aggressione medico

Ospedale Ingrassia, due medici aggrediti dai familiari di una paziente

31 Luglio 2019

Hanno dovuto fare ricorso alle cure del Pronto soccorso: il ginecologo è stato giudicato guaribile in 10 giorni, mentre la dottoressa in 5. L'Asp: «Pronti a costituirci parte civile». Il Cimo: «Incomprensibile la decisione di eliminare la postazione fissa di vigilanza armata».

 

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PALERMO. La direzione aziendale dell’Asp di Palermo condanna con la massima fermezza “la vile aggressione” subita ieri da due medici in servizio all’UOC di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Ingrassia.

I familiari di una degente ricoverata (già in compagnia di un congiunto) pretendevano di entrare in reparto al di fuori dell’orario di visite.

L’invito del medico ad accomodarsi fuori dai locali, ha scatenato un atteggiamento prima minaccioso, poi sfociato in una brutale aggressione da parte più persone nei confronti del ginecologo, a cui è andato in soccorso una collega, anche lei aggredita.

L’intervento della sicurezza e della polizia ha evitato il peggio. I due medici hanno dovuto fare ricorso alle cure del Pronto soccorso dello stesso ospedale: il ginecologo è stato giudicato guaribile in 10 giorni, mentre la dottoressa in 5.

«Ai due medici che con scrupolo e professionalità assolvono il proprio lavoro- sottolinea la Direzione aziendale- va la solidarietà, il supporto ed il sostegno che non faremo mancare in tutte le sedi opportune costituendoci parte civile in un eventuale giudizio a carico di chi con la violenza a la vile sopraffazione vuole prevaricare ruoli e regole».

IL COMMENTO DEL CIMO

«L’aggressione al personale sanitario rientra tra gli eventi sentinella, identificati dal Ministero della Salute, e per tali eventi è necessaria l’identificazione delle cause profonde, responsabili del loro accadimento. Ciò al fine di evitare che si verifichino nuovamente in futuro. Alla luce di quanto accaduto, risulta incomprensibile la scelta di sopprimere la postazione fissa di vigilanza armata, in vicinanza del Pronto Soccorso Ostetrico/Ginecologico del P.O. “Ingrassia”».

Lo affermano Angelo Collodoro e Sandro Tomasello, rispettivamente segretario e vicesegretario del sindacato presso l’Asp, aggiungendo: «Tale decisione ha incrementato i rischi di aggressione nei confronti del personale sanitario, nonché i rischi di azioni legali dello stesso nei confronti dell’azienda e per le quali ogni iscritto CIMO risulta assistito, in caso di rivalsa (contro eventuali responsabili di abbassamento ingiustificato delle barriere protettive nei confronti dei rischi di aggressione)».

Dal sindacato dei medici, aggiungono: «Certi  che, in seguito ai precedenti episodi di violenza, l’azienda abbia eseguito un’attenta analisi delle cause profonde attraverso indagini di valutazione reattiva del rischio, e visto il ripetersi di tali eventi avversi, nonostante la loro analisi, chiediamo un incontro urgente con la direzione aziendale, al fine di poter offrire, nell’ottica di una piena collaborazione tra le parti, il proprio contributo nell’identificazione di criticità, in atto sommerse, presenti nei Pronto Soccorso dei presidi ospedalieri aziendali».

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