizzazione. È inimmaginabile che questa situazione si protragga ancora, e il 31 dicembre, è dietro le porte!».

Si unisce al coro il segretario nazionale del Sindacato dei medici, Costantino Troise: «I concorsi vanno sbloccati, entro il 31 dicembre. Solo così daremo una stabilità ai tanti precari che aspettano risposte».

L’ospedale San Marco dunque, non è più un fantasma. Sta prendendo corpo ma deve avere la forza di sostenere le richieste sanitarie di un bacino d’utenza, oltre 80.000 abitanti, che fanno di Librino, più di un quartiere.

Francesco Santocono, in rappresentanza del Comune di Catania, ha ribadito che «L’azienda costruttrice si è impegnata con la direzione generale dell’OVE/Policlinico, con l’ass.re Gucciardi e il sindaco di Catania Enzo Bianco, a rispettare i tempi di consegna. E noi vigileremo».

Tempi che secondo Massimo Buscema (presidente dell’Ordine dei Medici di Catania) «sono fondamentali, come una diagnosi. Ma si deve intervenire con una sanità d’eccellenza».

La nota significativa di questa tavola rotonda, è quella d’aver messo a confronto l’opinione pubblica (la Rete Librino e CittadinanzAttiva Sicilia), le forse Istituzionali e quelle sindacali. All’obiettivo di difendere il “diritto alla salute dei cittadini».

«Le foto scattate ai residenti – ha detto Santo Carnazzo dell’associazione Rete Librino – più di 260 volti, oltre a qualche “vip” (Salvo La Rosa e Giuseppe Castiglia), non sono solo un bellissimo poster, ma la dimostrazione di come lo slogan creato – #san marco aperto, io ci metto la faccia – sia una presa di posizione sociale».

«Il lavoro fatto di concerto con il sindacato Anaao- ha spiegato Giuseppe Greco, di CittadinanzAttiva– è un’ulteriore momento di condivisione, che fa solo il bene collettivo. Collaborazione che, con il sindacato Anaao, continuerà ancora».

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