aggressione medico

Ospedale Ingrassia di Palermo, 24 ore da Far West: aggrediti e feriti medico e infermiere

27 Agosto 2019

Ieri mattina dal figlio di una paziente. E stanotte al Pronto soccorso un altro episodio con danni materiali e l'arrivo della forze dell'ordine. I due casi denunciati dal sindacato Cimo, che sollecita l'identificazione obbligatoria tramite pass di pazienti e parenti.

 

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PALERMO. Ventiquattro ore da Far West all’ospedale Ingrassia di Palermo, in due diversi momenti: nel primo caso ieri mattina sono stati aggrediti una dottoressa e un infermiere, mentre stanotte è scoppiata la bagarre al Pronto soccorso con danni materiali e l’arrivo delle Forze dell’Ordine.

A denunciare l’accaduto è  Angelo Collodoro (sindacato Cimo),  sottolineando «la permanente assenza delle istituzioni di governo, che aldilà delle solite frasi di rito esprimenti solidarietà, si limitano al solito rosario di annunci e promesse».

Il prologo ieri alle 8 del mattino circa con una dinamica in corso di accertamento: dal Cimo fanno sapere che il figlio di una paziente avrebbe aggredito una dottoressa e un infermiere, i quali hanno riportato rispettivamente  una ecchimosi al braccio e al polso e una caduta con un trauma alla colonna vertebrale.

Il secondo round, con altri protagonisti, è andato in scena stanotte sempre al Pronto soccorso, dove dal Cimo fanno sapere che i parenti di un quarantunenne morto per arresto cardiorespiratorio hanno scatenato il caos. Per fortuna sembra che non sia sia arrivati al contatto fisico, tuttavia sono segnalati danni materiali alle porte dell’area di emergenza. Denunciato con l’accusa di danneggiamento il cognato del defunto.

Dal sindacato dei medici affermano: «Avevamo chiesto un incontro e misure di sicurezza per l’ospedale Ingrassia. Perché non chiedere l’identificazione obbligatoria tramite documento a tutte le persone- pazienti e parenti- che accedono alle strutture sanitarie? Con un pass di accesso come visitatore/accompagnatore nessuno potrebbe agire in anonimato e qualsiasi atto di violenza sarebbe riconducibile ad un nome. In altri paese civili fanno così».

 

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