Ospedale “Giovanni Paolo II”, un paziente: «Ho cercato la Malasanità ma non l’ho trovata…»

29 Ottobre 2019

Lettera di encomio inviata al direttore generale dell'Asp di Ragusa per lodare l'assistenza ricevuta.

 

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RAGUSA. Una lettera di encomio per l’ospedale “Giovanni Paolo II”: inviata da un paziente al direttore generale dell’Asp di Ragusa, Angelo Aliquò, è intitolata”Ho cercato la Malasanità. Non l’ho trovata”.

ECCO IL TESTO

«Pregiatissimo Direttore Generale Arch. Angelo Aliquò
Giovanni Paolo II non è solo Papa e poi Papa Santo, egli ha dato il nome e cognome alla rivoluzione sanitaria territoriale ragusana che tanto bisogno aveva. Le critiche o i pregi si fanno e si scrivono con dati “di fatto” e non con i “mi pare” o “si dice” … ” mi rissunu”. La nascita del nostro ospedale ha avuto una gestazione lunga, forse troppo lunga, ed è normale che qualche sbavatura esca fuori e si riveli.

Da lì a dire “mala sanità” ci passa spazio e tempo. Fatta questa premessa voglio “metterci la faccia” per farle (nella sua veste di Responsabile pro tempore, e per questo mi rivolgo anche ai suoi predecessori) i miei complimenti da utente cittadino per aver avvicinato, se non messo alla pari, la nostra piccola isola sanitaria alle realtà del centro/nord.

Non creda però che tutto è finito, alla gestazione ed al parto seguono le amorevolezze che una mamma ha e deve avere nei confronti del suo bambino e per questo in qualche punto della mia lettera sarò anche negativamente critico, ma non per disfare ma per recuperare quei gap che ancora si verificano giornalmente e che hanno bisogno di una giusta organizzazione.

Vengo al dunque cercando di non entrare nel merito della mia patologia;
16 ottobre, mercoledì ore 09.30
TRIAGE: operatori capaci, attenti, professionali che seguono scrupolosamente il protocollo e che assegnano il colore della singolare “giornata” che ogni intervenuto affronta per le ragioni della sua presenza al P.S.; a me viene assegnano il Giallo e dopo qualche minuto, compatibilmente con la visita che era già in corso e con le risposte che il medico di turno doveva riferire ai precedenti avventori, vengo visitato dal (per l’appunto) unico medico disponibile.

MEDICO DEL P.S.: Debbo dire che la visita è stata una cordiale, professionale e attenta valutazione del mio malessere che ne ha individuato subito la causa. Antidolorifici per il caso subito ed anche prescrizioni esami con richiesta di ecografia, … i tempi però si allungano e l’orologio segna già le ore 13  Cosa è successo? Il “giallo” purtroppo (secondo me ma potrei sbagliarmi) non è uscito dal P.S. per entrare nel laboratorio di esami clinici o presso il reparto di indagini diagnostiche dove ho dovuto attendere il mio turno di arrivo assieme a pazienti esterni, non in urgenza, che magari erano presenti quella mattina per aver prenotato settimane o mesi prima. Il tempo è tiranno e a volte anche complice di spiacevoli conseguenze.

Alle ore 13, ricevuti i referti, il Medico ha una consolidata visione della patologia e chiede la Consulenza Chirurgica che per assenza di medici disponibili (erano tutti in sala operatoria) arriva alle ore 15.

Tempestiva richiesta di TAC, esecuzione ancora più tempestiva questa volta, lettura del referto ed invio della mia persona al reparto.

Gli Uomini ci sono ed anche bravi, la struttura pure. Manca quella giusta “organizzazione di rete” per ridurre i tempi sulle indispensabili sinergie tra i settori.

Anche nel reparto “diagnostica” ho trovato competenza e dialogo con un momento importantissimo di pregevole chiarezza “Professionista/paziente”.

REPARTO DI CHIRURGIA ore 16 circa: beh che dire,  quando lo stesso medico che ha fatto la Consulenza lo trovi all’ingresso del reparto che attende la tua salita dal P.S. e ti informa, senza farti perdere la calma, che dovrai essere da li a poco sottoposto ad intervento chirurgico, ho creduto di essere portato per mano lungo un percorso già confezionato ma di cui stranamente non avevo timore.
Preparativi pre-operatori, lastre nel reparto diagnostico, pulizia persona … siamo pronti!

SALA OPERATORIA ore 18.30 circa; preparativi anestesiologici, verifica documentazione a supporto, inquadramento del paziente, (uomini e donne). Medici Anestesisti attenti, professionali e soprattutto “complici” di quello che stai subendo con la particolare e professionale nonché costante e scrupolosa osservanza del protocollo.

Di quello che è successo dopo non ho contezza propria, “mi rissunu” che una equipe di chirurghi capitanata dal Dott. Di Mauro con al seguito il Dott Rosso, il Dott Ambrogio ed il Dott. Distefano, a cui va il mio ringraziamento particolare. Ma certamente anche agli assistenti di sala (e poi) a tutti gli altri uomini e donne, medici in reparto, infermieri e per finire (non per ultimo) l’instancabile caposala si sono impegnati per ritardare (probabilmente) il mio viaggio verso Giovanni Paolo II … l’altro … il Santo!!!

Ho solo cognizione, fin quando i miei occhi mi hanno accompagnato, che questa struttura ospedaliera ha una sala chirurgica altamente attrezzata e di concorrenza alle strutture “cosiddette” più pregiate.

Quindi, riepilogando: uomini e donne ci sono , la struttura c’è , professionalità ottima. Mi sforzo, ma la malasanità ancora non la scorgo.

SALA RIANIMAZIONE ore 22: augurerei a tutti di fare questa esperienza, ma per ovvie ragioni non lo faccio; Sa Direttore, .quei posti di contemplazione dove si va per meditare e stare tranquilli con se stessi magari ascoltando musica italiana e con un materasso che ti massaggia continuamente? Ecco la raffigurazione della sala rianimazione, un luogo di “perdizione” se in esso riponiamo il significato di fuga dalle preoccupazioni e dallo stress lavorativo giornaliero dalle scorie della vita che conduciamo; che dire anche qua.? Operatori professionali, competenti, scherzosi ed allegri ma composti così come il luogo ed il particolare momento richiede. La musica diventa poi una componente di eccellenza che aiuta il corpo e la mente a rigenerarsi. Bravi.

REPARTO CHIRURGIA ore 13 del 17 ottobre;
Stabilizzo la mia dimora presso il reparto per la dovuta degenza e col passare dei giorni mi accordo di quanta passione viene trasfusa giornalmente e la qualificata compostezza degli operatori sanitari (di tutti, nessuno escluso) che attendono alle incombenze giornaliere le quali assorbono il turno di ognuno.

Veda gentile Direttore Generale, ognuno di noi nella propria vita ha uno scopo, una missione, almeno si spera … che può avere ( e li deve avere ) profili economici e finanziari … ma che non possono non tenere conto della socialità, della moralità, della cordialità che sono alla base di tutti i rapporti umani.

In un momento in cui la persona è fragile perché non si trova nelle condizioni vitali migliori, la struttura sanitaria deve prendersi cura di essa e rimuovere oltre le crisi patologiche anche quelle psicologiche. E questo gli infermieri lo fanno tutti i giorni,ogni istante del turno  e ritengo sia la vera forza del reparto (comandato dal Capitano) che contribuisce all’ottenimento del risultato positivo della partita che si sta giocando.

I Medici: beh i medici sono sempre all’apice della piramide. Sono quelli che intercettano, scrutano, rimuovono le situazioni di crisi, rassicurano e ci restituiscono alla nostra società e alla nostra vita senza aver chiesto un grazie, un apprezzamento o altro. Dando attestazione che (e lo fanno) la sola cosa al centro di ogni altra cosa è la persona.

L’ho cercata la mala sanità … ma non l’ho trovata !!!

Caro Direttore Generale (ormai siamo in confidenza), a volte anzi quasi spesso siamo proprio noi a violare le norme comportamentali e a violentarle creando poi le criticità di cui ci lamentiamo; cosa voglio dire (e lo dico ai miei temporanei colleghi utenti di questa nostra sanità). Se c’è una striscia gialla a terra che segna la non superabilità ci sarà un motivo, non facciamoci dire sempre e costantemente di dietreggiare dall’operatore del triage. Ha tanto altro da fare. E quando ci presentiamo in massa allo sportello per confessare i nostri dolori, rispettiamo il turno invece di inveire “tocca a me … tocca a me”.

Mi prometta però che si adopererà affinché quella sinergia di rete di cui parlavo prima diventi più celere e fattiva. Ah, dimenticavo: nella sala attesa del P.S. chi ha la sventura di vedersi scaricare il cellulare è “fottuto” non c’è una presa di corrente che per l’appunto dà corrente. Un paziente al P.S. senza telefono è già “morto” in termini telefonici, ed è morta anche la sua famiglia che aspetta da lui notizie.

In reparto che non vi sia la televisione, a me personalmente, non ha dato fastidio, anzi ho colto il sapore della meditazione e della regolatezza mediatica.

Un wi.fi. gratuito però è importante e sarebbe auspicabile la sua installazione su tutta l’area della struttura.

Spesso siamo noi stessi che creiamo le maldicenze di una “mala sanità” perché vogliamo sentirci insoddisfatti. Non l’ho trovato la Malasanità. Mi dispiace per quelli che sono certi che c’è, ma io non l’ho trovata.

A mia ragion di veduta però l’Amministrazione potrebbe promuovere campagne di sensibilizzazione che aiutino l’utenza ad utilizzare il sistema sanità senza invadere il campo altrui e soprattutto senza interferire con il lavoro degli operatori.

Mi perdoni la brevità della mia lettera, avrei potuto spiegare meglio i fatti. Sto scherzando, anzi le chiedo scusa per la mia prolissità (può leggerla anche a round) ma questo è semplicemente il ringraziamento di un cittadino che finalmente riceve una sanità degna di essere chiamata tale.

Questa è una attestazione libera, senza costrizioni, nei caratteri a volte rustica ma inequivocabilmente sincera. Ne faccia l’uso più appropriato».

Auguri e buona vita.
G.I. … semplicemente un paziente.

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